Gli aiuti distribuiti dal Dicastero per il Servizio della Carità, alla presenza del vescovo greco-cattolico Vasyl Tuchapets, esarca di Kharkiv Gli aiuti distribuiti dal Dicastero per il Servizio della Carità, alla presenza del vescovo greco-cattolico Vasyl Tuchapets, esarca di Kharkiv

La carità internazionale di Leone XIV, una mano tesa ai popoli feriti del mondo

La carità del Santo Padre, attraverso l’opera del Dicastero per il Servizio della Carità, non conosce limiti di estensione geografica, e al costante sostegno a zone martoriate dalla guerra come Ucraina e Medio Oriente, affianca l’invio di aiuti umanitari ai cinque continenti

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

“La carità non permette ritardi”, ha ammonito Papa Leone XIV lo scorso 6 giugno, primo giorno del suo viaggio apostolico in Spagna, rivolgendosi agli operatori e agli assistiti del progetto sociale Cedia 24 Horas di Madrid. Non sono rimaste parole: hanno preso volto. Quello di una madre e di una figlia che, nella loro cameretta, stringono un pacco di biscotti e uno di pasta, tra un orsacchiotto di peluche e un disegno appeso alla parete. È il volto del cibo, dei medicinali, degli aiuti umanitari che il Pontefice fa giungere, attraverso il Dicastero per il Servizio della Carità, alle popolazioni piegate dalla sofferenza in tutto il mondo. La solidarietà “non conosce confini né si lascia limitare da nazionalismi”, afferma a tal proposito ai media vaticani l’elemosiniere del Papa, l'arcivescovo agostiniano monsignor Luis Marín de San Martín. Essa, prosegue, “deve giungere ovunque vi sia sofferenza e dove emergono bisogni urgenti. Per questo ci assicuriamo che sia rapida, concreta e coordinata, e che si rivolga in modo particolare ai più poveri per trasmettere loro la vicinanza e la tenerezza del Santo Padre, come carezza della Chiesa che accompagna e sostiene”. Inviati e distribuiti senza sosta, gli aiuti sostengono, fin dall’inizio della guerra, la popolazione della martoriata Ucraina, così come quella della striscia di Gaza e del Libano, dove lo scorso aprile è stata data notizia di una spedizione di aiuti umanitari comprendente circa 15mila confezioni di farmaci di prima necessità per la popolazione. Nel solco di un'opera di solidarietà costante negli anni, ma anche pronta a rispondere con tempestività ai gridi di aiuto, la mano di Leone XIV ha continuato a dare conforto in ogni continente, in una geografia della sofferenza che tocca l'Europa, il Medio Oriente, l'Asia, l'Africa e le Americhe con regolare dedizione e senza distinzioni. È una mappa fatta di terremoti e cicloni, di siccità e alluvioni, ma anche di violenza quotidiana, di bambini abbandonati, di famiglie che non hanno da mangiare.

Mamma e figlia ucraine ricevono gli aiuti del Dicastero per il Servizio della Carità
Mamma e figlia ucraine ricevono gli aiuti del Dicastero per il Servizio della Carità

Accogliere in Europa

Anche dentro i confini europei, dietro le vetrine di un continente che si racconta prospero, si nascondono storie di povertà e di esclusione. Da Cipro, crocevia di rotte migratorie nel Mediterraneo, dove è stato sostenuto un progetto di Sant’Egidio per i richiedenti asilo mediante pasti, kit igienici e sostegno psicologico nei campi di accoglienza, fino all’aiuto concreto in Georgia con l’invio di quanto necessario per completare la costruzione di una casa per ragazzi poveri a Tbilisi, un progetto che aveva già visto la partecipazione personale di Papa Francesco e che oggi Leone XIV porta a compimento.

Il progetto di Sant’Egidio a Cipro, sostenuto dal Dicastero per il Servizio della Carità
Il progetto di Sant’Egidio a Cipro, sostenuto dal Dicastero per il Servizio della Carità

Confortare in Medio Oriente e Asia

In Siria, dove la guerra sembrerebbe finita sulle prime pagine dei giornali ma non nella vita quotidiana della gente, la comunità cristiana continua a vivere sotto pressioni e minacce silenziose. E lì, attraverso l’aiuto economico dal Vaticano alla Caritas locale, il nunzio apostolico, monsignor Luigi Roberto Cona, in questi giorni potrà distribuire duemila pacchi famiglia con riso, cereali e olio.

In Bangladesh la carità del Papa ha toccato due ferite aperte. La prima è Cox's Bazar, il più grande campo profughi al mondo, dove oltre un milione di rifugiati Rohingya vive ammassato in baracche di bambù e teloni di plastica, in una condizione di apolidia che dura da anni. Il Santo Padre, proseguendo un supporto che ormai continua da molti anni, ha nelle scorse settimane inviato un ulteriore sostegno concreto per chi, in quel campo sterminato, non ha più nemmeno una nazione a cui appartenere. La seconda ferita è quella ancora più recente della Diocesi di Chattogram, colpita da alluvioni ancora in corso, dove è stata finanziata direttamente la distribuzione di beni di prima necessità, il ripristino delle attività agricole, la sicurezza alimentare, il sostegno a scuole e orfanotrofi e la riparazione delle abitazioni.

E continua a farsi vicino il sostegno concreto a Gaza e al Libano, dove lo scorso aprile sono stati inviati, per il tramite della nunziatura locale, aiuti umanitari tra cui circa 15mila confezioni di farmaci di prima necessità tar cui antibiotici, antipertensivi, antidolorifici per la popolazione stremata dalla guerra.

Le devastazioni in Bangladesh, dove la popolazione è sostenuta attraverso il Dicastero per il Servizio della Carità
Le devastazioni in Bangladesh, dove la popolazione è sostenuta attraverso il Dicastero per il Servizio della Carità

Rialzarsi in Africa

È nel continente africano che la carità del Vescovo di Roma assume forse i tratti più variegati. In Burkina Faso, nella Diocesi di Ouahigouya, ad inizio luglio è stato inviato un contributo per sostenere un progetto medico-sanitario per sfollati e indigenti, con un'attenzione particolare alla salute materna e pediatrica, mentre in Kenya, alla St. Angela Embu Children's Home, il sostegno concreto inviato tramite il Dicastero aiuta la crescita di bambini che hanno conosciuto l'abbandono e la strada prima ancora di conoscere un'infanzia normale: qui trovano accoglienza, inclusione, un pasto regolare e un'istruzione. E in Madagascar, l'Arcidiocesi di Toamasina ha chiesto aiuto dopo il passaggio devastante del ciclone Gezani lo scorso 10 febbraio; qui il fondo per le opere di carità del Santo Padre finanzia una risposta a più fasi e orizzonti, dalla distribuzione immediata di generi alimentari alla ricostruzione delle case fino alla ripresa delle attività economiche. Infine lo Zambia, dove la siccità dei primi giorni di luglio ha bruciato i raccolti e lasciato senza cibo intere famiglie della Diocesi, insieme a novanta bambini che ogni giorno vanno a scuola a stomaco vuoto: la carità del Papa aiuterà a sostenerli, come Padre attento ad ognuno dei suoi figli.

C'è poi una storia, in Tanzania, che più di ogni numero racconta che cosa significhi il sacrificio e l’amore per la Chiesa. Il signor Constantine è rimasto gravemente ferito, perdendo una gamba, per farsi scudo umano e salvare la vita del suo parroco, vittima di un tentato omicidio avvenuto durante la Messa nel giorno di Pasqua. Non potendo accedere alle cure per ragioni economiche, si è rivolto al Santo Padre ricevendo le cure e una protesi per ricominciare a camminare.

Ricostruire nelle Americhe

Anche al di là dell'Atlantico la mano del Papa continua a raggiungere chi chiede aiuto. In Argentina, nella Diocesi di Tucumán, durante lo scorso aprile violenti temporali hanno danneggiato il refettorio e i laboratori formativi di un centro che accoglie 450 tra ragazzi e giovani in condizioni di vulnerabilità, molti dei quali, senza quella struttura, non avrebbero né un pasto né un'attività educativa. In questo luogo, il sostegno economico inviato tempestivamente dal Santo Padre per il tramite del Dicastero per il Servizio della Carità ha permesso di iniziare i lavori per la ricostruzione. Più al nord, ad Haiti, dove l'instabilità sociale e la violenza delle bande armate hanno reso la vita quotidiana quasi impossibile per larga parte della popolazione, gli interventi del Papa raggiungono e portano sollievo a famiglie allo stremo con distribuzione di alimenti e assistenza sanitaria e igienica. In Venezuela, infine, due volti diversi della stessa carità. Da un lato il progetto "Almuerzos Nutritivos para el Alto Orinoco", sostenuto per il tramite della Nunziatura locale che garantirà per sei mesi un pranzo nutriente ai ragazzi della scuola di Mavaca e dell'internato de La Esmeralda, in gran parte popolazioni indigene prive di accesso alle risorse più elementari: per molti di quei bambini, quel pasto è l'unico pasto completo della giornata. Continua poi incessante il sostegno economico alla popolazione in seguito al recente e devastante terremoto che ha colpito il Paese, dopo il primo contributo inviato nelle ore immediatamente successive alla calamità per far fronte alle prime emergenze seguono nuovi e continui aiuti per la ricostruzione; l’ultimo inviato questa mattina all’Arcidiocesi di Caracas come segno di rinascita e seme di speranza.

Intervenire e riflettere sulle cause della povertà

Ciascuna delle iniziative menzionate sostiene l’impegno ribadito dall’elemosiniere: “la carità non si esaurisce nel soccorso immediato”, ma invita anche “a riflettere sulle cause della povertà, per contribuire a trasformare le ingiustizie, segnate dal peccato, che generano esclusione e sofferenza”. Il Dicastero per il Servizio della Carità, conclude monsignor Luis Marín de San Martín, mantiene viva la consapevolezza che “l’amore è la chiave della vita cristiana. E l’urgenza della carità, vissuta come risposta al Vangelo, ci spinge ogni giorno a farci prossimi ai nostri fratelli e sorelle, condividendo come Chiesa le loro fatiche e le loro speranze”.

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La solidarietà internazionale del Papa
28 luglio 2026, 13:00