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Il monumento ai martiri di Santander, il patriarca maronita Elias Hoyek, Costantino Vendrame, missionario salesiano in India Il monumento ai martiri di Santander, il patriarca maronita Elias Hoyek, Costantino Vendrame, missionario salesiano in India

Saranno beati 80 martiri della guerra civile spagnola e il patriarca maronita Hoyek

Il Papa autorizza la promulgazione di sei Decreti del Dicastero delle Cause dei Santi. Saranno beati i martiri di Santander e il patriarca libanese Hoyek. Diventano venerabili il missionario salesiano Costantino Vendrame, il carmelitano scalzo del Camerun fra Jean Thierry, la religiosa spagnola María Ana Alberdi Echezarreta e il fratello laico cappuccino fra Nazareno da Pula

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Fedeli al loro popolo nella persecuzione o nella prova. È la storia degli 80 martiri di Santander, in Spagna, e del patriarca maronita libanese Elias Hoyek che saranno prossimamente beati. Leone XIV, nell’udienza di oggi, 22 maggio, al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, ha autorizzato la promulgazione dei relativi decreti. Diventano venerabili il giovane carmelitano scalzo camerunense fra Jean-Thierry di Gesù Bambino e della Passione, la religiosa concezionista francescana spagnola Madre María Ana Alberdi Echezarreta e gli italiani Fra Nazareno da Pula, frate cappuccino, chiamato “il santo delle caramelle”, e Costantino Vendrame, missionario salesiano in India, “povero tra i poveri”.

Testimoni della fede durante la persecuzione religiosa in Spagna

È nella guerra civile spagnola degli anni ’30 del secolo scorso e nella conseguente persecuzione religiosa che si inserisce la testimonianza di fede e di amore dei Servi di Dio Francisco Gonzáles de Córdova e di 79 compagni: alcuni gettati in mare con mani e piedi legati e una pietra attaccata al corpo; altri scomparsi sulla nave-prigione “Alfonso Pérez”; altri ancora uccisi e bruciati; alcuni morti in una sorta di campo di concentramento. Degli 80, 67 erano sacerdoti, 3 religiosi carmelitani, 3 seminaristi e 7 laici.

La vicenda di Francisco Gonzáles de Córdova è espressione di grande fedeltà alle persone che accompagnava nel suo ministero di sacerdote nella parrocchia di Santa María del Puerto a Santoña. Durante la persecuzione rifiuta di fuggire nonostante i divieti di celebrare la Messa e impartire i sacramenti. Viene fatto prigioniero e portato sulla nave trasformata in carcere, nella stiva continua a confessare i prigionieri e a recitare il rosario ogni giorno. Quando viene chiamato per l’esecuzione, chiede di essere l’ultimo per poter assolvere e benedire i compagni. Aveva 48 anni.

Padre del Grande Libano

Il miracolo che porterà alla beatificazione il patriarca maronita libanese Elias Hoyek risale al 1965 con la guarigione dell’ufficiale dell’esercito Nayef Abou Assi, musulmano di etnia drusa, malato di “spondilolisi bilaterale” cronica, svegliatosi un giorno completamente sano dopo aver sognato il patriarca. Nato il 4 dicembre 1843 a Helta (Libano), Elias Hoyek entra in seminario a 16 anni, giunge a Roma per studiare teologia e qui viene ordinato sacerdote nel 1870. Tornato in Libano, insieme a Madre Rosalie Nasr, fonda a Ebrine la Congregazione delle Suore Maronite della Sacra Famiglia, primo Istituto Religioso femminile di vita apostolica nella Chiesa Maronita. Viene eletto Patriarca di Antiochia dei Maroniti nel 1899 e per trent’anni cura la formazione del clero e la catechesi dei fedeli. Diventa punto di riferimento della società libanese che aspirava all’indipendenza dall’impero ottomano, intrecciando rapporti con le autorità e difendendo il suo popolo. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, apre le porte di conventi e monasteri per dare da mangiare a chi era stremato dal conflitto, indipendentemente dalla fede religiosa: viene condannato dalle autorità ottomane alla deportazione, ma la riesce ad evitare grazie all’intervento del Papa e della diplomazia austro-ungarica. Nel 1920 nasce il nuovo Stato del Grande Libano al quale contribuisce partecipando alle trattative con le autorità dell’Impero ottomano. Muore nel 1931 a Bkerké. Era uomo di dialogo, di grande carità pastorale, visse all’insegna della povertà evangelica, godendo di affetto e stima tanto da essere chiamato “Padre del Grande Libano”.

Fra Nazareno da Pula, il carmelitano scalzo del Camerun fra Jean Thierry, la religiosa spagnola María Ana Alberdi Echezarreta
Fra Nazareno da Pula, il carmelitano scalzo del Camerun fra Jean Thierry, la religiosa spagnola María Ana Alberdi Echezarreta

Offrire la propria vita per le vocazioni

Diventa venerabile il frate carmelitano scalzo camerunense Jean-Thierry di Gesù Bambino e della Passione, scomparso a 23 anni a Legnano, in Italia, nel 2005 a causa di tumore osseo al ginocchio. “Quanta luce, quanta luce… Com’è bello Gesù!”: sono le sue ultime parole prima di morire. Una vita all’insegna della forte devozione mariana, della preghiera costante del Rosario, una vita animata dal desiderio di essere un altro Cristo per gli altri. Nato nel 1982, la sua vocazione nasce prestissimo, all’età di 8-9 anni, grazie all’incontro con un missionario Oblato di Maria Immacolata in Camerun. Nel 2003 è accolto nella famiglia dei carmelitani scalzi. L’anno successivo scopre di essere malato e gli viene amputata una gamba. I suoi confratelli lo trasferiscono in Italia per le cure ma non c’è più molto da fare, viene inoltrata la richiesta per la professione religiosa “in articulo mortis” e l’8 dicembre 2005 Jean-Thierry veste l’abito del Carmelo ed emette la professione solenne. Chiede allora di pregare non più per la sua guarigione ma per le vocazioni, per le quali offre la sua vita. Muore il 5 gennaio 2006.

Farsi santa nella carità

Dolcezza e carità hanno segnato la vita della nuova venerabile Madre María Ana Alberdi Echezarreta, religiosa spagnola, nata nei Paesi Baschi nel 1912. Orfana a soli 7 anni di entrambi i genitori, inizia a lavorare molto presto ma scopre la sua vocazione religiosa grazie all’incontro con un sacerdote. Nel 1932, a Madrid, veste l’abito bianco delle Suore concezioniste francescane, 4 anni dopo emette la professione solenne. Irrompe poi la guerra civile spagnola ed è costretta ad abbandonare il suo monastero dove farà ritorno diventando prima maestra delle novizie e poi nel 1953 badessa, rieletta più volte nei successivi Capitoli. Un compito non semplice dopo la guerra e dopo il Concilio Vaticano II, in seguito al quale lavora alla revisione delle Costituzioni dell’Ordine. Guida la sua comunità con sapienza e mitezza, infondendo pace in chi incontrava. Nel 1998 diventa inferma a causa di una malattia che la porta alla morte. Il proposito della sua vita è stato quello di farsi santa amando.

Povero tra i poveri

Diventa venerabile anche il salesiano Costantino Vendrame che ha speso gran parte della sua vita tra i poveri in India, testimoniando l’amore di Dio sempre con il sorriso, diventando un grande esempio di carità evangelica. Nato in provincia di Treviso nel 1893 in una famiglia di saldi valori cristiani, sceglie la strada del sacerdozio fin da giovane e si affida ai salesiani esprimendo il suo amore per la missione. Ordinato sacerdote il 15 marzo 1924 a Milano, riceve il 5 ottobre il crocifisso missionario a Torino, nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Parte quindi per l’India, prima nell’Assam, poi nel Tamil Nadu. Si fa povero tra i poveri, percorre a piedi grandi distanze attirando a Cristo numerose persone. Costretto a un’interruzione forzata durante il Secondo Conflitto Mondiale è imprigionato con molti altri, ma anche qui mostra una forza spirituale che consola e sostiene i compagni di prigionia. Colpito da una grave forma di artrosi, muore a Dibrugarh, in India, il 30 gennaio 1957, alla vigilia della festa di san Giovanni Bosco.

Il santo delle caramelle

Caramelle all’arancio e al limone erano le compagne di viaggio di fra Nazareno da Pula: donandole raccomandava di dire un’Ave Maria alla Madonna mangiandone una. Per questo motivo è conosciuto come il “santo delle caramelle” che ancora oggi i suoi confratelli cappuccini distribuiscono ai fedeli, dopo averle benedette nella sua celletta, nel Santuario dedicato alla Madonna della Consolazione, voluto dallo stesso fra Nazareno, a Pula, vicino Cagliari. Nato in questo piccolo comune sardo nel 1911 in una numerosa famiglia contadina, Giovanni Zucca durante la Seconda Guerra Mondiale viene inviato in Africa e, catturato dagli inglesi in Etiopia nel 1941, viene tenuto prigioniero per circa 4 anni. Al suo ritorno incontra Padre Pio da Pietrelcina, esprimendogli il desiderio di farsi frate e di stargli accanto, ma lui lo invita a tornare in Sardegna per portare avanti la vocazione nella sua terra. Nel 1951 Giovanni, a 39 anni, fa richiesta di entrare come fratello laico nell’ordine dei Frati Cappuccini della Sardegna.  Ammesso al noviziato nel convento di Sanluri, riceve l’abito dei Cappuccini, assumendo il nome di fra Nazareno. Uomo di preghiera, disponibile a svolgere i lavori più diversi sempre con umiltà, questuante, cuoco, giardiniere, dal 1986 si stabilisce in una piccola casa nella campagna di Pula, dove da lì a qualche anno verrà eretto il Santuario dedicato alla Madonna. Proprio lì riposa il suo corpo dopo la morte avvenuta nel 1992 a causa di un tumore.

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22 maggio 2026, 12:11