Il Papa: il canto e la musica sintonizzano il cuore con quello dei fratelli e con Dio
Debora Donnini – Città del Vaticano
La musica “è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione”. Lo ricorda Papa Leone nella catechesi dell’udienza generale, che prosegue il ciclo dedicato ai Documenti del Concilio Vaticano II. L’udienza generale si tiene nella Basilica di San Pietro dove il Papa si ferma a salutare i presenti. Nella settima catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, tenuta questa mattina, 19 agosto, riflette sulla musica sacra e sull’importanza del canto richiamandosi non solo al Documento conciliare ma anche ai Padri della Chiesa e al magistero di san Pio X, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Il Documento conciliare dedicato proprio alla riforma e alla promozione della liturgia ricorda infatti come “la tradizione musicale della Chiesa”, “tesoro d’inestimabile valore”, “eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria e integrante della liturgia solenne”. Pertanto, ricorda lo stesso Documento, “la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica”.
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Sant’Agostino: cantare è proprio di chi ama
Il Papa nota, quindi, che qui si trova “il nucleo dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la funzione ministeriale della musica nella liturgia, già messa in luce da San Pio X nel Motu Proprio Inter sollicitudines”.
Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato. In particolare la musica esprime la dimensione affettiva della preghiera, come afferma Sant’Agostino: «Cantare amantis est», cioè «cantare è proprio di chi ama». Questo è molto importante, perché aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare.
Il canto aiuta a superare le differenze tra le persone
Il Papa mette poi in evidenza come il canto favorisca la comunione:
Attraverso la sinfonia delle voci contribuisce all’unione degli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Diventa così epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura.
Proprio partendo “dalla profonda valenza teologica del canto sacro, come parte integrante dell’azione liturgica, derivano alcune esigenze”, nota, poi, Papa Leone: il canto sacro “al di là delle mode o delle particolari sensibilità degli autori”, “deve rispondere a tutti i livelli a ciò che è più appropriato per il momento celebrativo”; la forma, poi, specialmente nel suo aspetto melodico, dev’essere al tempo stesso “di alta qualità musicale e facilmente eseguibile”.
Testi ispirati a Sacra Scrittura, libri liturgici e Tradizione spirituale
Per quanto riguarda i testi, il Concilio raccomanda che siano “profondi e nel contempo agevolmente comprensibili, ispirati principalmente alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla Tradizione spirituale della Chiesa”. Esorta a vigliare su questo perché “cresca la dinamica espressa nell’antico principio ‘lex orandi lex credendi’, cioè la legge della preghiera è anche legge della fede”.
Partecipazione attiva dei fedeli
La Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium dedica ampio spazio al tema della partecipazione attiva dei fedeli, che afferma il Papa, citando Benedetto XVI, deve essere compresa “a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quotidiana”.
Canti e strumenti
La Costituzione conciliare auspica, poi, che si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti e “un sacro silenzio”. Il Papa ricorda anche che il Concilio attribuisce “grande valore al canto gregoriano, pur non escludendo dalla celebrazione altri generi di musica sacra”. Particolare attenzione è rivolta anche all’organo, mentre “l’impiego di altri strumenti è ammesso ‘purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l’edificazione dei fedeli’”.
Un tema caro alla riforma conciliare, anche nel campo della musica sacra, è quello dell’ “inculturazione”:
Si sottolinea, in particolare, in relazione alle tradizioni musicali delle diverse culture, l’importanza di tenerle in seria considerazione, come parte della vita religiosa e sociale delle persone. Si raccomanda perciò, da una parte, di implementare in tutti un’adeguata ‘educazione del senso religioso’ e, dall’altra, “per quanto è possibile […], di promuovere la musica tradizionale di quei popoli, tanto nelle scuole, quanto nelle azioni sacre”.
Il patrimonio musicale della Chiesa
Importante, poi, il compito della schola cantorum, “strumento pastorale di cui si raccomanda la promozione”. Il compositore di musica sacra è dunque chiamato a “custodire il patrimonio musicale della Chiesa, lasciandosi ispirare da esso per dare vita a nuove composizioni al servizio della liturgia, nel rispetto della sensibilità contemporanea e delle diverse tradizioni culturali”, in modo tale da, come scriveva san Giovanni Paolo II, purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, “da musiche e testi sciatti e poco consoni alla grandezza dell’atto che si celebra, per assicurare dignità e bontà di forme alla musica liturgica”.
Promuovere la formazione alla musica sacra
Per tutte queste ragioni, sottolinea Papa Leone, “i Padri Conciliari raccomandano di promuovere la formazione e la pratica della musica sacra, nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e in altre realtà come le scuole cattoliche e di assicurare ai musicisti e ai cantori una solida formazione liturgica.
I Padri della Chiesa hanno tenuto in grande considerazione il canto liturgico, simbolo della comunione ecclesiale. Perciò possiamo concludere con queste belle espressioni di Sant’Ignazio di Antiochia: “Voi, uno per uno, diventate un coro, affinché armoniosi nell’accordo e prendendo la tonalità di Dio nell’unità, cantiate all’unisono attraverso Gesù Cristo al Padre, perché vi ascolti e, dalle opere buone che realizzate, riconosca che siete membra del Figlio suo”.
In Basilica, per l’udienza generale, è stata portata la Statua della Beata Vergine Maria Santissima delle Grazie, dai pellegrini della Chiesa di san Nicola vescovo di Mira, a Macchia Valfortore, in provincia di Campobasso, che il Papa ha salutato.
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