Caritas: Leone XIV in Spagna per abbracciare il mondo della fragilità
Daniele Piccini – Città del Vaticano
Come un buon samaritano, Leone XIV visita la Spagna senza timore di chinarsi sulle sue ferite più profonde ed entrare in contatto con le sue fragilità sociali. Tanto più pericolose poiché a lungo ignorate e diventate croniche. Il quarto viaggio apostolico del Pontefice – nella penisola iberica dal 6 al 12 giugno – si svolge in un Paese tra i primi quindici più industrializzati del mondo. I suoi gesti, i suoi incontri, le sue parole solleveranno un velo, fatto di inerzia e di silenzio, su sacche di povertà, non temporanee o “stagionali”, ma “strutturali”. E questo nel cuore dell’Europa, un continente “a capitalismo avanzato”. La speranza di chi tutti i giorni lavora con gli ultimi della società è che la visita del Papa serva a risvegliare le componenti più sane della società spagnola dal torpore. È quanto si augura María González Dyne, segretario generale di Caritas Española, che ha condiviso con i media vaticani le sue aspettative e riflessioni sull’imminente viaggio di Leone XIV.
Signora González Dyne, uno dei primi incontri in programma durante la visita apostolico di Leone XIV in Spagna sarà quello con “Cedia 24 Horas”, un progetto sociale promosso dalla Caritas di Madrid a sostegno delle persone senza fissa dimora. Quanto contano messaggi di sensibilizzazione come questo per l’azione di Caritas nel Paese?
È vero, il Papa aprirà e chiuderà il suo viaggio incontrando le persone più emarginate della nostra società. I senzatetto e coloro che arrivano alle nostre frontiere e si trovano in una situazione amministrativa irregolare. Si tratta delle due realtà più preoccupanti che viviamo oggi nel nostro Paese. Questa vicinanza di Leone XIV alle persone più vulnerabili sarà una grande opportunità per risvegliare le coscienze e rendere visibile una realtà che, per molte persone nel nostro Paese, passa completamente inosservata. Il gesto del Papa di “abbracciare il mondo della fragilità” sarà un vero impulso per continuare a crescere nella carità e a prendere coscienza del fatto che la prima conseguenza dell’amore è sentirci responsabili dell’altro, soprattutto del più debole, e sforzarci di cercare il suo bene.
Secondo lei quali sono le sfide sociali più urgenti che la Spagna deve affrontare oggi?
La situazione della povertà in Spagna non può essere intesa come un fenomeno stagionale, bensì come un'esclusione strutturale che si è cronicizzata dopo due decenni di crisi consecutive. Nonostante alcuni periodi di ripresa macroeconomica, la frattura sociale rimane aperta e l'esclusione grave è cresciuta in modo allarmante, colpendo nel 2024 4,3 milioni di persone, il 52% in più rispetto al 2007. Avere un lavoro non protegge più dall'esclusione. Un lavoratore su dieci in Spagna è povero. Si approfondisce anche il divario generazionale, con il 33% dei minori in grave stato di esclusione e l'aumento della povertà nelle famiglie con a capo una donna. Tutto ciò configura uno scenario in cui la povertà si consolida come un problema profondo, multidimensionale e duraturo nel tempo.
Al netto di queste considerazioni, da un punto di vista sociale, come descriverebbe dunque la società spagnola?
Ciò che emerge dal nostro ultimo rapporto FOESSA è che la società spagnola è caratterizzata da una crescente frammentazione. La struttura tradizionale, fondata su un'ampia classe media, si sta indebolendo, determinando lo spostamento di molte famiglie verso condizioni di maggiore vulnerabilità e generando un'atomizzazione sociale che ostacola la realizzazione di progetti collettivi. Inoltre, questa trasformazione è legata ai cambiamenti demografici come invecchiamento, immigrazione e nuovi modelli familiari. Ma anche al consolidamento di dinamiche quali l’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro, sebbene persistano le disuguaglianze di genere. Nel complesso, il rapporto presenta una società più diversificata, ma anche più complessa, con legami comunitari indeboliti e una minore coesione sociale.
Quali sono i principali progetti attualmente portati avanti da Caritas Española? Quali sono le priorità dell'organizzazione?
Uno dei settori prioritari del nostro operato nell’ultimo decennio è stata l’economia solidale. Caritas punta decisamente su iniziative imprenditoriali che integrano in modo equilibrato la tutela dell’ambiente e il benessere sociale. Ciò ha favorito la creazione e il consolidamento di imprese di inserimento che offrono opportunità lavorative a persone in situazioni di vulnerabilità. Attualmente, queste iniziative contano 3.158 posti di lavoro e 271 linee di business, configurando un tessuto produttivo alternativo che mette al centro le persone. Si tratta di progetti che non solo generano occupazione, ma promuovono anche processi di accompagnamento personale e sociale, facilitando la progressiva integrazione delle persone vulnerabili nel mercato del lavoro ordinario.
Sembra dunque la via giusta...
Proprio così. Recenti studi dimostrano che, nel medio e lungo termine, il ritorno economico di questi programmi di accesso al lavoro arriva a triplicare l'investimento effettuato. Attraverso questi progetti, le persone acquisiscono maggiore autostima, autonomia, riconoscimento sociale e accesso ai diritti, e contribuiscono inoltre in modo attivo allo sviluppo economico comune attraverso il loro contributo in termini di tasse e consumi.
L'11 giugno, a Gran Canaria e Tenerife, Papa Leone incontrerà le organizzazioni impegnate nell'assistenza e nell'accoglienza temporanea dei migranti. In che modo la Caritas spagnola risponde alle sfide poste dalla migrazione?
Secondo i nostri ultimi dati, il 47 per cento delle persone che assistiamo sono immigrati in situazione amministrativa irregolare. Il nostro lavoro segue la proposta di Papa Francesco di “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” le persone migranti e rifugiate. L'azione sociale di Caritas a favore dei migranti e dei rifugiati spazia dall'accoglienza, all'accesso ai diritti fondamentali, alle risorse e ai servizi, fino al lavoro orientato all'integrazione. Si tratta di processi a medio e lungo termine, della durata compresa tra 1 e 2 anni, che richiedono un accompagnamento integrale altamente personalizzato.
L'intervento sociale di Caritas a favore dell'integrazione dei migranti non si esaurisce in questi programmi di azione sociale. Abbiamo lavorato attraverso azioni di advocacy per ottenere una regolarizzazione straordinaria dei migranti, abbiamo dato il nostro contributo per migliorare il regolamento sull'immigrazione e ora stiamo seguendo l'attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, che la Spagna dovrà attuare nel corso del mese di giugno.
Come molte altre organizzazioni in Europa, la Caritas Española opera in una società sempre più secolarizzata. In che modo questo influisce sul vostro lavoro?
Da un lato, abbiamo appena condotto un brand audit e i risultati sono molto incoraggianti. Nonostante viviamo in un contesto sempre più secolarizzato e polarizzato, la società ci percepisce correttamente per quello che siamo, l’azione socio-caritativa della Chiesa. Ci vede inoltre come un’istituzione neutrale e imparziale, capace di tessere ponti di dialogo con tutti. Questa percezione comporta un’enorme responsabilità pubblica nel continuare a rappresentare un’opportunità per tante persone che sono rimaste ai margini della nostra società.
D'altra parte, ci troviamo di fronte alla grande sfida del ricambio generazionale nel volontariato, in un momento in cui si comincia a percepire una certa rivitalizzazione della fede. Di fronte a questa realtà, dobbiamo essere in grado di cercare modi per accompagnare meglio le comunità cristiane e le parrocchie al fine di promuovere un maggiore impegno sociale.
Quale impatto prevede che avrà in futuro il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna?
Caritas spera che la visita del Papa ci spinga, come società, a impegnarci sempre di più per risolvere le cause strutturali della povertà. Si tratta di un'urgenza che non può attendere, non solo per l'esigenza pragmatica di ottenere risultati e di mettere ordine nella società, ma anche per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna. Speriamo che questo impegno coinvolga anche i giovani. È un momento cruciale per dare spazio alle nuove generazioni e far sì che si impegnino nell'azione socio-caritativa. In Caritas preghiamo affinché questa visita segni un prima e un dopo per la nostra società.
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