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Il vescovo delle Canarie, monsignor José Mazuelos Il vescovo delle Canarie, monsignor José Mazuelos

Il vescovo delle Canarie: “Il Papa qui, un onore per un popolo spesso abbandonato”

Monsignor José Mazuelos parla dell’attesa per l’arrivo di Leone XIV a Las Palmas, terra simbolo della tragedia migratoria ma anche della forza di una popolazione che ha mostrato grande accoglienza verso i migranti: “Mai razzismo, mai disprezzo, solo un guardare negli occhi la gente”. Dal presule l'auspicio che la visita del Papa possa incoraggiare la Chiesa ad essere “Chiesa dalle porte aperte e la luce accesa”. Il porto di Arguineguín: "Da molo della vergogna divenuto molo della speranza"

Salvatore Cernuzio – Inviato a Gran Canaria

Non sta nella pelle monsignor José Mazuelos, il vescovo delle Canarie, per la giornata di domani 11 giugno: il Papa qui a Gran Canaria, primo Pontefice nella storia in una terra divenuta scenario della tragedia migratoria che prende forma nella famigerata “Rotta Atlantica”, ma anche simbolo della generosità e accoglienza da parte di un popolo che ha aperto porte e case. “Mai razzismo, mai disprezzo”, dice il vescovo in un buon italiano (“Forse è un po’ itagnolo?”) ai media vaticani che lo incontrano, alla vigilia della visita papale, nel Palazzo vescovile, di fronte alla Cattedrale di Sant’Anna dove sono in corso gli ultimi lavori per dare il benvenuto a Leone. “È un onore”, afferma. Un onore per tanta gente che spesso si sente “abbandonata”, soprattutto dalle istituzioni.

Eccellenza, quale situazione troverà Papa Leone XIV arrivando a Las Palmas di Gran Canaria?

Penso che si troverà una accoglienza multitudinaria da parte di tutta la gente che lo sta aspettando, soprattutto dopo aver visto la forza di Madrid, la forza di come il Santo Padre ha parlato al Parlamento. Perché? Perché il popolo spagnolo è stanco, è stanco di una politica di polarizzazione e ideologie, e il Papa ha chiesto di lasciare tutto da parte perché la realtà è più grande delle ideologie, della polarizzazione. E qui, in particolare, il Santo Padre trova un popolo che vive a volte in una “deseperanza”, una mancanza di speranza perché è stato abbandonato dai politici, nella questione della migrazione o anche nella situazione dell’hantavirus, quando sono arrivate le navi… Il popolo delle Canarie si è sentito un po’ disprezzato dalla politica. E perciò il fatto che venga il Papa gli dà una motivazione. Un popolo che ha dato prova di una forza etica importante, perché ha superato tutto le sfide della migrazione. È stata una sfida grandissima la migrazione, e in questo popolo non c’è stato mai alcun razzismo, non c’è stato disprezzo, c’è sempre stata accoglienza, un guardare negli occhi i migranti ed è questa la grandezza del popolo delle Canarie. Ed è questo che vedrà il Papa. Perciò dico, una terra che si sente molte volte abbandonata, periferica, nessuno guarda a questa terra, dicono “ah, le Isole Canarie, sono più o meno l’Africa”. Adesso che il Papa venga qua è un onore, è un onore, è una gioia per questo popolo. E anche la Chiesa si sente amata del Santo Padre, sperimenta che non è abbandonata almeno dalla Chiesa e dal Papa.

A proposito della Chiesa, quali sono le sfide che deve affrontare?

Le sfide sono due: una è, appunto, il tema delle migrazioni e l’altra la secolarizzazione, perché qui c’è una popolazione rurale che rapidamente ha visto arrivare tutto il turismo dell’Europa. E sono spuntati i nuovi ricchi, perché tutto è arrivato subito ed è come se il popolo avesse perso le radici. Ma in questa secolarizzazione non si è persa una cosa: la devozione alla Madonna, un fuoco che adesso con il Papa trova forza per evangelizzare. Oggi c’è molto da portare ai giovani di oggi, alle famiglie, hanno bisogno di vedere una luce. Per questo il tema Alzad la mirada è importante. Speriamo che il Papa ci doni forza per essere una Chiesa con le porte aperte, la luce accesa, che parla di misericordia.

Uno dei luoghi più simbolici della visita del Papa sarà Arguineguín, per anni definito “el muelle de la vergüenza”, il “molo della vergogna”, a motivo delle condizioni di precarietà e sovraffollamento in cui versavano migliaia di migranti. Oggi che porto è Arguineguín?

Io dico che il porto della vergogna si è convertito nel porto della speranza, nel “muelle de la esperanza”. Il Papa troverà lì speranza, troverà i migranti che sono stati accolti dalla Caritas, che sono arrivati coi cayuco e ora sono integrati. Anche molti latinoamericani, perché qui ci sono molte migrazioni da Venezuela e Cuba, con cui le Canarie hanno un rapporto speciale. Molti venezuelani sono dovuti uscire dal loro Paese, sono venuti qua e anche loro daranno la loro esperienza al Papa di accoglienza e di integrazione. Daranno la loro testimonianza anche quelli che io chiamo “gli angeli dei migranti”, ovvero i pescatori, i primi che vanno a cercare i migranti, che salvano in mare. E poi la Polizia Nazionale, la Guardia Civile, la Cruz Roja. Qui c’è davvero una umanità grande, la gente è diversa, hanno una umanità che è degna di essere riconosciuta.

Papa Francesco - che aveva espresso il desiderio di essere qui nelle Isole Canarie dopo Lampedusa e Lesbo – indicava quattro verbi per affrontare la sfida migratoria: “Promuovere, proteggere, accogliere, integrare”. Papa Leone ha rilanciato questo invito. Si può dire che questa indicazione dei Papi è stata realizzata nelle Canarie?

Sì, è stata realizzata. O meglio, cerchiamo di far diventare realtà queste quattro parole. E questa è la testimonianza che andranno a dare i migranti arrivati sui barconi, che sono stati accolti, appunto, e hanno finito il percorso di integrazione. Sono esperienze fortissime, io esorto sempre a far sì che i migranti possano “metterci la faccia”, perché hanno una vita, hanno una storia, hanno una sofferenza. Quando tu parli con loro, ti commuovi. Perché? Perché è bellissimo l’amore per la persona umana, per la degnità dell’essere umano.

Ma qual è la situazione migratoria oggi? C’è un maggiore controllo dei flussi e degli arrivi?

Sì, adesso è più basso il flusso, perché c’è un tipo di controllo più forte nei Paesi d’origine. So che avviene questo, ad esempio in Mauritania, in Mali o in Senegal dove la situazione è difficile. Continua ad arrivare gente, in questo momento un po’ meno ma è qualcosa di passeggero, domani non so quale realtà ci sarà, perché i migranti non sono andati via, stanno in campi rifugiati. Quindi quando possono, vengono.

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10 giugno 2026, 16:00