Conferenza IA in Vaticano: umani e macchine alleati ma senza rinunciare al pensiero

La sessione pomeridiana del convegno internazionale all’Urbaniana, organizzato dal Dicastero per la Comunicazione in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e la Fondazione San Giovanni XXIII, si focalizza sulla guida dell’innovazione digitale nella consapevolezza della sua ambivalenza. L’auspicio espresso dai relatori è che queste tecnologie diventino strumenti capaci di accrescere le capacità di riflessione critica

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

“Ogni cosa, ovunque, tutta insieme”. L’Intelligenza Artificiale contiene in sé molteplici tensioni: il timore di un futuro “antiumano”, ma anche la fiducia nel fatto che “nessuno” desideri realmente un simile scenario; il paradosso di una crescente “ricchezza di informazioni” accompagnata da una sempre maggiore “povertà di attenzione”; il rischio non tanto di fantascientifici “robot killer”, quanto dell’erosione stessa della “verità oggettiva”. Allo stesso tempo, rimane vivo l’auspicio che le nuove tecnologie possano diventare strumenti al servizio dell’uomo, e non suoi sostituti. In un contesto nel quale appare difficile individuare una leadership condivisa, sia tra gli attori privati sia tra le nazioni, la Chiesa, proprio grazie alla sua presenza globale, e la voce del Papa, più volte lodata per la lucidità con cui affronta il tema delle nuove tecnologie, possono svolgere un ruolo essenziale nel guidare il dibattito sul futuro dell’IA.

Sono questi alcuni degli svariati auspici espressi dai relatori intervenuti durante la sessione pomeridiana della conferenza internazionale sull’IA dal titolo “Custodire voci e volti umani”, che riprende quello del messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2026. L’evento si è tenuto oggi, giovedì 21 maggio, presso l'Aula magna Benedetto XVI della Pontificia Università Urbaniana, ed è stato organizzato dal Dicastero per la Comunicazione in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e la Fondazione San Giovanni XXIII. Un contributo che si inserisce nella concreta presa di posizione da parte del Vaticano sul tema, a pochi giorni dall’annuncio da parte della Santa Sede della creazione di di una Commissione interdicasteriale dedicata all’intelligenza artificiale, e della pubblicazione, il 25 maggio, della prima enciclica di di Leone XIV, Magnifica humanitas, dedicata alla tutela della persona umana nell’epoca dell’IA.

“Un’alleanza possibile”

Il primo panel pomeridiano, dal titolo Un’alleanza possibile, è stato moderato da suor Nina Krapic, vice direttrice della Sala Stampa della Santa Sede. Sono intervenuti Mitchell Baker, cofondatrice del Mozilla Project e della Mozilla Foundation. Daniel Dzuban, presidente ad interim della Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2PA); responsabile dei partner strategici per l’autenticità dei contenuti presso Sony Electronics. Tristan Harris, cofondatore del Center for Humane Technology. Neil Lawrence, professore di Machine Learning presso la University of Cambridge, Inghilterra e chief scientist di Trent.AI.

Ciò che le macchine non hanno di umano

Lawrence ha introdotto il suo intervento riprendendo una previsione dell’economista e Premio Nobel Herbert Simon, rivelatasi poi accurata, se non addirittura esacerbata, dall’avvento dell’IA: “La ricchezza di informazioni produce una povertà di attenzione”. Un valore che, nei decenni, sta venendo progressivamente eroso dalle macchine, che si interpongono sempre di più tra l’utente e le informazioni che consuma. “Hanno assorbito il potere del nostro pensare, ma non la fonte”. Ciò che le tecnologie non possiedono rispetto all’essere umano sono due elementi: “la comprensione culturale che abbiamo costruito di generazione in generazione e la vulnerabilità umana, che ci rende responsabili gli uni degli altri”. Non una debolezza, ma “la fondazione delle coscienze”. Una convinzione che, ha spiegato il professore, la Chiesa ha portato avanti per secoli, preservando, come recita il titolo del convegno, “voci e volti umani” attraverso i cambiamenti della storia.

La locandina dell'evento
La locandina dell'evento   (@Fatima Mesaud Barreras)

Le alleanze per proteggere la verità

Dzuban ha lodato il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2026, ritenendolo capace di restituire un’accurata fotografia del rapporto tra umanità e nuove tecnologie: saranno queste ultime un fuoco che migliorerà la società o quello che la consumerà? Una domanda che ha guidato l’intero intervento, durante il quale è stata mostrata una dimostrazione pratica di come l’IA generativa possa creare, in pochi secondi, immagini a partire da una riga di testo. Il punto critico è che essa può generare rappresentazioni di realtà esistenti, ma anche inventarne di nuove, producendo così contenuti “senza voci o volti umani”. La minaccia dell’IA non è quindi quella dei “robot killer”, ma la progressiva erosione del concetto di verità oggettiva, resa accessibile in modo rapido, a costo quasi nullo e spesso difficile da riconoscere, soprattutto per gli utenti più vulnerabili. In relazione alla sua esperienza professionale in Sony Electronics, Dzuban ha segnalato l’esistenza di strumenti come il software Content Credentials, promosso dalla C2PA, che fornisce informazioni sull’autenticità di un’immagine online. Si tratta di un esempio concreto di alleanza tra aziende impegnate nell’adozione di standard condivisi. "In mezzo alle difficoltà che si riscontrano nell'avere una leadership a livello nazionale nel campo dell'IA, la Chiesa può giocare un ruolo fondamentale e guidare il progresso", è l'auspicio conclusivo espresso da Dzuban, intervistato a margine del convegno dai media vaticani.

Presagi oscuri e segnali di ottimismo

A questo punto, la domanda diventa: cosa sta guidando alcuni dei problemi generati dall’IA? Una questione fondamentale, secondo Harris, per il quale “un problema ben inquadrato è un problema risolto a metà”. Harris, che ha lavorato per anni nella Silicon Valley prima di distaccarsene, mette in guardia dai rischi delle nuove tecnologie. “Mostrami gli incentivi e ti mostrerò il risultato”, afferma citando l’investitore Charlie Munger, per evidenziare come le aziende che sviluppano l’IA stiano plasmando “un futuro antiumano”, spinte dalla corsa al progresso e alla conquista del primato tecnologico. “Vogliamo che l’IA diventi uno strumento”, osserva l'esperto, richiamando anche le parole di Papa Leone XIV. Tuttavia, secondo la sua analisi, non sembra questa la direzione di realtà come OpenAI e Anthropic, tra le principali aziende del settore. L’incentivo che giustifica i loro ingenti investimenti sarebbe infatti la corsa alla sostituzione del lavoro umano. Come già accaduto per risorse come il petrolio in Venezuela o i minerali nella Repubblica Democratica del Congo, ciò che inizialmente appare una “benedizione può trasformarsi in una maledizione”. Le risorse, invece di essere orientate al beneficio collettivo, finiscono per alimentare infrastrutture guidate principalmente dal profitto. Lo stesso rischio, secondo questa lettura, si starebbe riproducendo nel campo dell’IA, anche negli Stati Uniti. Quando un giornalista del New York Times ha chiesto a Peter Thiel, imprenditore tra i più influenti nel settore tecnologico, se la specie umana riuscirà a sopravvivere alle nuove tecnologie, Thiel non ha fornito una risposta chiara. Presagi cupi, ma anche segnali di ottimismo: “Nessuno vuole un futuro antiumano”. Così come Papa Giovanni XXIII, con la Pacem in terris, mise in guardia dalla corsa agli armamenti, anche il messaggio di Leone XIV sull’IA può spingere a riconoscere l’esistenza di qualcosa di più “sacro” e prezioso, capace di unire l’umanità oltre il profitto di pochi attori.

Aprire le nuove tecnologie

Baker, citando un film vincitore del Premio Oscar nel 2022, ha definito l’IA come “Everything Everywhere All at Once”: “Ogni cosa, ovunque, tutta insieme”. Non è possibile prevedere con certezza dove il suo sviluppo condurrà l’umanità, alimentando così un’epoca di “grande ambivalenza”. Come costruire, allora, linee guida per un futuro tanto incerto? Attraverso il cosiddetto “principio di azione” e il “design partecipativo”, aprendo il più possibile le nuove tecnologie al contributo collettivo. Un approccio che richiama la filosofia dei software open source, modificabili e migliorabili da chiunque. Si tratta di un concetto che si estende a tutto il settore tecnologico: tutti dovrebbero poter partecipare ai benefici economici e culturali generati dall’innovazione. Un esempio emblematico è il browser Firefox, sviluppato da Mozilla. “Perché dovreste condividerlo? Come si garantisce la sicurezza?”: sono alcune delle domande alle quali Baker ha dovuto rispondere nel corso degli anni. Un cambiamento di prospettiva fondato sull’apertura e sulla collaborazione appariva inizialmente difficile da immaginare, ma è stato progressivamente assimilato. Secondo Baker, lo stesso dovrebbe accadere anche per i modelli di IA.

L'aula magna Benedetto XVI
L'aula magna Benedetto XVI

Non rinunciare al pensiero

Il secondo panel, intitolato Non rinunciare alla tua capacità di pensare è stato moderato da monsignor Paul Tighe, segretario del Dicastero per la Cultura e l'Educazione. Sono intervenuti Rayén Condeza Dall’Orso, professoressa presso la Facoltà di Comunicazione della Pontifical Catholic University of Chile; vicepresidente della sezione Media Education Research (MER) della IAMCR. Divina Frau-Meigs, docente emerita e sociologa dei media presso la Sorbonne Nouvelle University, Francia. Adeline Hulin, responsabile dell’unità Media and Information Literacy and Digital Competencies presso UNESCO. Justin Kings, responsabile della EBU Academy (European Broadcasting Union).

L’IA al servizio dell’alfabetizzazione mediatica

Hulin si è soffermata sui rischi legati all’utilizzo dell’IA, sottolineando come essa possa ridurre l’attività cognitiva, generare “allucinazioni” e alimentare dinamiche psicologiche dannose. Tra queste, l’indebolimento del pensiero critico, che porta, ad esempio, a confondere la popolarità con l’autorevolezza. Le attività dell’UNESCO, che Papa Leone XIV visiterà a giugno presso la sede di Parigi durante il suo viaggio apostolico, si muovono in sintonia con il messaggio del Pontefice nel contrasto a tali rischi. Hulin ha quindi approfondito il concetto di “media literacy”, ovvero “alfabetizzazione mediatica”: la capacità di analizzare e creare contenuti in tutti i formati comunicativi. Secondo le ricerche dell’UNESCO, sono 171 i Paesi che promuovono forme di educazione di questo tipo, pur con forti disparità tra i continenti: essa è infatti integrata nella maggior parte dei programmi scolastici europei, mentre in Africa la sua diffusione rimane molto limitata. La “rivoluzione digitale”, dunque, dovrebbe svilupparsi su scala globale, ma ciò richiede “coraggio politico”.

Il secondo panel moderato da monsignor Tighe
Il secondo panel moderato da monsignor Tighe

Le scuole come “influencers fidate”

Frau-Meigs ha invece concentrato il proprio intervento sul tema della “de-artificializzazione” dell’IA attraverso il ruolo della scuola. “Dobbiamo smettere di considerare queste istituzioni obsolete e iniziare a vederle come influencers fidate”, ha affermato. La professoressa ha inoltre evidenziato come le nuove tecnologie stiano incidendo anche su ambiti profondamente simbolici e spirituali, come la fede. Ha citato, ad esempio, la possibilità di dialogare con chatbot che impersonano Gesù, oppure la diffusione di immagini manipolate di figure ecclesiastiche, come quella diventata virale di Papa Francesco con un vistoso piumino bianco imbottito, simile ai capi del marchio di lusso Balenciaga.

Competenze al servizio della comunità

Condeza Dall’Orso ha portato un esempio tratto direttamente dal suo Paese, il Cile. Nella tradizione Minga, nelle isole di Chiloé, gli abitanti collaborano per il bene comune dei villaggi, arrivando persino a trasportare case ed edifici danneggiati per aiutare chi ne ha bisogno, mettendo competenze e tecnologie artigianali al servizio della comunità. Secondo la relatrice, qualcosa di simile può, e deve, avvenire anche nel contesto dell’IA, ponendo al centro la persona e il bene collettivo. Tra le principali sfide che ostacolano questo orizzonte vi sono però i nuovi “gap” generati dalle tecnologie digitali: disuguaglianze che rischiano di creare nuove élite e profonde divisioni sociali, alimentate da percezioni distorte della verità e della realtà.

Responsabilità, cooperazione, educazione

A Kings è stato affidato l’intervento conclusivo, articolato attorno a tre pilastri: responsabilità, cooperazione ed educazione. Sul primo punto, Kings ha citato i dati dell’EBU, secondo cui i servizi di media pubblici rappresentano le fonti di informazione più affidabili nel 91% dei Paesi europei. “L’IA rende la disinformazione sempre più difficile da individuare”, ha osservato. Parlando del valore della cooperazione, ha poi richiamato l’esperienza di Eurovision News Spotlight, rete internazionale di fact-checker impegnati nell’individuazione e nella segnalazione delle fake news che circolano online. Un lavoro reso necessario anche dai dati raccolti dall’EBU in collaborazione con la BBC, secondo cui il 45% delle risposte generate dall’IA contiene almeno un errore “significativo”. Infine, Kings ha sottolineato il ruolo centrale dell'istruzione. L’EBU promuove infatti percorsi formativi dedicati alle nuove tecnologie, con l’obiettivo di sviluppare una vera e propria “literacy” digitale: una cultura capace di aiutare le persone a comprendere, navigare e utilizzare l’IA in modo consapevole e proficuo.

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21 maggio 2026, 18:05