Leone XIV: è la comunione con Gesù che ci fa luce di pace per il mondo
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
Per essere davvero “il sale della terra” e “la luce del mondo” dobbiamo “lasciarci alimentare” e illuminare “dalla comunione con Gesù”. Solo così, come i discepoli trasformati dall’incontro col Maestro delle Beatitudini, potremo essere portatori della “gioia vera”, quella che da’ un sapore alla vita e fa venire alla luce “ciò che prima non era”. Così Papa Leone XIV rilegge, nella catechesi prima dell’Angelus, davanti a migliaia di fedeli in piazza San Pietro in una giornata velata da nuvole, il Vangelo di Matteo protagonista della liturgia di questa quinta domenica del Tempo ordinario.
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Senza alcuna esibizione saremo allora come una città sul monte, non solo visibile, ma anche invitante e accogliente: la città di Dio in cui tutti, in fondo, desiderano abitare e trovare pace.
Una sete di giustizia che attiva misericordia e pace
La gioia che può fare di noi sale e luce, prosegue il Papa, “sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme” che risplende in Gesù. E’ il sapore nuovo “dei suoi gesti e delle sue parole”
Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione.
I gesti concreti di accoglienza che fermano l’ingiustizia
Leone XIV guarda anche alle parole del profeta Isaia nella Prima Lettura, quando elenca i gesti concreti che interrompono l’ingiustizia: “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa”. Isaia evoca una luce che “sorgerà come l’aurora” per scacciare le tenebre e guarire le ferite.
Dio non ci getterà mai via
Ferite che si aprono nel cuore di chi rinuncia alla gioia, nel sale che perde sapore e che, dice Gesù, “a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente”.
Quante persone – forse è capitato anche noi – si sentono da buttare, sbagliate. È come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità.
Gesti di apertura agli altri che riaccendono la gioia
Ogni ferita, assicura il Pontefice, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo.
Sono infatti gesti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia. Certo, nella loro semplicità ci pongono controcorrente.
La tentazione, infatti, come per Gesù, è quella di esibire e far valere la propria identità, ma così si sarebbe perso il sapore “che ritroviamo ogni domenica nel Pane spezzato: la vita donata, l’amore che non fa rumore”.
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