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"Custodire voci e volti umani", il convegno alla Pontificia Università Urbaniana "Custodire voci e volti umani", il convegno alla Pontificia Università Urbaniana

IA, in Vaticano il confronto su etica, media e futuro umano

Esperti di giornalismo, informatica, educazione ed etica riuniti alla Pontificia Università Urbaniana per il Convegno internazionale organizzato dal Dicastero per la Comunicazione nel contesto della Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali. Ruffini: “Non possiamo incaricare ciò che abbiamo costruito di pensare al nostro posto”. De Mendonça: “L’umano è sempre eccedenza, mistero, appello". Il 25 maggio Papa Leone XIV pubblica la sua prima enciclica dedicata all’Intelligenza Artificiale

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

A pochi giorni dalla celebrazione della LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali e dell’annuncio da parte della Santa Sede del varo di una Commissione interdicasteriale dedicata all’intelligenza artificiale, mentre Papa Leone XIV si prepara a pubblicare il 25 maggio la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, dedicata alla tutela della persona umana nell’epoca dell’IA, il Vaticano ha aperto oggi un confronto internazionale su una delle questioni più decisive del nostro tempo: come custodire volti, voci e pensiero umano nell’era degli algoritmi.

Alla Pontificia Università Urbaniana si sono aperti questa mattina i lavori della conferenza internazionale “Preserving Human Voices and Faces / Custodire voci e volti umani”, promossa dal Dicastero per la Comunicazione, in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, la Fondazione San Giovanni XXIII e lo stesso Ateneo pontificio.

Un momento del primo panel
Un momento del primo panel

Il titolo del convegno riprende direttamente quello scelto da Papa Leone XIV per il messaggio della Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, celebrata domenica scorsa in molti Paesi del mondo. In quel testo il Pontefice ha indicato la sfida dell’intelligenza artificiale come anzitutto una questione antropologica, mettendo in guardia dal rischio che la simulazione artificiale delle relazioni, delle emozioni e perfino dell’identità personale alteri il tessuto stesso della convivenza umana. “La questione che ci sta a cuore non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi”, ha scritto il Papa, invitando a costruire un rapporto consapevole con questi strumenti, fondato su responsabilità, cooperazione ed educazione. Leone, fin dall’inizio del suo Pontificato, ha indicato l’intelligenza artificiale come la nuova “questione sociale”, da affrontare alla luce della dottrina sociale della Chiesa, della dignità del lavoro e della giustizia.

Paolo Ruffini durante l'introduzione ai lavori
Paolo Ruffini durante l'introduzione ai lavori

Ruffini: non delegare alle macchine il nostro pensiero

Ad introdurre i lavori è stato Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, che ha subito collocato il convegno nel contesto del messaggio papale e della riflessione ecclesiale sull’innovazione tecnologica. “Custodire, quando riguarda le persone, è una parola sfidante. Non vuol dire riporre qualcosa in un cassetto, ma curare con amore qualcuno o qualcosa”, ha affermato il prefetto, spiegando come la custodia evocata dal Papa non sia una forma di conservazione passiva, ma un esercizio attivo di responsabilità. Ruffini ha insistito poi sul rischio di una progressiva delega del pensiero umano ai sistemi artificiali, richiamando una delle preoccupazioni centrali del messaggio di Leone XIV: “Il pericolo più grande consiste nell’accettare passivamente l’idea che la conoscenza non ci appartenga più; e che qualcosa che noi stessi abbiamo costruito – algoritmi, piattaforme o sistemi automatizzati – possa essere da noi incaricata di pensare al nostro posto”.

Il prefetto ha descritto l’attuale trasformazione dell’ecosistema informativo come una sfida che interpella direttamente giornalismo, educazione e cittadinanza, richiamando la necessità di distinguere tra verità e simulazione, tra parola umana e calcolo statistico, tra conoscenza e automatismo. “L’economia della comunicazione non può e non deve separare il proprio destino dalla condivisione della verità”, ha affermato, indicando trasparenza delle fonti, accountability e qualità dell’informazione come criteri imprescindibili per restituire centralità alla persona.

De Mendonça: volto e voce non sono dati, ma luoghi della relazione

Nel suo intervento di saluto ai partecipanti, il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha collocato il tema dentro una riflessione antropologica e culturale più ampia, richiamando direttamente il lessico del messaggio di Papa Leone XIV.  “Il titolo che ci convoca — Custodire voci e volti umani — è un programma, anzi una professione di fede nell’umano”, ha affermato. Il porporato ha ricordato poi come, nella tradizione classica e cristiana, volto e voce non siano semplici elementi identificativi, ma espressioni profonde della persona e della relazione. “L’essere umano non è mai riducibile a un dato, a un profilo, a un algoritmo – ha osservato – L’umano è sempre eccedenza, mistero, appello”.
Il cardinale ha inoltre richiamato i rischi della simulazione artificiale delle relazioni, evocando chatbot affettivi, deepfake e ambienti digitali costruiti attorno alla profilazione personalizzata, capaci di alterare “la grammatica stessa dell’incontro umano”. Ma l’accento finale è stato posto sulla possibilità di un discernimento positivo: “La sfida che ci aspetta non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla”, in sintonia con l’invito del Papa a costruire un’alleanza critica e responsabile con la tecnologia.

Un confronto internazionale e interdisciplinare

La giornata riunisce figure di primo piano del mondo dell’informazione, della ricerca e dell’innovazione tecnologica, a conferma della volontà vaticana di promuovere un confronto ampio e realmente globale. Presenti giornalisti di primo piano, come Kashmir Hill del New York Times, nota per le sue inchieste su privacy, riconoscimento facciale e sorveglianza digitale; dirigenti del mondo dell’informazione come Vineet Khosla, Chief Technology Officer del Washington Post; studiosi della comunicazione politica e dei media digitali; specialisti di machine learning e informatica; esperti di etica algoritmica e giustizia sociale; figure impegnate nella governance delle piattaforme digitali e nella verifica dell’autenticità dei contenuti. Tra i relatori anche Joy Buolamwini, fondatrice dell’Algorithmic Justice League, voce autorevole nella denuncia dei bias nei sistemi di riconoscimento facciale; Mitchell Baker, cofondatrice del progetto Mozilla; Tristan Harris, tra i più noti critici dell’economia dell’attenzione; rappresentanti UNESCO, European Broadcasting Union, università di Europa, Americhe e Africa. La composizione dei vari panel riflette anche una pluralità geografica significativa, mentre prevale leggermente la presenza femminile.

"Custodire voci e volti umani", il convegno alla Pontificia Università Urbaniana
"Custodire voci e volti umani", il convegno alla Pontificia Università Urbaniana

I temi del dibattito

La giornata si articola in quattro grandi assi, costruiti direttamente a partire dai nuclei del messaggio del Papa. Il primo riguarda il rapporto tra simulazione e autenticità, interrogandosi su chatbot, relazioni artificiali, deepfake e trasformazione dell’ecosistema informativo. Il secondo affronta il nodo delle disuguaglianze sociali, chiedendosi se i modelli di IA rischino di rafforzare discriminazioni e squilibri già esistenti. Il terzo guarda alla possibilità di una alleanza tra uomo e tecnologia, tra innovazione, responsabilità e governance. Il quarto si concentra sull’educazione, richiamando l’urgenza di non rinunciare alla capacità di pensare criticamente.

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21 maggio 2026, 11:00