Leone XIV: lo stile evangelico non vive di giudizi arroganti e non si impone col potere
Lorena Leonardi – Città del Vaticano
Assumere “uno stile evangelico” senza contrapporsi “frettolosamente con giudizi arroganti”, senza imporsi “con il potere e con la forza” e senza perdere “la fiducia nell’opera di Dio”. Questa l'esortazione che Leone XIV ha lanciato stamani, domenica 19 luglio, da piazza della Libertà a Castel Gandolfo, dove il Papa sta trascorrendo un periodo estivo di riposo e preghiera. Con i numerosi fedeli, residenti e turisti che si sono riuniti, nonostante il caldo, davanti al Palazzo apostolico della cittadina sul lago di Albano, dove è giunto il 5 luglio scorso, il Pontefice ha guidato la preghiera mariana dell'Angelus, introducendola con un commento al Vangelo del giorno, nella circostanza il passo di Matteo (13,24-43) che raccoglie diverse parabole con cui Gesù descrive il Regno dei cieli.
LEGGI QUI IL TESTO DELL' ANGELUS DI PAPA LEONE XIV
Il mondo trasformato da dentro
Tre le immagini con cui il Messia, dopo la parabola del seminatore, parla alle folle: il grano buono e la zizzania, il granello di senape, il lievito nella farina. Racconti, spiega il Vescovo di Roma, che richiamano non solo l’arrivo del Regno di Dio nella storia, ma “il suo agire nella vita degli uomini, il modo in cui cresce, si espande e trasforma il mondo dal di dentro”. In tal modo Gesù “mette in guardia” dalla tentazione di pensare a Dio come “a una figura potente, che si impone con la forza, che occupa lo spazio per dominare, che arriva in modo trionfante”.
Al contrario, Dio predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore.
Dio è anche dove non si vede
Quel che emerge da tali parabole è, secondo il Papa, qualcosa di “importante” sul modo in cui Dio “opera nella nostra vita e nella storia”, specialmente rispetto alle nostre aspettative. Accade infatti che l’attesa sia per qualcosa di “clamoroso”, un Dio che intervenendo dall’alto strappi “subito la zizzania del male”; un Dio “forte e potente” al quale adeguiamo anche il modo “di essere cristiani e di essere Chiesa”. Invece, ricorda il Pontefice, “il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania” e chiede uno sguardo “capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito”. Come “il più piccolo tra i semi” domanda la pazienza di saper “accompagnare” i processi, per riconoscerlo “nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria”. E cresce “in modo invisibile come il lievito nella farina”, liberando dallo scoraggiamento e invitando “ad avere fiducia” anche quando “sembra che Dio sia assente”.
In realtà Egli ci accompagna sempre e il suo amore è sempre all’opera per noi.
Piccoli e al servizio degli altri
Da Leone XIV l’appello affinché tale “stile di Dio” diventi “il modo in cui, sia come singoli sia come Chiesa, abitiamo la realtà che ci circonda”. Il Papa richiama quindi le parole dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, quando in un discorso tenuto nel 2000 al Convegno dei catechisti e dei docenti di religione invitava a sottomettersi alla “logica del seme”, che “non è quella del successo e della grandezza” ma chiede di farsi “piccoli e di servire la vita delle persone”.
In questo modo, noi stessi diventeremo come un piccolo seme di Vangelo che germoglia e come un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo.
Al termine dell’Angelus, il Pontefice ha raggiunto a piedi le transenne allestite in piazza della Libertà per benedire i fedeli. Quindi, salito sulla golf cart, ha percorso la via antistante per salutare i numerosi pellegrini presenti. Infine, sceso dal veicolo, ha fatto rientro nel Palazzo apostolico.
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