Il Papa in Aula Nuova del Sinodo Il Papa in Aula Nuova del Sinodo

Leone XIV: nel governo della Chiesa custodire l'ascolto e il bene della comunione

Nell’Aula Nuova del Sinodo il Papa invita i moderatori delle aggregazioni laicali riuniti per l’Incontro annuale ad esercitare il governo secondo l’ascolto reciproco, la corresponsabilità, la trasparenza e il discernimento comunitario

Lorena Leonardi – Città del Vaticano

Da una parte, la chiamata a «custodire e valorizzare la memoria di un patrimonio vivente»; dall’altra, il ruolo «profetico», in ascolto delle urgenze pastorali per «rispondere alle nuove sfide e alle sensibilità culturali, sociali e spirituali del nostro tempo».

È il «compito delicato» che Leone XIV affida ai moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, unendosi stamane, 21 maggio, nell’Aula Nuova del Sinodo, partecipanti all’Incontro annuale che si conclude domani pomeriggio. Il tema dei lavori, organizzati come di consueto dal Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, è “Servire, accompagnare, guidare. Fondamenti e prassi del governo nelle associazioni”.

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Pilotare verso un porto sicuro

Se in ogni entità sociale si avverte la necessità di avere “persone e strutture adeguate che si occupino di guidare e coordinare la vita comune”, nella Chiesa il governo “non nasce dalla semplice esigenza di coordinare i bisogni religiosi dei suoi membri”, esordisce il Papa, rimarcando la natura sacramentale di una istituzione che non ha solo una dimensione esteriore.

Nella sua radice, il termine “governare” rimanda all’azione di “reggere il timone”, di “pilotare una nave”. Si tratta, dunque, di dare una direzione sicura, in modo che la comunità sia luogo di crescita per le persone che ne fanno parte.

L'incontro del Papa con i moderatori delle aggregazioni laicali
L'incontro del Papa con i moderatori delle aggregazioni laicali   (@Vatican Media)

Non un semplice governo

Alla luce di tali caratteristiche peculiari, nella Chiesa il governo “non è mai solo tecnico” ma al contrario, chiarisce, “ha in sé stesso un orientamento salvifico, cioè deve tendere al bene spirituale dei fedeli”. Quanto alle associazioni di fedeli e ai movimenti ecclesiali, il loro governo, – “generalmente affidato a laici” ed espressione del munus di Cristo ricevuto nel Battesimo – “si pone a servizio di altri fedeli e della vita associativa”, prosegue il Papa, ed è frutto di libere elezioni “espressione di un discernimento comune”.

Per un governo utile, libero, ordinato

Tre, dunque, le conseguenze del governo inteso come “dono particolare dello Spirito”: dev’essere per l’utilità di tutti, cioè finalizzato al bene “della comunità, dell’associazione, della Chiesa intera” e non sfruttato “per interessi personali o forme mondane di prestigio e di potere”; non può “mai essere imposto dall’alto”, ma un “dono riconoscibile nella comunità e liberamente accolto”; deve essere soggetto “al discernimento dei Pastori, che vigilano sulla genuinità e sull’uso ordinato dei carismi”.

L’ascolto reciproco, la corresponsabilità, la trasparenza, la vicinanza fraterna, il discernimento comunitario sono le caratteristiche che secondo il Papa “devono essere sempre presenti nel governo” che, per essere “buono”, deve promuovere la sussidiarietà e la partecipazione responsabile di tutti.

Dal carisma all’esterno

Indicazioni “semplici”, dice il Vescovo di Roma, “ma da tenere sempre presenti nell’esercizio dell’autorità”. Quindi, auspica l’apertura dell’associazione o del movimento, e di ciascuno dei suoi membri, “alle situazioni storiche”.

L’appartenenza, infatti, è autentica e feconda quando non si esaurisce nella partecipazione ad attività interne al gruppo, ma interpreta i segni dei tempi e si proietta verso l’esterno, rivolgendosi a tutti, alla cultura del tempo e ai campi di missione non ancora esplorati.

Il valore della comunione

Il Pontefice mette poi l’accento sulla comunione, “altro elemento di vitale importanza”. Chi governa, sottolinea, è chiamato ad avere “una particolare sensibilità per la salvaguardia, la crescita e il consolidamento della comunione”, internamente, rispetto ad altre realtà ecclesiali e nella Chiesa.

Chi esercita una missione di governo nella Chiesa deve imparare ad ascoltare e accogliere pareri diversi, orientamenti culturali e spirituali diversi, temperamenti personali diversi, cercando sempre di conservare, soprattutto nelle decisioni doverose e spesso difficili da prendere, il bene superiore della comunione.

L'incontro del Papa con i moderatori delle aggregazioni laicali
L'incontro del Papa con i moderatori delle aggregazioni laicali   (@Vatican Media)

Aperti al cammino della Chiesa

Tutto questo richiede “testimonianza di mitezza, di distacco e di amore disinteressato ai fratelli e alla comunità”, chiarisce il Papa, prima di soffermarsi sul carisma fondativo, “riferimento imprescindibile per il governo di una realtà ecclesiale”. Quindi sottolinea ancora l'importanza della dimensione di comunione con tutta la Chiesa: "Tante volte troviamo gruppi che si chiudono in sé stessi e pensano che la loro realtà specifica è l’unica o è la Chiesa ma la Chiesa siamo tutti noi e molti di più! E quindi - ribadisce - i nostri movimenti devono veramente cercare come vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano come anche a livello universale".

Governare in modo fedele al carisma fondativo significa pertanto trovare in esso l’ispirazione per aprirsi al cammino che la Chiesa compie nel presente, senza appiattirsi sui modelli pur positivi del passato, ma lasciandosi provocare da realtà e sfide nuove, in dialogo con tutte le altre componenti del corpo ecclesiale.        

Da Leone XIV infine un ringraziamento alle associazioni di fedeli e ai movimenti ecclesiali, “dono inestimabile per la Chiesa”, la cui varietà dei carismi e dei metodi di apostolato sviluppati negli anni consente di “essere presenti nei campi della cultura, dell’arte, del sociale, del lavoro, portando ovunque la luce del Vangelo”.

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21 maggio 2026, 12:15