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Il patriarca maronita Elias Hoyek Il patriarca maronita Elias Hoyek

A Dimane la beatificazione di Elia Hoyek, protagonista del Grande Libano

Alla presenza del cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi e rappresentante del Papa, oggi pomeriggio viene elevato agli onori degli altari il patriarca maronita di Antiochia e di tutto l'Oriente dal 1899 al 1931. Il postulatore: uomo di preghiera e difensore dei poveri ha fatto della carità il criterio di ogni scelta pastorale. La Divina Liturgia viene presieduta dal cardinale Béchara Bourtos Raï.

di Hanna Alwan* 

Uomo di Dio, padre del suo popolo, protagonista della nascita del Grande Libano e instancabile promotore della vita ecclesiale e sociale. È il ritratto del patriarca maronita Elia Pietro Hoyek che nel pomeriggio di oggi, sabato 25 luglio, viene beatificato nel Paese dei Cedri. La Divina Liturgia ha luogo presso la residenza estiva patriarcale di Dimane e viene presieduta dal cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti. In rappresentanza del Papa partecipa il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi. 

Radicato nella fede e nell'amore totale a Dio 

Con la beatificazione del patriarca Elia, la Chiesa maronita e il Libano celebrano dunque una delle personalità più significative della loro storia religiosa e nazionale. Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente dal 1899 al 1931, Hoyek fu un pastore profondamente radicato nella fede, animato da un amore totale per Dio e da una fiducia assoluta nella Divina Provvidenza. «Dio provvederà» era il motto che guidava ogni sua decisione e che sintetizzava una spiritualità vissuta con radicalità evangelica. Uomo di preghiera, di umiltà e di integrità, difensore dei poveri e degli oppressi, seppe unire alla contemplazione una straordinaria capacità di governo, facendo della carità il criterio di ogni scelta pastorale.

Dal Libano a Roma 

Nato nel dicembre del 1843 a Helta, nel Libano settentrionale, compì gli studi nei seminari del suo Paese prima di trasferirsi a Roma, dove frequentò il Collegio Urbano di Propaganda Fide. Ordinato sacerdote il 5 giugno 1870 e dottore in Teologia pochi mesi dopo, rientrò in patria deciso a mettere le proprie capacità al servizio della Chiesa maronita. Dopo aver insegnato Teologia morale, fu chiamato a ricoprire importanti incarichi presso il Patriarcato Maronita come segretario patriarcale. La sua competenza, unita a una riconosciuta rettitudine morale, lo rese ben presto uno dei più stretti collaboratori dei patriarchi.

La Congregazione delle suore maronite della Sacra Famiglia

Nel 1889 fu consacrato vescovo titolare di Arca e vicario patriarcale. Da quel momento svolse delicate missioni diplomatiche presso la Santa Sede, in Francia, Austria e nell’Impero Ottomano, contribuendo alla riapertura del Pontificio Collegio Maronita di Roma e rafforzando la presenza della Chiesa maronita in Terra Santa e in Egitto. Nel 1895 fondò inoltre la Congregazione delle suore maronite della Sacra Famiglia, destinata a svolgere un’importante missione educativa, sociale e sanitaria.

Il sogno del Grande Libano 

Eletto patriarca nel 1899, guidò la Chiesa maronita per oltre trent’anni, segnati da grandi trasformazioni politiche e da drammatiche sofferenze. Durante la prima guerra mondiale, mentre il Libano era devastato dalla carestia, ordinò di aprire le porte del Patriarcato e dei monasteri affinché diventassero rifugio per migliaia di persone affamate. La sua carità pastorale rimane ancora oggi una delle pagine più luminose della storia del Paese.

Alla sua opera pastorale si affiancò un decisivo impegno sul piano nazionale. Nel 1919 rappresentò il Libano alla Conferenza di pace di Versailles, sostenendo con determinazione il diritto del suo popolo a uno Stato indipendente. Un anno più tardi, il 1° settembre 1920, fu testimone della proclamazione del Grande Libano da parte del generale Henri Gouraud, evento che ancora oggi lega indissolubilmente il suo nome alla nascita dello Stato libanese.

La santità come tesoro prezioso della Chiesa 

Convinto che la santità fosse il tesoro più prezioso della Chiesa, seguì personalmente le prime iniziative volte a promuovere le cause dei santi maroniti Charbel Makhlouf, Nimatullah Hardini, santa Rafqa e dei fratelli martiri Massabki, incoraggiandone il riconoscimento ufficiale da parte della Santa Sede.

Elia Hoyek morì nella notte di Natale del 1931. La notizia della sua scomparsa suscitò una profonda commozione in tutto il Libano: le campane delle chiese suonarono a lutto e migliaia di fedeli accorsero a rendere omaggio a quello che già chiamavano spontaneamente «il patriarca santo». Da allora la sua tomba è diventata meta di continui pellegrinaggi e numerose grazie sono state attribuite alla sua intercessione.

La Causa di beatificazione 

Nel maggio del 1936, durante la traslazione del corpo da Bkerké al monastero della Sacra Famiglia di Ebrine, la salma fu trovata incorrotta, come attestano i verbali ufficiali dell’epoca. Lo stesso fenomeno è stato nuovamente constatato il 18 aprile 2026, in occasione della ricognizione canonica delle reliquie prevista per la conclusione della Causa. La Causa di beatificazione, avviata ufficialmente dalla Congregazione delle suore maronite della Sacra Famiglia nel 2010, ha conosciuto una tappa fondamentale il 6 luglio 2019, quando Papa Francesco ha riconosciuto l’eroicità delle virtù del patriarca, proclamandolo venerabile.

Successivamente è stato esaminato un miracolo attribuito alla sua intercessione: la guarigione inspiegabile di un militare dell’esercito libanese appartenente alla comunità drusa. Dopo il giudizio favorevole della consulta medica, dei consultori teologi e della sessione ordinaria dei cardinali e vescovi del Dicastero delle Cause dei santi, Leone XIV ha autorizzato il decreto di beatificazione il 22 maggio 2026. Il Pontefice ha inoltre stabilito che la memoria liturgica del nuovo beato venga celebrata ogni anno il 5 giugno, anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

Testimone di speranza 

La beatificazione di Elia Pietro Hoyek rappresenta molto più del riconoscimento delle virtù di un grande patriarca. Essa restituisce alla Chiesa e al Libano un modello di pastore capace di coniugare contemplazione e azione, fede e responsabilità civile, amore per Dio e servizio al popolo e alla patria. In un tempo segnato da profonde crisi, la sua testimonianza continua a indicare una strada di speranza fondata sulla fiducia nella Provvidenza, sulla difesa della dignità umana e sull’impegno instancabile per il bene comune.

La preghiera

L’intera spiritualità del beato Hoyek trova una sintesi luminosa in questa sua preghiera: «Mio Dio, concedimi di vivere e di morire in modo da essere sempre a Te gradito. Signore mio, donami la grazia della tua benevolenza, perché essa è il mio bene, il mio tesoro, la mia gloria, la mia vita, la mia speranza, la mia gioia, il mio unico desiderio e il mio tutto. Guidami, conducimi e illumina la mia mente con la luce della tua infinita sapienza, poiché confido unicamente nella tua misericordia e in null’altro. Non desidero altro che compiere la tua santa volontà ed essere sempre gradito ai tuoi occhi. Amen».

*Postulatore

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25 luglio 2026, 14:19