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Una fotografia scattata dalla zona meridionale di Marjayoun mostra i razzi lanciati dall'esercito israeliano che piombano sul villaggio di Arnoun, in Libano Una fotografia scattata dalla zona meridionale di Marjayoun mostra i razzi lanciati dall'esercito israeliano che piombano sul villaggio di Arnoun, in Libano  (AFP or licensors)

Libano, Onu: dall'inizio della guerra sono morti 200 bambini

Dall’entrata in vigore della tregua, il bilancio parla di 23 bambini morti e 93 feriti. Circa 770.000 minori in Libano vivrebbero in una condizione di forte vulnerabilità psicologica. Parallelamente, a Washington è ripreso il terzo ciclo di colloqui diretti tra Israele e Libano, mediati dagli Stati Uniti

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Nonostante il cessate-il-fuoco annunciato il 17 aprile, il Libano continua a contare vittime, soprattutto tra i più piccoli. Secondo l’Unicef, almeno 200 bambini sono morti e 806 sono rimasti feriti dall’inizio degli attacchi israeliani del 2 marzo, in piena guerra regionale contro l’Iran combattuta da Israele insieme agli Stati Uniti. Soltanto negli ultimi otto giorni, riferisce l’agenzia delle Nazioni Unite, almeno 59 minori sono stati uccisi o feriti. Dall’entrata in vigore della tregua, il bilancio parla di 23 bambini morti e 93 feriti.

Le conseguenze su centinaia di migliaia di minori

L’Unicef denuncia come le violenze stiano lasciando conseguenze profonde e durature su centinaia di migliaia di minori. Circa 770.000 bambini in Libano vivrebbero in una condizione di forte vulnerabilità psicologica segnata da paura, insonnia, ansia e senso di disperazione. Anche perché le strutture sanitarie e i programmi di assistenza faticano a rispondere ai bisogni umanitari. Secondo il ministero della Salute libanese, il conflitto ha causato complessivamente 2.882 morti e 8.768 feriti. Sul terreno, intanto, gli scontri proseguono. Nelle ultime ore almeno quattro persone sono morte e due sono rimaste ferite nei raid israeliani contro Harouf, nel distretto meridionale di Nabatiyeh, dove è stato distrutto anche un edificio vicino al municipio.

Terzo ciclo di colloqui diretti tra Israele e Libano

Segnali di speranza potrebbero provenire da Oltreoceano perché, parallelamente, a Washington è ripreso il terzo ciclo di colloqui diretti tra Israele e Libano, mediati dagli Stati Uniti. Beirut spera che i negoziati possano portare a un nuovo accordo di cessate-il-fuoco e affrontare questioni rimaste aperte, dal ritiro israeliano dal Libano meridionale fino al disarmo di Hezbollah. Secondo fonti libanesi, il governo di Beirut considera decisivo il ruolo dell’amministrazione Trump e punta innanzitutto a ottenere una cessazione completa delle ostilità.

Le ultime da Pechino

I negoziati si inseriscono in un quadro regionale ancora estremamente instabile. A Pechino, durante il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, il presidente statunitense ha dichiarato che la campagna militare contro l’Iran «continuerà», pur sostenendo che sia Washington sia Pechino vogliono evitare che Teheran sviluppi un’arma nucleare e desiderano la riapertura dello Stretto di Hormuz. La Cina, da parte sua, ha ribadito che «la guerra non sarebbe mai dovuta iniziare» e ha chiesto di mantenere aperta la strada del dialogo e delle rotte marittime. Secondo quanto riportato da The Wall Street Journal, durante il conflitto anche l’Arabia Saudita avrebbe condotto raid contro siti iraniani di droni e missili, colpendo pure obiettivi in Iraq legati alle milizie sostenute da Teheran. Il Financial Times riferisce inoltre che Riad starebbe lavorando a un possibile “patto di non aggressione” regionale sul modello del processo di Helsinki degli anni Settanta, nel tentativo di costruire un nuovo quadro di sicurezza mediorientale dopo la guerra. Un progetto che, secondo fonti diplomatiche, sarebbe sostenuto anche da diversi Paesi europei.

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15 maggio 2026, 09:51