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Papa Leone XIV (foto d'archivio). Papa Leone XIV (foto d'archivio).

I tempi del verbo disarmare nel canto di pace di Leone

Sono molteplici le declinazioni usate da Leone e riferite a questa parola, stretta alleata della riconciliazione. Ripercorriamo alcune riflessioni del Pontefice a partire dal messaggio del primo gennaio

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Dai primi istanti del Pontificato di Leone XIV una parola ha subito ricevuto una ampia eco mediatica ed è entrata nel cuore dei fedeli, dei pellegrini, nella trama dell’Anno Santo della speranza. Si tratta del verbo disarmare, declinato dal Papa in forme e tempi che interpellano governanti e uomini di buona volontà per far attecchire il seme della pace, soprattutto in terre scosse dalla logica dell’odio e della guerra.

Disarmata

La pace è innanzitutto un’azione compiuta. Il verbo disarmare è usato da Papa Leone nel tempo del participio passato per invitare a sfogliare pagine di Vangelo che si rinnovano in ogni tempo. Nel messaggio per la 59.ma Giornata Mondiale della Pace il Pontefice sottolinea che la pace del Cristo risorto proviene da Dio.

La pace di Gesù risorto è disarmata, perchè disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. La grande parabola del giudizio universale invita tutti i cristiani ad agire con misericordia in questa consapevolezza.

Disarmante

La pace non è una speranza che scade. Papa Leone sottolinea che questo dono “ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza”. Resiste alla violenza “e la vince”. Quella della pace è anche una proiezione permanente. “Ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida basta, alla pace - si legge ancora nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace - si sussurra per sempre”. La vera pace è priva di odio e di rancore. Scaturisce da bontà e tenerezza.

La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cfr Lc 2,13-14). Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio.

Disarmando

La pace non è solo una speranza. Deve anche essere un'azione da realizzare per esprimere una simultaneità tra gli sforzi e i passi concreti da compiere per promuovere una autentica riconciliazione. Nel tempo del gerundio, il verbo disarmando è soprattutto un richiamo ad un impegno quotidiano. All’Angelus del primo gennaio 2026 l’appello del Pontefice è una esortazione ad edificare la pace ogni giorno.

Carissimi, con la grazia di Cristo, incominciamo da oggi a costruire un anno di pace, disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza.

Disarmare

Nella filosofia, e non solo, il tempo dell’infinito esprime un orizzonte senza limiti. Incontrando gli operatori della comunicazione, il 12 maggio del 2025, Papa Leone invita rappresentanti dei media di tutto il mondo ad estendere questo sforzo per la pace nella quotidianità.

Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana.

La scultura con la pistola annodata dell'artista svedese Carl Fredrik Reutersward.
La scultura con la pistola annodata dell'artista svedese Carl Fredrik Reutersward.   (Lomonaco)

Gesù non porta armature

Quella di Gesù è una Parola disarmata. Ma la Parola di Dio, sottolinea Papa Leone nell’omelia durante la Santa Messa per il Giubileo della spiritualità mariana - è “viva” e “tagliente” più di “ogni spada a doppio taglio”. Il Pontefice ricorda la vicenda di Naamàn, comandante dell'esercito del re di Aram, rammentata nel Secondo libro dei Re: “La sua armatura, quella stessa che gli procura fama, in realtà copre un’umanità fragile, ferita, malata. Questa contraddizione spesso la ritroviamo nelle nostre vite: a volte i grandi doni sono l’armatura per coprire grandi fragilità”. Il Pontefice spiega che l’amore di Dio è gratuito. “Se Naamàn avesse continuato solo ad accumulare medaglie da mettere sulla sua armatura, alla fine sarebbe stato divorato dalla lebbra: apparentemente vivo, sì, ma chiuso e isolato nella sua malattia. Da questo pericolo ci libera Gesù, Lui che non porta armature, ma nasce e muore nudo”.

Pace disarmata e disarmante

Numerose guerre lacerano oggi il mondo e in molti Paesi prevale la logica del riarmo. Ma la speranza per la pace è perseverante perché i tempi e i ritmi della storia umana sono destinati a disarmare parole e azioni contro la fratellanza. Nella prima benedizione Urbi et Orbi, l'8 maggio 2025, Papa Leone utilizza questo verbo già in forme che, facendo leva sul  Vangelo, si protendono verso l’eternità.

“La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”.

Papa Leone esorta a volgere lo sguardo a Gesù, “la nostra pace”. Cristo è per il mondo luce disarmata e misericordiosa che accompagna l’uomo nel suo cammino, anche e soprattutto nei momenti più oscuri. I governanti, in particolare, sono chiamati a seguire l’esempio di Gesù e a compiere ogni sforzo per dare al mondo il dono più grande. Si conquista senza armi: è la pace.

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02 gennaio 2026, 13:30