La Lettera enciclica del Papa "Magnifica humanitas" La Lettera enciclica del Papa "Magnifica humanitas"

Abeba Birhane, esperta IA: Il Papa e l'Africa rifiutano tecnologie neocolonialiste

L’informatica etiope, membro dell’AI Advisory Body dell’ONU e tra i Time100 AI, commenta con i media vaticani l’enciclica Magnifica humanitas. Sottolinea il ruolo dei leader religiosi nel "formare la comprensione pubblica" e denuncia l'allineamento dell'industria hi-tech con "ideologie politiche preoccupanti". Ma guarda anche con positività a realtà collaterali africane dove le tecnologie si basano sui "bisogni reali" e non su logiche commerciali. "Questo è il modello da sostenere in Occidente"

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Non è una "bacchetta magica", l'intelligenza artificiale. Non si agita per risolvere i problemi del mondo. Ma è mossa, questo sì, dalle industrie hi-tech occidentali sempre più allineate a "preoccupanti ideologie politiche" e distaccate "dal basso", dice l’informatica etiope Abeba Birhane, con la precisione di chi ha studiato i cento paper più citati nell'IA e ha trovato che la stragrande maggioranza di essi menzionavano solo efficienza e performance come obiettivi. L'Occidente allora non dovrebbe guardare all'Africa con lo sguardo "coloniale" che, come avverte Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas, rischia di causare danni nell'"era digitale". Bensì importando quelle pratiche che in gergo si definiscono "high indigenous": la combinazione di conoscenze locali con strumenti tecnologici all'avanguardia, scelti in funzione del problema da risolvere, non imposti dall'esterno. "Non sono le tecnologie a renderle eccezionali. È il fatto che costruiscono dal basso, partendo dai bisogni reali. Questo è il modello da sostenere". Così la professoressa presso la School of Computer Science and Statistics del Trinity College di Dublino, nominata tra i 32 esperti dell’AI Advisory Body delle Nazioni Unite, organo consultivo che fornisce raccomandazioni sulla governance globale delle nuove tecnologie, e inclusa nel Time100 AI, la lista delle cento persone più influenti nel campo dell’IA della rivista statunitense Time, commenta con i media vaticani la prima enciclica di Leone XIV, pubblicata lunedì 25 maggio, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

La professoressa e informatica etiope, Abeba Birhane
La professoressa e informatica etiope, Abeba Birhane

Il ruolo dei leader religiosi nell'IA

L'inclusione di Birhane nell'elenco compilato da Time è un fattore che la accomuna al vescovo di Roma. "Il fatto che una figura religiosa come il Papa sia stata inserita in quella lista ha implicazioni sociali importanti e positive", osserva. "L'IA non è una questione accademica. È qualcosa che ha impatto su ognuno di noi, che sta alterando il tessuto della vita sociale. E questa consapevolezza richiede il coinvolgimento di ogni membro della società, compresi i leader religiosi, che hanno un ruolo significativo nel formare la comprensione pubblica." Da un leader religioso a un altro, la professoressa ricorda l'incontro con il Dalai Lama nel 2022. Birhane gli presentò i suoi lavori sui rischi dell'intelligenza artificiale, ed egli rispose con una frase che risuona oggi tra le pagine di Magnifica humanitas: i valori umani sono considerati di "secondaria importanza", nel campo dell'IA.

Le storture delle nuove tecnologie

Al cuore del lavoro di Birhane c'è una constatazione documentata da anni di studi empirici: il campo dell'intelligenza artificiale è strutturalmente mal orientato. "Quasi tutta la ricerca mostra che le priorità del settore sono profondamente disallineate rispetto a valori come la cura, la giustizia, la compassione verso gli altri, la tutela della dignità sociale". Il problema, spiega, è radicato nella natura stessa dello sviluppo: "Costruire sistemi di IA richiede che comportamenti umani complessi, ambigui e dinamici vengano ridotti a semplici correlazioni statistiche. Il campo non è attrezzato per catturare e preservare la complessità della natura umana". A questo si aggiunge una preoccupazione più recente: "l'industria tecnologica si è allineata con ideologie politiche profondamente problematiche. Il mio timore più grande è che, mentre la vita quotidiana si sposta sempre più nello spazio virtuale, le grandi compagnie stiano usando il loro potere per mettere da parte diritti fondamentali: libertà di parola, libertà di movimento, persino il diritto a vivere senza essere sorvegliati".


Imparare dall'Africa

È sulla questione del Sud globale che Birhane porta la voce più originale, e più necessaria, in sintonia con l'avvertimento del Pontefice in Magnifica Humanitas, riguardo a come su di esso gravi il "costo reale" del progresso tecnologico. "L'IA viene presentata come una bacchetta magica capace di risolvere magicamente tutti i problemi. E questo semplicemente non è vero." L'idea che l'Africa sia "rimasta indietro" perché priva degli strumenti tecnologici adeguati si basa su un equivoco di fondo. "I problemi che il continente affronta, dalla fame alla violenza di genere, dalla corruzione ai conflitti, richiedono volontà politica e cambiamento strutturale. Non sistemi di IA". Il continente, d'altronde, non è lo spazio da riempire che certa narrativa occidentale tende a descrivere. "L'Africa ha una storia intellettuale ricca e straordinaria e ci sono iniziative locali che costruiscono tecnologie a partire dai problemi reali delle comunità, non da quelli immaginati dai CEO della Silicon Valley." L'esempio che cita a tal proposito sono le Kabakoo Academies di Bamako, nel Mali, che rovesciano i paradigmi: non si parte dalla tecnologia disponibile per cercare un problema da risolvere, ma dal problema reale per scegliere lo strumento più adatto. "Questo è da valorizzare, non l'importazione di tecnologie sviluppate in Occidente senza alcuna comprensione contestuale dei problemi che l'Africa affronta. Tecnologie che, in un certo senso, incarnano una forma di neocolonialismo".


Le narrazioni sull'IA

C'è un'ultima questione che Birhane tiene a chiarire. Le si chiede di indicare esempi positivi dell'IA, quei casi in cui la tecnologia ha davvero migliorato la vita delle persone. "Può sembrare il contrario, ma la realtà è che siamo inondati da narrazioni positive sull'IA. La maggior parte di esse non ha prove empiriche a sostegno: si basano su intuizioni e sensazioni, più che su evidenze concrete". E allora, conclude, è necessario che qualcuno continui a indicare i rischi, a documentare i danni, a sfidare i luoghi comuni. "Penso che sia del tutto lecito, per persone come me, evidenziare i limiti e i pericoli, per bilanciare quelle narrazioni ingiustificate e infondate".

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26 maggio 2026, 12:00