Cerca

Canarie, il Papa ai migranti: mi inchino dinanzi a voi. In mare i mostri di mafie e trafficanti

A Las Palmas de Gran Canaria, penultima tappa del viaggio in Spagna, Leone XIV incontra migranti e realtà di accoglienza nel porto di Arguineguín, simbolo di drammatici approdi e di gratuita accoglienza. Ed esorta a “vie legali e sicure, soccorso, protezione delle vittime, integrazione”, in nome della “dignità umana” che “non ha passaporto”. Messaggio alle donne vittime di tratta: “Il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te, ma a Dio". Il Papa getta una corona di fiori in mare

Salvatore Cernuzio – Inviato a Las Palmas de Gran Canaria

Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare

Ascolta, soprattutto, Papa Leone sul porto di Arguineguín. Ascolta storie di dolore, di tratta, di brutalità fisiche e violenze psicologiche, di famiglie divise e sogni inespressi, ma anche storie di salvataggi, di ripartenza, di carità e benevolenza. Poi parla, il Papa, ed al cielo - che mischia il suo azzurro alle acque cristalline dell’Atlantico dove getta una corona di fiori - una denuncia vigorosa contro mafie e trafficanti, “mostri” che agitano i mari, e contro le cause stesse che costringono migliaia di persone, di diversa età e provenienza, a mollare tutto e buttarsi su barconi in mezzo al mare. Senza neppure la sicurezza di arrivare vivi dall’altra parte.

Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?

Il Papa mentre pronuncia il suo discorso
Il Papa mentre pronuncia il suo discorso   (@Vatican Media)

Nel "molo della speranza"

Il Papa è a Las Palmas di Gran Canaria, capitale dell’isola divenuta meta turistica e meta di sbarchi di cayucos e paretas, imbarcazioni di fortuna. Quasi sessantamila quelle giunte solo negli ultimi anni e quasi tutte approdate al sud della costa, ad Arguineguín appunto, “el muelle de la vergüenza” oggi divenuto “el muelle della esperanza”. In questa veste si presenta al Papa, giunto stamane in aereo da Barcellona: "Molo di speranza". Quella offerta e restituita gratuitamente dalla gente canarias, dall’opera caritativa incessante, dalla voglia di questi uomini e donne dell’Africa sub sahariana o dell’America Latina di ricostruirsi una vita e una dignità. La speranza che oggi, in questa assolata mattina dal sapore della salsedine e dall’odore dell’aglio e del limone che condiscono el pescado preparato dai ristoranti circostanti, Leone XIV porta come dono.

LEGGI QUI IL DISCORSO DEL PAPA NELL'INCONTRO CON LE REALTÀ DI ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI

Circa 2 mila le persone sedute su sedie bianche sotto un sole cocente, spuntato per la prima volta a Gran Canaria dopo settimane di vento e pioggia. C'è il premier Pedro Sanchéz, ci sono volontari, operatori Caritas, sacerdoti e suore. E ci sono loro, i migranti, molti con i propri figli al seguito per i quali sono state allestite delle aree gioco in cui intrattenerli con animatori, giostrine e giocattoli durante le ore di attesa. Sul muro del porto ci sono manifesti con foto che raccontano storie di accoglienza e integrazione; vicino a questi anche due pannelli con delle orme di piedini: sono adesivi sui quali è possibile “dejar tu mensaje de esperanza”. Un crocifisso realizzato con il legno di uno barconi sbarcati in questo porto è sistemata al centro della piazza; accanto c’è la Virgen del Carmen, patrona di tutti i pescatori.

Il diritto a non dover migrare

Un’atmosfera di attesa emozionata e commossa per quello che è forse il momento più significativo dell’intero programma di viaggio del Papa in Spagna. L’incontro con quei migranti che Papa Francesco – ricordato da molti qui - tanto avrebbe voluto abbracciare, come già a Lesbo e Lampedusa. Un desiderio rimasto inesaudito a motivo della malattia e della morte. Questo abbraccio lo offre Papa Leone che, accolto con canri e applausi, pronuncia parole di dolcezza verso questa gente e di estrema durezza contro tutto il male che sono state costrette a subire: fame, guerra, persecuzioni, violenza, crisi climatiche, armi, corruzione.

Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini

Lo sguardo a El Hierro

È il Vangelo a dare lo spunto al Papa per il suo discorso in spagnolo: esso “ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare”. Lo sguardo del Pontefice, che ricorda di portare alla mano l’anello del Pescatore, simbolo della chiamata di Cristo a Pietro ad essere “pescatore di uomini”, è all’isola di El Hierro “piccola per estensione, ma grande in umanità”. Su quelle rive sono arrivate “migliaia di persone strappate dalla loro terra e affidate alla fragilità di un cayuco. Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque”.

Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte

La denuncia contro mafie e trafficanti

Ancora attingendo al linguaggio biblico, dove il mare talvolta diventa “immagine di minaccia, oscurità e caos” e sul quale compaiono figure tenebrose come il Leviatano e Rahab, il Papa punta il dito contro i “mostri” che ancora oggi “si aggirano in questi mari”: “Mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio”. “Ma la fede non rimane paralizzata di fronte alla potenza del mare”, assicura il Papa, “crediamo in un Dio che soggioga il caos, pone un limite al male e apre una via quando sembra prevalere la morte”.

Il Papa benedice un migrante
Il Papa benedice un migrante   (@Vatican Media)

La voce della Chiesa e la misericordia dei piccoli gesti

La voce del Signore “continua a risuonare contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti nostri fratelli e sorelle”, afferma il Pontefice. E allo stesso modo la Chiesa “non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque”. Non può tacere, cioè, dinanzi a gente come María, una delle testimoni che ha ricordato ciò che la Caritas, le parrocchie e tante persone fanno ogni giorno: “Le tue parole ci mostrano dove inizia la conversione dello sguardo: quando il migrante smette di essere ‘uno dei tanti’, smette di essere una categoria e una cifra”, commenta il Papa. “Solo allora comprendiamo che quella bambina potrebbe essere nostra figlia, quei volti parte della nostra famiglia; e allora, la coscienza non ha più scuse”.

La misericordia inizia con piccoli gesti: a volte con qualche biscotto e un po’ di latte; altre volte, con cinque pani e due pesci. Non si tratta di risolvere tutto, ma di mettere tutto nelle mani di Dio e di essere presenti là dove l’essere umano soffre, dove le risorse non bastano e non c’è una lingua comune, ma dove ancora possono parlare i gesti

Messaggio alle donne vittime di tratta

Leone XIV si dice colpito pure dalla storia di un’altra donna, Blessing, un nome che significa “benedizione”, nonostante la visita di questa giovane - assente al porto per ragioni di sicurezza - sia stata ferita da povertà, guerra, minaccia, traffico umano. Ma proprio questo nome ci ricorda che “ogni vita umana è una benedizione di Dio”, sottolinea il Papa. “Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla, perché in ogni persona risplende l’immagine e la somiglianza del Creatore”. Tramite lei, il Successore di Pietro lancia un messaggio a tante donne vittime di tratta e sfruttamento: “Se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo, Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile. Se hanno voluto rinchiuderti in un passato di dolore, Dio continua a pronunciare su di te una promessa di futuro. Se ti hanno trattata come una cosa, la Chiesa vuole dirti oggi: sei figlia e sorella, sei una benedizione”.

Un applauso parte spontaneo mentre il Papa pronuncia questo passaggio del discorso. E lui, guardando ancora Blessing, incalza: “La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male; il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura! La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignità che nessuno può strapparti. E noi vogliamo camminare con te, finché quella verità non tornerà a farsi sentire, più forte del dolore”.

Appello all'Europa, alle istituzioni, alla Chiesa

Da qui, un messaggio a tutti i migranti: “La vostra vita deve essere protetta”.

Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono “canti delle sirene”, sono industrie di morte

L’appello del Vescovo di Roma oltrepassa i confini di Arguineguín per diventare pungolo collettivo, o meglio, mondiale “per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”.

E la Chiesa stessa deve lasciarsi interpellare, afferma colui che ne è guida e pastore. “L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari. Ci inginocchiamo davanti all’altare per adorare Cristo presente nell’Eucaristia, dal quale riceviamo la forza e la motivazione per vivere la carità: per questo non possiamo poi ‘passare oltre’ davanti a cayucas e pateras, poiché dalla preghiera scaturisce ogni servizio e ad essa ritorna ogni impegno”.

I figli di alcuni migranti presenti all'incontro
I figli di alcuni migranti presenti all'incontro   (@Vatican Media)

"Non possiamo abituarci a contare i morti"

A conclusione di questo incontro, Papa Leone invoca “vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra”.

Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera.

Non è una raccomandazione quella del Papa, bensì un monito: “Che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste”. Prima o poi, assicura Leone XIV, “si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi”.

La corona di fiori in mare

Prima di lasciare il porto, il Papa si dirige alla punta del molo dove due giovani migranti lo attendono con in mano una corona di fiori. La benedice, Leone, poi la getta nelle acque dell'Oceano. Un gesto potente, come quello di Francesco nel 2013 a Lampedusa, in memoria di tutte le vite perse sotto quello specchio d'acqua. Il segno di una Chiesa vicina e che da oggi, dopo le parole di Leone XIV, alza ancora più forte la voce per questo dramma della nostra epoca.

Il Papa depone una corona di fiori nelle acque del porto di Arguineguín
Il Papa depone una corona di fiori nelle acque del porto di Arguineguín   (@Vatican Media)

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

11 giugno 2026, 13:40