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Il vescovo di Acerra pronuncia il suo discorso davanti al Papa Il vescovo di Acerra pronuncia il suo discorso davanti al Papa

Il vescovo di Acerra a chi avvelena la Terra dei fuochi: "Convertitevi!"

Monsignor Antonio di Donna illustra al Papa, prima del suo discorso, la realtà del territorio, compreso tra Napoli e Caserta, di circa 11mila kmq, che include 90 comuni con circa 3 milioni di abitanti. La Terra dei fuochi, "un marchio infamante", dice il presule. Una vasta zona oltraggiata dalla criminalità e dalle connivenze. che ancora oggi grida verità al cospetto di tanti morti

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Conoscere la verità dei fatti, farlo per le famiglie che piangono i loro morti, “dire ufficialmente che qui c’è stato chi ha avvelenato, guadagnato, taciuto, lasciato fare, chi doveva controllare e non l’ha fatto”: è quanto la Chiesa di Acerra chiede.  Il vescovo monsignor Antonio di Donna si fa interprete del sentire comune nel suo indirizzo di saluto al Papa. Chiedendo al Pontefice “una parola che scuota le coscienze di tutti noi: delle Istituzioni, - afferma - dei cittadini e anche delle nostre Chiese”. “Una parola di speranza per la popolazione che spesso è tentata di perdere la fiducia”; di incoraggiamento per chi si impegna e “di ammonimento severo per quelli che continuano a avvelenare questa terra”.

Diciamo a questi nostri fratelli irretiti nel male e presi dal miraggio di guadagni favolosi: convertitevi! Cambiate strada, perché il vostro non è soltanto un reato, ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio. Convertitevi.


Il marchio infamante

Nelle sue parole la ricostruzione di una Via Crucis iniziata negli anni ’80 quando industrie corrotte del Nord con il sostegno della criminalità organizzata hanno sversato i propri rifiuti in queste terre, un territorio, compreso tra Napoli e Caserta, di circa 11mila kmq, che include 90 comuni con circa 3 milioni di abitanti. Una situazione aggravata dai piccoli imprenditori della zona che hanno abbandonato i rifiuti, bruciandoli nelle campagne. Ad Acerra inoltre c’è l’unico termovalorizzatore della Campania su cui si regge l’intero sistema di gestione dei rifiuti della regione. “Acerra – afferma il presule - è diventata città simbolo delle tante periferie, sacrificate per il benessere di altri”. “Così nasce la locuzione ‘Terra dei fuochi’, che poi è diventata un marchio infamante per il nostro territorio, provocando il crollo dell’economia agricola perché i contadini hanno trovato molte difficoltà per vendere i prodotti della terra”.

Le morti tra i giovani

Il vescovo si sofferma poi sulle conseguenze di questa realtà con la correlazione tra l’inquinamento e le malattie, la morte di molti. Una situazione che, dopo una prima negazione, ha visto la conferma nel monitoraggio commissionato dalla Procura di Napoli all’Istituto Superiore di Sanità sui bambini morti di tumore. “Negli ultimi 30 anni, solo ad Acerra sono morti circa 150 tra ragazzi e giovani, senza contare gli adulti e i morti delle altre zone del territorio”. Monsignor Di Donna legge i nomi degli ultimi che hanno perso la vita e i cui genitori sono presenti nella cattedrale.

Sono i genitori di Marco, di Maria, di Pasquale, di Tina, di Nello, di Cristian, di tonia, di Antonio, di Francesco, di Davide, di Pietro, di laura, di Alessia … Solo per citarne alcuni. Gli ultimi in ordine di tempo. Questi genitori e questi malati hanno vissuto una vera Via Crucis, molti non hanno ancora elaborato il lutto.

I silenzi

Il vescovo evidenzia la “risposta debole” delle istituzioni di fronte a quanto accaduto e di quella attiva di comitati e cittadini. Una mobilitazione che ha portato nel gennaio del 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ad imporre all’Italia una serie di azioni per fermare il fenomeno della Terra dei fuochi.

Esse per lungo tempo sono rimaste sorde e inadempienti. Le dichiarazioni fatte per esempio in tribunale da alcuni camorristi pentiti sono state coperte dal segreto di Stato per sedici anni. Solo nel 2013 esse sono state desecretate.

Cita poi Roberto Mancini, poliziotto, medaglia d’oro al valore civile per essersi prodigato nell’ambito della lotta alle ecomafie e il “vigile eroe”, Michele Liguori, morti entrambi per tumore a causa delle esposizioni nei siti inquinati.

Le nuove Acerra

“Ma soprattutto la gente – afferma il vescovo - si è rivolta alla Chiesa, alle Chiese di questo territorio e la Chiesa ha ascoltato il grido della terra e dei poveri; sì, perché, come dice la Laudato si’, il grido della terra e quello dei poveri si indentificano: non c’è una crisi ambientale che non sia anche una crisi sociale e una crisi sanitaria. Terra, poveri e malati vanno sempre insieme”. Parole che arrivano proprio a pochi giorni dall’undicesimo anniversario dell’enciclica di Papa Francesco. Il vescovo lancia l’allarme anche per altre zone di Italia che rischiano di diventare come Acerra

La Valle del Cenge e Casale Monferrato, in Piemonte; Vicenza e il Veneto con la sostanza pfas nelle acque; Marghera a Venezia; Piombino in Toscana; il bacino del fiume Sacco a Frosinone, le acciaierie di Terni, Bussi sul Tirino in Abbruzzo, Taranto Per l’Ilva, Crotone in Calabria, Priolo vicino Siracusa in Sicilia. E speriamo di nono aggiungerne qualche altro, perché sembra che i veleni che un tempo venivano dirottati i Campania stanno facendo il viaggio verso la Puglia.

Invoca la protezione dei “Santi Cuono e figlio, che furono adottati dalle popolazioni di questa terra proprio a protezione della salubrità dell’aria e della fertilità delle campagne, e soprattutto il grande Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, perché ci faccia prendere coscienza del peccato commesso contro la madre terra e per la sua azione di carità verso i poveri”.

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23 maggio 2026, 10:27