Il Papa incontra Niurka, 33enne cubana scappata dal Paese da sola e incinta Il Papa incontra Niurka, 33enne cubana scappata dal Paese da sola e incinta

Cedía 24 Horas, le storie della "Betlemme di Madrid" dove i più fragili trovano casa

Il Pontefice, nel suo primo giorno di viaggio apostolico in Spagna, visita la struttura per senzatetto gestita dalla Caritas diocesana. Riceve il benvenuto dell’arcivescovo, il cardinale José Cobo Cano: “Oggi sono i più vulnerabili ad accoglierla per primi e a manifestarle il loro affetto”. Infine il Papa ascolta le testimonianze dichi ha ricevuto aiuto e gli operatori che lavorano all'interno. Tanti i doni che Papa Leone riceve

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Incontrando il mondo delle attività solidali, promosse dalla Caritas Diocesana di Madrid e da altre congregazioni religiose, Leone XIV, al suo primo giorno di viaggio apostolico in Spagna, viene accolto al limitare di una soglia. Nel suo discorso di benvenuto, il cardinale José Cobo Cano, arcivescovo metropolita della capitale della penisola Iberica, annuncia infatti al Pontefice che sta per passare simbolicamente attraverso una porta, “piccola in apparenza, ma immensa in misericordia”. “Questo luogo – spiega il porporato presentando in lingua spagnola il Centro Cedía 24 Horas, che il Papa visita stasera 6 giugno alle ore 18 – ha qualcosa di Betlemme, un angolo umile attraverso il quale Dio ha voluto entrare nel mondo”.

La Chiesa ospedale da campo nei quartieri popolari di Madrid

L’arcivescovo di Madrid precisa che il Centro opera presso la parrocchia detta “Cruci”, la parrocchia “de la Crucifixión del Señor”, della Crocifissione del Signore, nel mezzo di un “crocevia di quartieri” popolari, come Carabanchel, Latina, Aluche, Lucero: nomi che, aggiunge il porporato, “evocano una vita semplice, la fatica quotidiana e una Chiesa incarnata nella concretezza di ogni giorno”.

“Da qui la diocesi desidera offrirle il primo degli abbracci che riceverà in questi giorni: un abbraccio che nasce dalla convinzione che il Vangelo si comprende meglio quando la realtà si guarda a partire dagli ultimi”, assicura il cardinale, che poi offre al Vescovo di Roma una prima sintetica panoramica sulle attività della Caritas della sua diocesi.

Il Papa con gli operatori del Centro
Il Papa con gli operatori del Centro   (@Vatican Media)

Solo lo scorso anno aiuti a 90 mila bisognosi

Nel 2025, l’organizzazione caritativa della Chiesa di Madrid ha accompagnato 90 mila persone nelle parrocchie e promosso 400 progetti destinati a famiglie, persone senza fissa dimora, migranti, giovani e anziani. Interventi possibili grazie agli oltre 9.500 operatori Caritas e di tanti altri membri della rete pastorale sociale della Chiesa. Anche consacrate e consacrati hanno fatto la loro parte, sostenendo oltre 300 progetti. Senza contare le iniziative della pastorale sociale diocesana e di altre realtà ecclesiali.

Il cardinale Cobo Cano annuncia ancora al Papa che “sono proprio i più vulnerabili ad accoglierla per primi oggi e a manifestarle il loro affetto”. “Attraverso di loro – anticipa il porporato al termine del suo discorso - riceva l’abbraccio di tutta la comunità cristiana che cammina accanto ai poveri, che offre la sua preghiera, la sua vicinanza e il generoso impegno in opere legate all’alloggio, all’alimentazione e all’occupazione”.


I poveri, un invito ad alzare lo sguardo

Il Papa oltrepassa simbolicamente la porta della carità, descritta dall’arcivescovo, quando il responsabile della struttura, Juan José Gómez Escalonía, gli dà il benvenuto al Centro Cedía, “il nostro centro di accoglienza per persone senza fissa dimora”, e lo introduce alle sue attività. Lo ringrazia, innanzitutto, per aver voluto iniziare la sua visita a Madrid proprio dagli “ultimi”, che oggi, come prescrive il dettato evangelico, sono davvero “i primi”. In questo “centro di informazione e accoglienza”, spiega il direttore passano ogni anno più di 2.500 persone. “Sono donne e uomini segnati dalle ferite della strada – aggiunge - emarginati, privi di documenti, senza opportunità di lavoro né alloggio, spesso con problemi di salute mentale, dipendenze e senza alcuna rete di sostegno”.

Qui al Centro Cedía 24 Horas la permanenza dei beneficiari è inferiore ai tre mesi. Tra le attività di intervento, non solo un servizio di accoglienza con il soddisfacimento delle necessità più immediate, ma anche un primo indirizzamento professionale. “Offriamo loro un letto, cibo, docce, informazioni e, durante la loro permanenza con noi, organizziamo dei laboratori. Questi laboratori – continua il responsabile - costituiscono un incontro personale che permette di iniziare un processo che spezzi i legami dell’esclusione a cui sono sottoposti”.

Il responsabile del Centro evidenzia come i servizi offerti siano erogati non solo da operatori Caritas, ma anche dalle congregazioni religiose e dalla pastorale sociale diocesana.  “Le persone che accompagniamo – sottolinea infine Gómez Escalonía - sono gli autentici eroi di questa storia. Con il loro impegno, il loro coraggio e la loro perseveranza avanzano verso l’inclusione sociale. La Chiesa offre loro un sostegno importante, ma sono loro i veri protagonisti dell’azione, ci aiutano ad alzare lo sguardo e a vedere la realtà con gli occhi dell’amore e con speranza”.

Il Papa con il responsabile della struttura, Juan José Gómez Escalonía
Il Papa con il responsabile della struttura, Juan José Gómez Escalonía   (@Vatican Media)

Niurka, dalla solitudine all’accoglienza di una famiglia

Leone XIV ascolta ora proprio le testimonianze degli “eroi” di queste storie di riscatto. “Poco più di un anno fa sono arrivata a Madrid da sola, incinta dei miei figli, senza sapere come sarei riuscita ad andare avanti. Avevo molta paura. Ma la Chiesa mi ha accolta. Nell’Hogar Santa Bárbara ho trovato una famiglia”. È Niurka a parlare per prima. Ha 33 anni, è avvocato ed è venuta in Spagna da Cuba, nell’estate del 2025. Qui scopre di essere incinta di due gemelli. Attraverso la Caritas arriva all’Hogar Santa Bárbara, una struttura di accoglienza temporanea che, grazie a 29 posti distribuiti in due sedi, assiste donne in gravidanza in situazioni di fragilità, accompagnandole nella gestazione e nei primi sei mesi di vita del bambino. “Qui sono nati Ares e Atenea – prosegue la donna davanti al Pontefice che la ascolta con attenzione – e hanno ricevuto il Battesimo".

Khadry, prima beneficiario, poi operatore di carità 

Ora è il turno di Khadry di raccontare al Papa la sua storia, con la voce rotta dall'emozione. “Quando sono arrivato in Spagna, in un momento tanto difficile come la pandemia, mi sono sentito perso. Mi ero lasciato tutto alle spalle e non sapevo da dove ricominciare. Mi sentivo solo. Ma ho incontrato persone che mi hanno hanno guardato con rispetto e mi hanno fatto sentire che la mia vita era importante”. Dal Senegal il giovane arriva nella penisola Iberica nel 2020, in piena pandemia di Covid-19. Grazie al Servizio Cappuccino per lo Sviluppo, meglio conosciuto come “Sercade”, e la Tavola dell’ospitalità, la Mesa por la Hospidalidad della diocesi di Madrid, trova accoglienza in una parrocchia. Qui Khadry riceve qualcosa di più di un tetto sopra la testa, ma una comunità che lo accoglie con dignità, dimostrandogli fiducia. Tanto che da persona aiutata, diventa operatore in grado di aiutare gli altri. “Le consegno – dice rivolgendosi al Papa - questa copia del mio permesso di soggiorno. Rappresenta molto tempo di attesa e di sacrificio, ma anche una vita che si rimette in piedi”.

Niurka e Kadri, prima di incontrare il Papa
Niurka e Kadri, prima di incontrare il Papa   (@Vatican Media)

La sacralità di ogni persona fragile

I fragili, bisognosi di assistenza, sono sacri come il suolo che, toltosi i calzari, calpestava Mosé parlando con Dio, che sul monte Sinai aveva assunto la forma di un roveto ardente. “Accompagnare è per noi un modo concreto di annunciare il Vangelo: stare vicini, ascoltare, prendersi cura e riconoscere la sacra dignità di ogni persona”. È questo il manifesto della carità secondo Alicia, una volontaria del Progetto Esperanza, che accompagna donne vittime di sfruttamento, aiutandole a recuperare libertà e dignità. “Per questo le consegniamo questi sandali – annuncia rivolgendosi al Pontefice - come segno di rispetto, di servizio e di tanti cammini condivisi insieme a coloro che soffrono di più”.

La testimonianza di Alicia
La testimonianza di Alicia   (@Vatican Media)

Il discorso del Papa è preceduto da un ultimo momento, offerto dalla cantante Niña Pastori, che intona la canzone "Incomparable" dalle inconfondibili sonorità spagnole e che nel testo ricorda come "l'amore di Dio si dona, si condivide, si fa vicino".


Un albero "della speranza" per Leone

Ma i doni per Leone XIV non sono finiti. A consegnare l'ultimo è Alba, un’educatrice del Centro di Trattamento delle Dipendenze della Caritas di Madrid, una realtà che non si concentra solo sul consumo delle droghe, ma considera la persona affetta da dipendenze da una prospettiva olistica, con le sue emozioni e la sua capacità di relazionarsi. Il regalo di Alba per il Pontefice è un alberto in miniatura, "della speranza", realizzato nei laboratori occupazionali del Centro, "da mani che stanno imparando a ricostruirsi". 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

06 giugno 2026, 19:08