Il popolo di Acerra: “Il Papa qui è una carezza per l’anima, non ci abbandonate”
Antonella Palermo - Inviata ad Acerra
Acerra vista con gli occhi dei bambini è come un isolotto avvolto da onde rosse e arancio: sono le fiamme dei fuochi tossici che avvolgono e avvelenano questa città. Il dipinto su una grande tela, realizzato dai giovani che frequentano la Caritas diocesana, era appeso a una delle transenne che recintavano il campo sportivo Arcoleo dove l’elicottero con a bordo il Papa è atterrato stamani. Il Pontefice è venuto per dare conforto a una popolazione ammalata, fiaccata da promesse deluse, da crimini ormai ordinari derubricati spesso a notizie di serie B. E qui gli abitanti, giunti anche dai centri vicini, tutti ricompresi nella zona tra Napoli e Caserta che si porta addosso da anni il marchio infamante di "Terra dei Fuochi", ne sono immensamente grati, “è una benedizione”. Si aggrappano con tutte le energie rimaste al Pastore della Chiesa universale da cui hanno apprezzato enormemente le parole senza sconti pronunciate prima in cattedrale e poi nella vicina piazza Calipari.
Il dipinto dei ragazzi per Leone: Acerra avvolta dalle fiamme
Ad accogliere il Papa, un centinaio di bambini e ragazzi che frequentano il centro diurno dell’organismo caritativo della Chiesa locale dove si organizzano ogni giorno attività di doposcuola e ricreative per circa 200 giovani, più della metà figli di immigrati, per lo più dalla Tunisia e dal Marocco e, ultimamente, anche dall’Ucraina. “Noi ce la mettiamo tutta a motivare questi ragazzi a restare perché loro sono il futuro”, dice un operatore. Un ragazzo esprime il suo desiderio: “Voglio una terra pulita, in tutti i sensi”. Qui ad avvelenare non sono solo i rifiuti ma anche il ‘deserto’ che ne consegue, il fatto che qui non arriva mai nessuno, che il turismo non esiste, che si ha paura di mettere piede su queste terre per paura di contaminarsi. Un circuito vizioso che non alimenta le possibilità di lavoro e molti ragazzi ne avvertono tutto il tremore.
Il presidente della Regione: stiamo facendo bonifiche e più controlli
Quella del Papa è una visita “molto importante” perché questa terra “ha sofferto molto”, afferma ai media vaticani il presidente della Regione Campania, Roberto Fico. È una terra su cui “oggi c’è una rivalsa molto importante”. Da parte sua, il governatore ammette che le bonifiche si stanno facendo e pure i controlli. “Attenzionare questa zona su questi aspetti che per noi sono la vita”, spiega, confermando questi “sono i punti migliori su si poteva dialogare e costruire”. Precisa anche che sono stati stanziati milioni di euro per questi fini: “Ogni sversamento è una ferita”.
Le mamme-coraggio e la paura che si dimentichi il dramma di Acerra
Ad attendere il Pontefice in cattedrale, c’era anche Miriam, di 19 anni. All’età di 5 le fu diagnosticato un tumore con il quale è costretta ancora a fare i conti, sebbene da tre anni dichiarata fuori pericolo di vita. Normalmente colpisce un bambino su un milione, ma qui ad Acerra, su una popolazione di 60 mila abitanti, solo nel 2011 ne sono stati individuati ben quattro bambini affetti dalla stessa patologia. La mamma parla ai media vaticani mostrando una forza d’animo grande, una dignità ammirevole accompagnata da una implorante richiesta: “Non ci abbandonate”. È il grido più o meno sommesso di tutti, qui: “Non facciamo che poi passa la visita del Papa e vi dimenticate di noi”. Perché il dramma nel dramma è proprio questo. Che cali il sipario, puntualmente, dopo ogni passaggio di autorità. Qui ci si rimbocca le maniche, nonostante un destino in gran parte funesto, ma poi servono le decisioni politiche responsabili. Perché “il bene comune viene prima degli interessi di pochi”, come ha ribadito il Papa alla cittadinanza.
Il rischio che a bruciarsi siano pure le relazioni
L’associazione “Le mamme di Miriam”, nata quattro anni fa dall’esperienza di questa ragazza, porta avanti laboratori di riciclo, promuove incontri con i più piccoli per l’educazione alla cura dell’ambiente, ma anche, aspetto affatto trascurabile, mette in circolo un aiuto economico prelevato dalle proprie tasche per le famiglie che non ce la fanno a sostenere le spese di un ricovero, delle terapie, delle peregrinazioni da un ospedale all’altro di questo Sud martoriato. “Io faccio quello che posso, non lavoro per seguire Miriam, mio marito è operaio e ho un’altra figlia. È umiliante – confida Antonietta - vederla che si paragona di continuo alle sue coetanee che sui social fanno sfoggio di trucco e capelli lunghi. Lei sogna di averli come i loro, lunghi e pieni, invece non crescono e sono radi”. Il problema sono state le chemio e le radio terapie che le hanno danneggiato anche l’udito. E lei così non ci si vede, le compagne hanno fatto terra bruciata attorno a lei, ha un’amica soltanto. Terra bruciata, sì. Come fuori. Terra fertilissima diventata quasi completamente inerte.
“Qui c’è chi ha lucrato sulla pelle dei bambini”
Antonietta si fa portavoce di tutte le mamme-coraggio, come sono state definite: “Sono almeno quindici anni che gridiamo, che denunciamo. All’inizio ci chiamavano pazze. Chiediamo le bonifiche, qui non è cambiato niente. Giriamo per le campagne, cerchiamo di fare prevenzione allertando la gente. Purtroppo ci sono uomini scellerati che hanno lucrato sulla pelle dei bambini. Il Papa rappresenta l’amore, la speranza, la sua presenza tra noi non è solo una visita, è una carezza per l’anima”.
Leone XIV tra questa gente, sprone per scelte coraggiose
“Il Papa ad Acerra è l'abbraccio che nel consolare dona la forza di non demordere”. Maria Felicia, della diocesi acerrana, commenta la venuta del Pontefice come sprone a compiere sempre più scelte coraggiose: “Le ferite che ci portiamo nella nostra storia sono frutto dell'indifferenza e della mancata consapevolezza di cosa stava accadendo e delle ripercussioni che quelle azioni avrebbero avuto. La fede in questo e a essere custodi e non padroni della creazione. Accende i riflettori sulle nostre coscienze a volte intorpidite, ricordandoci che non basta essere sulla strada giusta se ci fermiamo ai margini”. In occasione dei dieci anni dalla Laudato si’, nel 2025, insieme ad altri fedeli, ha fatto un pellegrinaggio che ha percorso proprio queste strade. E nell'incedere del cammino le ritornavano alla mente le parole di Papa Francesco: "Non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi".
Gli ammalati e quelle poche forze per dare un abbraccio al Papa
Il vescovo di Acerra ha fatto in Duomo l’elenco dei nomi di chi si è ammalato di recente e che sta vivendo la sua lunga via crucis. Tra questi c’era il signor Francesco, ai primi posti a sedere. La moglie lo incoraggiava ad alzarsi per vedere almeno l’arrivo del Papa: lui ha provato, dopo qualche secondo però ha dovuto sedersi di nuovo. Gli mancavano le forze, reduce come è dall’ultima chemio fatta due giorni fa. Sono di Arzano questi coniugi, a circa otto chilometri da Acerra. Nicoletta cercava di darsi contegno ma poi si è commossa: “Qui il livello dei tumori è aumentato esponenzialmente. La presenza del Papa deve smuovere qualcosa. La fede mi dà un po’ di conforto ma a volte è troppo dura”. E intanto, alla citazione dell’opera di due vigili del fuoco, entrambi morti per tumore, è scoppiato l’applauso dell’assemblea.
Dalla denuncia all’annuncio
C’è spazio anche per simbolici gesti di affetto e simpatia: una signora arrivata all’incontro in piazza aveva fatto preparare una torta decorata con la maschera di pulcinella. Nelle prime file davanti al palco, dove è stato atteso il Papa per il suo secondo discorso ad Acerra, c’erano anche diversi medici in camice bianco. “Pensavo che mi sarei messo a piangere”, ha detto uno di loro, da sempre attivo nel denunciare l’escalation di perdite di vite umane in questo territorio. Ma dalla denuncia si deve passare all’annuncio. Così recitava uno dei cartelli sventolati dalla folla, che richiamava l’enciclica Laudato si’, di cui si celebrano gli undici anni. Leone, con il suo passo e il suo sorriso, è stato una delicatezza.
La canzone del prete acerrano e la preghiera del Papa
Alla fine del ringraziamento del vescovo Di Donna - che pubblicamente davanti al Pontefice e alle autorità civili ha preso l’impegno di inserire i temi del testo di Papa Francesco nella catechesi ordinaria - tutti in piedi per la recita, insieme al Successore di Pietro, della preghiera da lui composta esattamente un anno fa. Restano dolcezza contro gli oltraggi, tenerezza contro gli schiaffi morali presi da questa gente. Lo ha cantato in maniera bellissima don Mimmo Iervolino, uno dei sacerdoti di questa Chiesa, che con la sua chitarra e la sua voce, ha suggellato questa mattinata:
Un omaggio incantevole, arrivato dopo il canto di lode dei ragazzi al campo sportivo, dopo il suono della banda all’ingresso del Duomo, dopo le note pacate d’organo all’interno, a sottolineare lo stato di travaglio interiore dei fedeli, e infine dopo il coro dei giovani della città che hanno esploso di un fuoco di vita questo giorno di maggio.
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