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Graffito intitolato "The Harshness Of War" sul Muro di Berlino Graffito intitolato "The Harshness Of War" sul Muro di Berlino

Non sono le armi a custodire la pace

Dalla Pacem in terris al Concilio Vaticano II, fino a Francesco e a Leone XIV, il magistero della Chiesa indica nel disarmo, nella fiducia tra i popoli e nel diritto internazionale le condizioni autentiche della pace. La storia contemporanea e gli studi sulla deterrenza mostrano infatti i limiti di una sicurezza fondata sull'equilibrio della paura

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

La storia moderna ci ha insegnato come la pace fondata sulla minaccia delle armi non sia una pace solida, ma un equilibrio precario, esposto all’errore, all’escalation e alla paura. La deterrenza promette sicurezza attraverso la forza, ma i fatti mostrano invece che l’accumulo degli armamenti tende ad alimentare tensioni, incidenti, conflitti per procura e nuove forme di instabilità. Il Concilio Vaticano II ha definito la corsa agli armamenti "una delle piaghe più gravi dell'umanità" e ha affermato che la pace non nasce dalla paura delle armi, ma dalla fiducia reciproca, dalla giustizia e dal diritto. San Giovanni XXIII, nella Pacem in terris, ha chiesto una riduzione simultanea e concordata degli armamenti, indicando come approdo necessario il loro superamento, perché la vera pace non può poggiare su arsenali contrapposti. Papa Leone XIV, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026, ha scritto che "la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza".

La lezione della storia contro la deterrenza

L’idea della deterrenza sostiene che il possesso di una forza militare tale da scoraggiare l’avversario impedisca la guerra. Ma ciò che avvenne in Europa prima del 1914 dimostra il contrario: i grandi riarmi navali e terrestri non fermarono il conflitto, bensì contribuirono a creare un clima di sospetto, rigidità strategica e mobilitazione permanente che rese la crisi irreversibile. Anche la Guerra fredda, spesso evocata come prova dell’efficacia della deterrenza, fu in realtà caratterizzata da crisi ad altissimo rischio, a causa delle quali il mondo sfiorò più volte la catastrofe nucleare. Lo stesso Leone XIV ha ricordato recentemente un fatto eloquente: il 26 settembre 1983 la decisione individuale dell’ufficiale sovietico Stanislav Petrov evitò che un falso allarme producesse una possibile guerra atomica globale. Se la pace dipende dunque dalla capacità di distruzione e da sistemi d'arma mantenuti in stato di allerta, basta un errore tecnico, un incidente o un calcolo sbagliato per precipitare nell’abisso. Una pace appesa a un errore mancato non è una pace garantita dalle armi, ma una tregua minacciata dalle armi stesse.

Le evidenze degli studi empirici

Anche le ricerche empiriche non autorizzano affatto a dire che più armi significhino automaticamente più pace. Diversi studi quantitativi mostrano un'associazione statisticamente significativa tra l'aumento delle importazioni di armi e una maggiore probabilità di conflitti interni nei contesti più fragili, pur senza dimostrare un rapporto causale necessario. Ma le evidenze disponibili mostrano come la deterrenza non costituisca un fondamento storicamente affidabile della pace.

Le riflessioni di Bobbio e Galtung

Già Norberto Bobbio, giurista laico attento al dato storico, riconosceva che "il modo più sicuro per eliminare la guerra sarebbe distruggere le armi", ma giudicava politicamente complesso questo processo se affidato agli Stati stessi. In proposito, il filosofo, con un’immagine colorita e paradossale, li paragonava a un "congresso di ubriaconi" chiamato a vietare l’alcool. Ma da ciò Bobbio non ricavava una giustificazione della deterrenza, piuttosto l'esigenza di rafforzare istituzioni giuridiche sovranazionali, capaci di imporre vincoli reali alla sovranità armata degli Stati. Johan Galtung, padre degli studi sulla “peace research”, sosteneva che la “pace negativa” - semplice assenza di guerra - è intrinsecamente instabile se non si interviene sulle strutture di violenza e ingiustizia che la alimentano. Galtung insisteva sul fatto che la sicurezza basata sulle armi produce solo tregue precarie; la “pace positiva” esige disarmo progressivo, mediazione dei conflitti e costruzione di istituzioni capaci di trasformare le controversie senza ricorso alla minaccia armata.

Il magistero di Leone XIV e Francesco

Su questo punto il magistero più recente è diventato ancora più esplicito. Papa Francesco ha definito la deterrenza nucleare "inadeguata" alle minacce del nostro tempo e ha affermato che il possesso stesso delle armi nucleari è immorale. Papa Leone XIV ha spinto oltre questa diagnosi, scrivendo nel testo introduttivo del volume Disarmata e disarmante. La pace è un dono: "Soprattutto nell’era atomica, l’affermazione della verità deve farsi strada: non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo".

Il prezzo del riarmo

Nel medesimo Messaggio per la Giornata della Pace, Leone XIV ha anche ricordato che nel 2024 la spesa militare mondiale è cresciuta del 9,4% sull’anno precedente, raggiungendo 2.718 miliardi di dollari, pari al 2,5% del PIL mondiale. Sono cifre enormi, che mostrano come il riarmo non sia un’eccezione ma una tendenza strutturale, e che confermano un punto essenziale del magistero: ogni risorsa investita nella corsa agli armamenti è sottratta, almeno in parte, a educazione, salute, cooperazione e sviluppo umano. Alla prova dei documenti, dei dati e delle crisi che hanno segnato l’età contemporanea, la deterrenza non appare come un fondamento sicuro della pace, ma come un meccanismo fragile che normalizza la paura e rende sempre disponibile la violenza. La tesi più realistica non è che gli arsenali salvino il mondo, ma che un mondo saturo di armi diventi più instabile, più costoso ed esposto all’irreparabile. Anche il diritto degli Stati alla legittima difesa di fronte a un'aggressione, riconosciuto dalla dottrina sociale della Chiesa e dal diritto internazionale, non coincide con l'affermazione che la deterrenza armata costituisca il fondamento della pace.

La pace nasce dal disarmo

Per questo il disarmo non è un sentimentalismo astratto, ma un’esigenza storica, morale e politica. La tradizione della Chiesa, da Pacem in terris al Concilio, fino a Francesco e a Leone XIV, converge su un punto preciso: la pace vera non nasce dall’equilibrio della minaccia, ma dalla fiducia, dal diritto internazionale, dalla diplomazia e da un paziente disarmo materiale e spirituale.

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31 luglio 2026, 10:42