Leone XIV si affaccia dal balcone centrale del Palazzo Pubblico. Leone XIV si affaccia dal balcone centrale del Palazzo Pubblico.   (@Vatican Media)

Il vento sul Titano. La mattinata di Leone XIV a San Marino

Dall'atterraggio in elicottero presso l'Aviosuperficie di Torraccia alla ripartenza verso Pennabilli e poi Rimini. Il Papa, tra le manifestazioni d'affetto dei fedeli, ha camminato per le vie di una Repubblica costruita diciotto secoli fa sulla libertà. Si è fermato a stringere le mani dei disabili, perché le persone hanno sempre la precedenza. Ha invitato la politica, la Chiesa e giovani a "guardare in alto"

Daniele D’Elia - Inviato nella Repubblica di San Marino

Va detto subito, perché è la cosa che resterà: c’era vento. Non la brezza gentile che si mette nelle cronache per fare atmosfera: vento vero, quello che arriva dall'Adriatico, trova la roccia e sale. Le bandiere non sventolavano, schioccavano. E le campane suonavano a festa dalle prime ore.  Quando Leone XIV è arrivato stamane nella Repubblica di San Marino ad attenderlo in piedi da tempo senza un filo d’ombra, erano tanti sanmarinesi, idealmente guidati dai Capitani Reggenti, Alice Mina e Vladimiro Selva, e dal vescovo di San Marino-Montefeltro, Domenico Beneventi.

L'arrivo del Papa all'Aviosuperficie di Torraccia (Repubblica di San Marino).
L'arrivo del Papa all'Aviosuperficie di Torraccia (Repubblica di San Marino).   (@Vatican Media)

Onorati e commossi

Il vento delle pale ha spianato l’erba e Leone XIV è sceso dall’elicottero sorridendo nell’Aviosuperificie di Torraccia. "Santità, benvenuto. Siamo onoratissimi. E commossi, tanto", gli hanno confidato. Poi il Papa si è fermato a salutare le persone assiepate ai lati dello spiazzo e, in particolare, gli ammalati in carrozzella. "Buongiorno", ha detto loro. Davanti alle sedie a rotelle si è chinato. Si è fermato. Le mani che cercava erano quelle che non riescono ad alzarsi da sole. In un cerimoniale scritto al minuto, uno di quei momenti in cui il programma sembra cedere il passo alle persone. E chi era lì ha avuto la sensazione che il tempo, almeno per qualche minuto, lo decidesse chi aveva meno fretta.

Il Pontefice stringe le mani ad una signora su sedia a rotelle.
Il Pontefice stringe le mani ad una signora su sedia a rotelle.   (@Vatican Media)

Nel 1725° anniversario della fondazione dell’antichissima Repubblica, il Pontefice ha percorso in automobile le aree dei Castelli di Domagnano, Borgo Maggiore e Città di San Marino, dove le strade sono strette, fatte per i piedi e per i carri, non per i cortei: la gente ci stava schiacciata contro le transenne e gridava. Gridava e basta — quel rumore sgangherato che fa la felicità quando non ha ancora trovato una forma. Davanti a un bar, una fila di bambini seduti per terra, sistemati lì dalle maestre un’ora prima e rimasti così. Più su, le persone in abito tradizionale: la Repubblica che si mostra come fa da secoli. Poi i cannoni: ventuno colpi, ognuno a sbattere sulla roccia e a tornare indietro sdoppiato. Al quarto i bambini si tappavano le orecchie ridendo. Al ventunesimo, silenzio.

Nel tempio della libertà della Repubblica più antica del mondo

A piazza Garibaldi l’auto si è fermata e non è più ripartita. Il Santo Padre è sceso e ha proseguito a piedi: pietra lisciata da diciotto secoli di passi, salita come l’hanno salita i pellegrini e gli scalpellini. "Ciao Papa!". "Papa, girati!". E lui si è girato. Ogni volta. Poi gli squilli di tromba, l’Inno pontificio e quello nazionale della Repubblica — la piazza lo ha cantato quasi per intero — e gli onori militari. Nell’atrio del Palazzo Pubblico i due Capitani Reggenti hanno presentato al Pontefice i Segretari di stato e i già Capitani Reggenti nel semestre 1° ottobre 2025-1° aprile 2026, Matteo Rossi e Lorenzo Bugli. Dopo il colloquio privato con i Capitani Reggenti — mentre in concomitanza si svolgeva un incontro bilaterale tra il Segretario di Stato per gli Affari esteri, Luca Beccari e cardinale Parolin con l’arcivescovo Gallagher — sul Libro degli Ospiti illustri il Papa ha scritto una riga sola: "Dio benedica sempre la Repubblica di San Marino con doni di libertà, di pace e di unità". 

La Sala del Consiglio Grande e Generale.
La Sala del Consiglio Grande e Generale.   (@VATICAN MEDIA)

Poi nella Sala del Consiglio Grande e Generale l’incontro ufficiale, con i discorsi e i doni. E poi ce n’è un altro, che non era in elenco. Ma di quello conviene parlare alla fine. Al termine il Santo Padre, accompagnato dai Capitani Reggenti, si è affacciato dal balcone centrale sulla sottostante piazza della Libertà per benedire i fedeli e i convenuti. Quando le imposte del balcone si sono aperte, il vento è arrivato prima delle parole. Ha preso la mozzetta rossa strappandola di lato e facendola volare come una vela, e per un istante il Papa deve trattenerla con la mano. Dietro, oltre il parapetto, si apre la vallata: il Titano finisce di colpo, sotto c’è la pianura, in fondo il mare.

Comunità autentiche che nascono da comunione e amicizia

La piazza ha fatto solo rumore. Il Papa ha salutato i fedeli e ha richiamato la parola che, quel giorno, sembrava attraversare ogni momento della visita: libertà. L'autentica libertà, ha ricordato, è quella vissuta nella verità e in Cristo, insieme, in uno spirito di accoglienza. Poi ha impartito la benedizione. Dopo lo svelamento nell’atrio della lapide commemorativa della visita pastorale, il Papa si è recato a piedi insieme con i Capitani Reggenti nella vicina basilica di San Marino. Il Santo Padre ha baciato il Crocifisso. Poi si è inginocchiato in silenzio davanti al Santissimo Sacramento. È stato l’unico momento della mattina in cui nessuno parlava e nessuno fotografava.

il vescovo di San Marino-Montefeltro dona al Papa la "Vita dei Santi Marino e Leone".
il vescovo di San Marino-Montefeltro dona al Papa la "Vita dei Santi Marino e Leone".   (@VATICAN MEDIA)

Tutto il resto — i cannoni, gli inni, il vento — sembrava servito soltanto ad arrivare fin lì. Gli Stati si incontrano nelle sale; ma è in quel silenzio che una giornata simile trova il proprio centro di gravità. Poi la venerazione delle reliquie, e un discorso non da assemblea ma di casa: "Una sosta nel nostro comune cammino sulle orme di Cristo". Leone XIV ha ricordato i fondatori per quello che erano, "laici e scalpellini"; ha citato Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II, che qui erano stati nel 2011 e nel 1982: per un attimo la Basilica ha contenuto la memoria di tre Pontefici. Papa Prevost ha parlato ai giovani, invitandoli a riconoscere il valore della propria vita, e a tutti ha ricordato che dalle amicizie vere possono nascere comunità autentiche. L’ultima parola, quella che ha detto di sentire più necessaria, è stata una sola: comunione. 

Santi, navigatori e scalpellini

Fuori c’erano di nuovo il sole e il vento. Il Vescovo di Roma ha stretto mani sul sagrato, si è fatto fotografare con le persone in abito tradizionale, e solo allora si è avviato verso la discesa. Poco dopo, il congedo. Restava da parlare dell’ultimo dono, quello che pesa quanto un libro. È la riproduzione di nove fogli di pergamena del codice F.III.16, conservato alla Biblioteca nazionale universitaria di Torino e legato alla tradizione del monastero di San Colombano a Bobbio. Tra le sue carte si trova la Vita Sanctorum Marini et Leonis, la più antica testimonianza conosciuta della vicenda di Marino e Leone, due scalpellini arrivati dall’isola di Arbe — oggi Rab, in Croazia — sulla costa adriatica. Uno, secondo la tradizione, salì sul Titano. L’altro si fermò sul monte che ancora porta il suo nome. Il 10 aprile 2025 l’Unesco ha iscritto il manoscritto nel Registro internazionale della Memoria del Mondo. Da quella tradizione agiografica prende forma, nei secoli successivi, uno dei miti fondativi della Repubblica: quello della libertà perpetua. Secondo il tradizionale computo sammarinese, fondato sull’anno 301, questa mattina la Repubblica celebrava i suoi 1.725 anni.

Il Pontefice lascia San Marino per raggiungere Pennabilli e poi Rimini.
Il Pontefice lascia San Marino per raggiungere Pennabilli e poi Rimini.   (@Vatican Media)

"Guardare in alto"

Conviene mettere insieme le cose. La tradizione ci consegna la figura di un uomo arrivato via mare da un’isola dell'altra sponda dell'Adriatico. Sale su una roccia e si mette a fare l’unica cosa che sa fare: tagliare la pietra. Attorno a quella figura, nei secoli, si formeranno una comunità, una memoria, un’identità. Millesettecentoventicinque anni dopo, sulle pietre che la tradizione gli attribuisce, è salito a piedi un Papa. Ventuno colpi di cannone ne hanno salutato l’arrivo. E uno Stato sovrano, con la sua bandiera, i suoi Reggenti e la sua storia, gli ha messo in mano il racconto più antico di quelle origini, oggi riconosciuto dall’Unesco come patrimonio documentario dell'umanità. È il modo in cui lavora la Provvidenza, e non somiglia quasi mai ai nostri piani: non passa soltanto dai potenti, ma anche dalle vite che, all'inizio, sembrano destinate a non lasciare traccia. Il facsimile lo ha realizzato una casa editrice che si chiama Imago. Ha sede a Rimini, trenta chilometri più in basso: la città verso la quale il Papa prosegue il suo viaggio, dopo una tappa privata a Pennabilli. Prima di partire in elicottero dall’aviosuperficie di Torraccia il Papa ha scritto sul libro d’onore: "All’Aeroclub San Marino. Guardate sempre in alto. Dio vi benedica sempre".

Quando l’elicottero si è alzato, il vento tirava ancora.

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22 agosto 2026, 13:24