La carità del Papa per l’Ucraina e il Libano devastati dalla guerra
Stefano Leszczynski e Svitlana Dukhovych– Città del Vaticano
Dalla basilica greco-cattolica di Santa Sofia in Roma sono partiti oggi, 25 aprile, i nuovi aiuti umanitari per la popolazione ucraina colpita dalla guerra. “Si tratta del 150.mo tir che parte dalla nostra Basilica”, spiega con soddisfazione il rettore don Marco Semehen. Molti dei beni diretti all’Ucraina sono stati raccolti con l’aiuto del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e della Fondazione Banco Farmaceutico. Si tratta di diversi bancali di medicinali, prevalentemente antibiotici ed antinfiammatori, destinati agli ospedali e da distribuire alla popolazione locale tramite le reti del volontariato ucraino.
Hanno bisogno di tutto
“Abbiamo raccolto tutto quello che può servire – spiega l’elemosiniere monsignor Luis Marín de San Martín – in particolare pensando ai bisogni dei più fragili, i malati e i bambini. Sono stati donati per loro soprattutto farmaci, pacchi famiglia, materiali per l’igiene, coperte isotermiche, cibo e tanti vestiti di ottima qualità”. “Per l’Ucraina significa tanto questa continuità degli aiuti che arrivano dal Vaticano - spiega don Marco Semehen -. Prima con Papa Francesco e il cardinale Krajewski e adesso con Papa Leone XIV e l’elemosiniere Marín de San Martín, viene ribadito che la carità del Papa nei confronti di chi soffre per la guerra prosegue sia con la preghiera, sia con azioni concrete. Soprattutto perché con il protrarsi della guerra abbiamo notato un calo dell’attenzione verso i bisogni della popolazione”.
La carità è Vangelo vissuto
L’elemosiniere apostolico non nasconde la propria commozione e soddisfazione per questa nuova missione umanitaria che sta per essere portata a compimento. “La Chiesa - spiega il presule - non è soltanto teoria, non è soltanto dottrina, ma è anche pratica, è Vangelo vissuto, testimonianza di carità. E vedere tanta partecipazione generosa per me è motivo di grande gioia”. Il coinvolgimento di tante persone nel sostegno all’opera che il Dicastero per il Servizio della Carità – Elemosineria Apostolica coordina e mette in pratica, rappresenta la giusta reazione dei cristiani contro il dilagare dell’odio nel mondo. “Il grido: 'pace, pace, pace!' - afferma monsignor Marín de San Martín - deve entrare nella mente e nel cuore di tutti. Dobbiamo fare ancora tanta strada. Abbiamo bisogno ancora di una vera conversione”.
Aiuti anche per il Libano
Un’urgenza cristiana testimoniata non soltanto dalla sofferenza del popolo ucraino, ma anche dal dilagare della guerra in tanti Paesi del mondo. Ed è con il cuore e la preghiera rivolti al martoriato Medio Oriente che l’Elemosineria Apostolica ha organizzato solo due giorni fa la spedizione di un carico di aiuti umanitari destinati al Libano. Si tratta di circa 15mila confezioni di farmaci di prima necessità per la popolazione, aiuti che verranno distribuiti attraverso la nunziatura di Beirut. I farmaci includono antibiotici, antidiabetici, antipertensivi, antinfiammatori, integratori multivitaminici necessari per le più diffuse patologie acute e croniche.
Fare rete contro l'odio che dilaga
“Il nostro Dicastero – spiega monsignor Luis Marín de San Martín – si occupa di carità anche a livello internazionale ed opera tramite le nunziature e le Chiese locali. Nell’intraprendere questo nuovo compito, mi sono reso conto dell’importanza di tutti i nostri benefattori (in questo caso il Governatorato e il Banco Farmaceutico) e della necessità di fare rete per poter rispondere meglio ai bisogni delle persone ed essere il più efficaci possibile. Ma è anche molto importante il lavoro di sensibilizzazione per far conoscere il più possibile cosa sia la terribile realtà della guerra, i bisogni che genera e come si possa concretamente collaborare nell’aiutare chi soffre”.
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