“Madre di Misericordia” e “San Martino”, gli ambulatori per ridare dignità ai più fragili
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
Dell’ufficio postale che era si conservano ancora le cassette di sicurezza, oggi usate per tenere i farmaci da distribuire gratuitamente a chi ne ha bisogno. Sono collocate all’interno di un piccolo corridoio in una delle stanze che costituiscono gli ambienti dell’Ambulatorio “Madre di Misericordia”, aperto nel 2016 nell’Anno Santo straordinario indetto da Papa Francesco. Una realtà del Dicastero per il Servizio della Carità che, nel pontificato di Papa Leone e con la guida dell’Elemosiniere monsignor Luis Marín de San Martín, continua la sua attività di accoglienza e cura delle persone più vulnerabili.
Situato sotto il colonnato di Piazza San Pietro, la struttura è facilmente raggiungibile. All’ingresso c’è una lastra di marmo bianco con incisa una scritta rossa che in modo chiaro la indica, e porte di legno con vetri trasparenti su cui campeggiano le chiavi incrociate, simbolo della Santa Sede. Intorno c’è un’umanità che attende il proprio turno, chi è in piedi, silenzioso, chi si siede sulle basi delle imponenti colonne e sfoglia un giornale, chi parla con gli altri in attesa di entrare in ambulatorio. C’è chi si avvicina per raccontare che dal ’77 è in Italia dopo aver lasciato la Somalia e che, grazie a quella piccola suora che entra ed esce dalle porte di legno, è stata curata di tumore al seno. Nel suo abito bianco e pulito, suor Annalisa Maggiolini, coordinatrice infermieristica dell’ambulatorio, sembrerebbe stonare con le vesti spesso sporche e logore di chi ha bisogno di assistenza. Invece non c’è nulla di più appropriato perché qui non c’è distanza, qui c’è la persona che viene accolta nei suoi bisogni e nelle sue necessità. È “il mondo nuovo” che suor Annalisa, appartenente alla congregazione di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, ha scoperto dopo anni di servizio tra gli anziani e i disabili. Un mondo fatto di persone fragili fisicamente e psichicamente, un mondo fatto di dipendenze, di volti sofferenti e gente bisognosa.
Numeri in crescita
“Questa è una realtà che è andata crescendo nei numeri, sia per le persone che vi si rivolgono, sia per i medici e volontari che prestano la loro opera”: afferma suor Annalisa. Fino ad oggi, sono state erogate in totale gratuità oltre 140.000 prestazioni sanitarie a persone di 139 nazionalità diverse e distribuite circa 180.000 confezioni di farmaci. Un ambulatorio che conta come organico 120 unità tra cui medici, infermieri, farmacisti, tecnici sanitari, personale di accoglienza. Tutti volontari. Solo nel 2026, spiega Massimo Ralli, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio della Carità nominato lo scorso 30 giugno dal Papa, sono state offerte quasi 20.000 prestazioni tra visite mediche generali e specialistiche, odontoiatria, fisioterapia, analisi cliniche, radiologia; oltre 12.000 confezioni di farmaci offerti gratuitamente; 1074 i pazienti che si sono rivolti per la prima volta all'ambulatorio. “Qui incontriamo tantissime persone, ciascuna con la sua storia. Quasi tutti – spiega il dottor Ralli - sono soli. E nella malattia, la solitudine pesa ancora di più. Molti sono senza documenti, con i pochi beni materiali che posseggono negli zaini che portano sulle spalle. Ma nel volto di ognuno di loro, noi vediamo il volto di Cristo. Accogliendoli sulla porta dell'ambulatorio, guardandoli negli occhi, visitandoli, restituiamo loro la dignità. E così facendo, questi piccoli ambulatori diventano luoghi privilegiati in cui l’incontro con il fratello diventa incontro vivo con Cristo”.
Saper attendere
Accogliere e prendere in carico completamente chi arriva sotto il Colonnato. È il modus operandi di chi è dall’altra parte che sia medico, farmacista o volontario. In questo ambulatorio ormai viene fornita tutta l’assistenza necessaria per le cure di base, ma se ce ne fosse bisogno la persona viene inviata agli ospedali di Roma. “L’accesso è libero – sottolinea suor Annalisa Maggiolini – chi sa che esiste questo servizio viene. Se la persona ha i documenti viene registrato, se non li ha comunque si registra con il nome che fornisce. In genere serviamo persone che non hanno assistenza sanitaria di nessun genere o se ce l'hanno non possono permettersi cure o esami costosi”. Negli ultimi anni è cresciuto il numero di italiani che chiedono assistenza medica o fanno richiesta di farmaci di fascia C – i cosiddetti farmaci da banco - che non hanno possibilità di comprare. Ma che spesso sono quelli più necessari per alleviare, ad esempio, i dolori di chi dorme per strada. “Storie che mi hanno colpito – racconta la suora cottolenghina - ce ne sono tante ma quello che mi ha fatto pensare fin dall'inizio è che è necessario rispettare chi, pur venendo qui, non accetta le indicazioni offerte. Io in questo senso ho fatto fatica perché c’è la proposta, c’è l’aiuto ma poi le persone non si fanno più vedere”. C’è chi invece decide di provare a cambiare. È quanto accaduto ad un ragazzo nepalese che ha accettato il percorso di disintossicazione dall’alcool, oggi ha un lavoretto ma suor Annalisa sa che il pericolo di recidiva è molto alto perché mancano strutture che sostengano la rinascita di chi ci prova a risalire la china. Timori che si accompagnano alla gioia, perché qualcuno ringrazia dopo aver ricevuto degli occhiali e ci vede meglio o perché da oggi sorride per la protesi dentaria ricevuta.
La presa in carico totale
Dal 2025, l’Ambulatorio Madre di Misericordia è affiancato dall’Ambulatorio San Martino, sempre sotto il Colonnato, inaugurato da Papa Leone a novembre scorso in occasione del Giubileo dei Poveri. Una struttura che offre un servizio di radiologia per diagnosticare in modo rapido polmoniti, fratture, tumori, malattie degenerative che solitamente si riscontrano in chi vive in povertà. La dottoressa Maria Luisa Basile è oncologa, specialista in patologia generale, in pensione da qualche tempo dopo aver esercitato al Policlinico Umberto I ed insegnato anche all’università. Allo scoppio della guerra in Ucraina aveva pensato alle donne malate di tumore che, scappate dal loro Paese a causa del conflitto, avevano dovuto interrompere i percorsi oncologici. Negli ambulatori dell’Elemosineria Apostolica la sua idea ha trovato casa e si è allargata alle persone più indigenti.
“Qui – racconta la dottoressa - c’è una presa in carico per le persone senza fissa dimora, per chi vive un grave disagio anche socio-economico. La salute è un diritto fondamentale per tutti e l'approccio non è solo sulla salute ma anche all'aspetto psichico-sociale”. È dunque una valutazione completa quella che si fa, i pazienti infatti hanno quasi tutti delle pluripatologie e pertanto è necessario uno sguardo d’insieme. Si fa anche prevenzione in particolare sulle donne a rischio tumore al seno o sugli uomini per il tumore alla prostata. “È chiaro che le diseguaglianze sociali hanno un impatto notevole sulla vita delle persone. Tutti i pazienti qui vengono visitati con un esame obiettivo e completo”: afferma la dottoressa Basile che si sofferma su quanto le viene restituito assistendo i più fragili. “Donando il nostro tempo, il cuore si riempie di gioia insomma nutriamo anche l'anima, ci arricchiamo interiormente”.
La gratuità del dono
La stessa esperienza è vissuta dal dottor Luca Pagano Mariano, uno dei 5 farmacisti volontari che prestano la loro competenza agli ambulatori del Dicastero per il Servizio della Carità. “Una bellissima esperienza in una splendida realtà”: le sue parole ben fotografano quanto si vive sotto il Colonnato di San Pietro. “Fondamentalmente – spiega il dottore – gestiamo il deposito di farmaci destinati alle persone che qui si rivolgono e che spesso non hanno accesso al servizio sanitario nazionale. Alla prestazione medica si associa sempre una prestazione farmaceutica, cioè si lascia il paziente con la diagnosi e con il farmaco per curare il problema”. L’umanità che si rivolge qui ha necessità particolari con patologie legate ad una vita all'aperto. “Distribuiamo antidolorifici, antinfiammatori e diciamo in senso lato metabolici, quindi legati a un problema di alimentazione”. Sono dieci anni che il dottor Pagano Mariano fa il volontario qui. “Vengo dalla farmacia su strada, da un’attività commerciale e privata, con dichiarati scopi di lucro, un’azienda che deve stare in piedi, qui invece si viene catapultati in una realtà dove non c'è questo concetto, qui si viene perché il paziente ha bisogno di un farmaco che deve essere dato, senza niente in cambio. È questa la gratuità del dono”.
Il sorriso che rassicura
Giuseppe Cosmo Sposato è una persona gioviale, accoglie con un sorriso che si avverte spontaneo e vero. Indossa una pettorina gialla con la scritta “volontario” e ogni tanto si affaccia all’esterno dell’ambulatorio per chiamare chi si è prenotato prendendo un numeretto. Calabrese di nascita, è in pensione dopo una vita passata nel settore pubblico, due anni fa ha raccolto la proposta di un amico e ha deciso di mettersi a servizio degli altri e della Chiesa per cui si è sempre impegnato. “Mi occupo di accogliere le persone che vengono qui magari con il ‘buongiorno’, cerco di farle sentire a casa, chiedo con gentilezza di cosa hanno bisogno, faccio la registrazione e indico dove sono i vari servizi sanitari, dico loro i medici che ci sono quel giorno. È una forma di ascolto, di indirizzo e di disponibilità”. Dal “buongiorno” si passa al chiacchierare del più e del meno, dei problemi che si hanno o del modo in cui si è arrivati all’ambulatorio. “Se qualcuno ha un po’ d’ansia cerco di alleviarla con il sorriso”: racconta Giuseppe che qualcuno chiama “nonno, babbo, zio”, qualcun’altro gli chiede anche se si paga la visita e lui sgranando gli occhi neri si affretta subito a dire: “Nooo! Tutto gratis”.
La carne di Cristo
Sorride anche suor Jacqueline Imbungu, infermiera volontaria originaria di Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. È da sette mesi qui dopo essere stata per 18 anni in Rwanda e poi in Italia, nella comunità di Orta di Atella, nella diocesi di Aversa, dove sono presenti le suore della Sacra Famiglia di Bordeaux, il suo ordine. “Prima della chiusura dell’Anno Santo – spiega – sono andata a pregare in Basilica, tornando indietro verso casa a via dei Gracchi, ho visto che c’era questo ambulatorio. Sono entrata a chiedere e suor Annalisa mi ha spiegato di cosa si trattava. Ho dato la mia disponibilità”. Un incontro probabilmente voluto dalla Provvidenza che si è poco dopo tradotto in una chiamata rinnovata. “Quando sono arrivata ho visto questa realtà ma soprattutto ho notato l’umanità dei dottori, dei volontari. Mi ha colpito l’accoglienza della persona perché non c’è alcuna differenza, si viene accolti per come si è”. Suor Jacqueline si occupa soprattutto delle medicazioni: “noi tocchiamo le persone che a volte non sono pulite ma sento che stiamo accogliendo Gesù Cristo”. Un’esperienza di cura e vicinanza che apre alla relazione con l’altro. “Sono felice quando tanti poveri mi vedono e mi chiamano – racconta suor Jacqueline – questo rapporto mi dà molto, mi rende felice e sono contenta di essere qui”.
“Non si può amare Dio senza estendere il proprio amore ai poveri”: è quanto scrive Papa Leone nell’esortazione apostolica Dilexi te, la relazione con Lui – sottolinea – libera dal “rischio di vivere le nostre relazioni nella logica del calcolo e del tornaconto, per aprirci alla gratuità che circola tra coloro che si amano e che, perciò, mettono tutto in comune”. Parole che qui, tra le mura degli ambulatori dell’Elemosineria Apostolica, si fanno carne,
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