Leone XIV: Cristo sazia la fame di verità, l'ingordigia dimentica chi soffre
Lorena Leonardi - Città del Vaticano
Mentre Cristo “sazia davvero” la fame di verità e di vita dell’umanità, insegnando che “nulla va sprecato, quando viene condiviso”, l’ingordigia “ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete”. Sono parole della meditazione di Leone XIV all’Angelus di stamani, domenica 2 agosto, XVIII del Tempo ordinario, in piazza San Pietro – il primo dal rientro in Vaticano dopo il periodo di riposo estivo trascorso a Castel Gandolfo – a commento del Vangelo odierno (Mt 14, 13-21), sul miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci compiuto da Gesù.
LEGGI LA MEDITAZIONE DI LEONE XIV ALL'ANGELUS
Oltre i gesti, l'annuncio
Affacciatosi a mezzogiorno dalla finestra dello studio privato del Palazzo apostolico vaticano, il Papa si rivolge ai numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro nonostante il caldo implacabile e a quanti lo seguono attraverso i media riflettendo sui “segni compiuti da Gesù” che, spiega, manifestano “la sua speciale dedizione per noi, cioè la salvezza che Egli porta nel mondo”. E, aggiunge, “mentre dà la vista ai ciechi e ai sordi l’udito, Cristo non compie soltanto azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino”. Soffermatosi in particolare sul Vangelo del giorno, il Pontefice osserva come Gesù “non si limita a dare i sensi a chi ne manca, ma dà gusto ai nostri sensi”. Così, al sordo che sente rivolge la Buona Novella da ascoltare e al cieco che vede mostra l’opera della redenzione.
Allo stesso modo, Gesù dona a chi ha fame il cibo da mangiare: l’episodio della moltiplicazione dei pani significa che l’incontro col Signore è un’esperienza nutriente.
Fame di verità e vita
Nel “deserto”, il luogo del bisogno, “Cristo è pane di vita”, capace di trasformare l’essenziale in sovrabbondante: “il dono del Signore è universale”, e la sua provvidenza “non viene mai meno”. Cristo, scandisce il Vescovo di Roma, “sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita”, e al contempo il suo gesto insegna che “nulla va sprecato, quando viene condiviso”. L’accumulo e lo scarto, invece, ammonisce, “sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia”.
Questa malattia dell’animo fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace.
Il miracolo della carità
Quindi Leone XIV rievoca il racconto di Matteo invitando, “nel deserto della guerra e dell’arroganza” a guardare la benevolenza con cui il Signore "alzò gli occhi al cielo", "recitò la benedizione", "spezzò i pani e li diede" ai suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla. Un “miracolo della carità” nel quale si riconoscono le azioni tipiche di Gesù, che culminano nell’Ultima Cena, quando ci consegna la sua stessa vita “come nostro fratello in umanità”.
Dal Papa quindi l’invito a testimoniare la bellezza dell’Eucaristia nei gesti quotidiani, “a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici”: anche le vacanze, rimarca, “possono diventare tempo di fraterna serenità, coinvolgendo chi, accanto a noi, è nel bisogno”. Infine, la supplica alla Vergine di “farci crescere nella carità, perché a nessuno manchi il pane quotidiano”.
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