Le conseguenze di un attacco aereo israeliano nella città meridionale di Nabatieh Le conseguenze di un attacco aereo israeliano nella città meridionale di Nabatieh  (AFP or licensors)

Libano, salgono a 3.150 i morti dall'inizio della guerra: evacuati 10 villaggi al sud

Sul piano politico, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha affermato che "arrendersi significa essere sterminati", definendo quella in corso una "minaccia esistenziale" per il Libano. Da Washington è arrivata la replica del segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha accusato il movimento sciita di portare avanti una "campagna deliberata per destabilizzare il Libano" e ha ribadito che "Israele ha sempre il diritto di difendersi".

Vatican News

Ieri il Centro per le operazioni d’emergenza del ministero della Salute libanese ha riferito che i morti dall’inizio dell’offensiva israeliana del 2 marzo sono saliti a 3.151 e i feriti sono 9.571. Un dato che non accenna a diminuire: sono 28 i decessi registrati nelle ultime 24 ore. Le vittime più recenti, nonostante il cessate-il-fuoco mediato dagli Stati Uniti tra Israele e Libano e le voci di un possibile accordo tra Washington e Teheran, si concentrano soprattutto nella regione di Nabatiyeh, nel sud del Paese, colpita da intensi bombardamenti.

Le ostilità sul terreno continuano

A confermare la prosecuzione delle operazioni è stato il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, che ha approvato il proseguimento dell’offensiva nonostante le indiscrezioni secondo cui le trattative in corso tra Stati Uniti e Iran avrebbero potuto favorire una riduzione delle attività militari. A Washington, Israele e Libano hanno nel frattempo concordato di prorogare di altri 45 giorni la tregua raggiunta nelle scorse settimane. Sul terreno, tuttavia, le ostilità continuano. Ieri l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di dieci località nel Libano meridionale e nella Valle della Bekaa occidentale. Nelle stesse ore sono risuonate sirene d’allarme nel nord di Israele per il lancio di un velivolo proveniente dal Libano e nuovi raid israeliani hanno colpito le località di Harouf e Choukin. Hezbollah ha rivendicato diversi attacchi contro postazioni e mezzi israeliani lungo il confine.

La posizione americana

Proprio il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ieri ha ribadito che «arrendersi significa essere sterminati», definendo quella in corso una «minaccia esistenziale» per il Libano. Da Washington è arrivata la replica del segretario di Stato americano, Marco Rubio, che ha accusato il movimento sciita di portare avanti una «campagna deliberata per destabilizzare il Libano» e, durante una visita in India, il capo della diplomazia americana ha inoltre sottolineato che «Israele ha sempre il diritto di difendersi», affermando che ogni Stato ha il diritto di reagire agli attacchi subiti e di prevenirli.

Una situazione fragile al confine

Nelle prime ore di oggi Israele ha annunciato la morte del sergente Nehoray Leizer, 19 anni, caduto in combattimento nel sud del Libano. Il bilancio israeliano dall’inizio delle ostilità sale così a 24 morti, tra cui 23 militari. Sempre questa mattina, droni israeliani hanno colpito due veicoli e una motocicletta nel distretto di Nabatiyeh, provocando tre vittime. Poco dopo, nuove sirene sono tornate a suonare nel nord di Israele per il lancio di droni provenienti dal Libano. Intanto stanno emergendo nuovi dettagli sull’intensità degli scontri registrati domenica. Secondo il quotidiano libanese francofono L’Orient-Le Jour, le Forze di difesa israeliane hanno effettuato 85 raid contro 36 obiettivi nel Libano meridionale, prendendo di mira edifici, abitazioni e attività commerciali. I droni israeliani avrebbero inoltre colpito 25 obiettivi distribuiti in 16 villaggi, inclusi veicoli e motociclette, provocando ulteriori vittime. A ciò si aggiungono intensi bombardamenti di artiglieria su 15 località del sud del Paese. Da parte sua, Hezbollah ha rivendicato 28 attacchi contro installazioni militari israeliane sia nei territori libanesi occupati sia nel nord dello Stato ebraico. La situazione lungo il confine resta estremamente fragile.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

25 maggio 2026, 12:12