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La Santa Sede sul disarmo: la pace non si può raggiungere solo con la deterrenza

Il sottosegretario per il Settore Multilaterale della Sezione Relazioni con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, monsignor Daniel Pacho, è intervenuto il 25 febbraio a Ginevra alla sessione 2026 della Conferenza sul disarmo e al Segmento di Alto Livello della 61ª Sessione Ordinaria del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite

Vatican News

Bisogna superare l’idea che “la pace possa essere raggiunta solo attraverso la forza e la deterrenza. In realtà, la deterrenza alimenta la proliferazione e può fallire, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’umanità e per le generazioni future”. È l’appello della Santa Sede alla sessione 2026 della Conferenza sul disarmo, tenuta oggi, 25 febbraio, nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra, e rivolto dal sottosegretario per il Settore Multilaterale della Sezione Relazioni con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, monsignor Daniel Pacho. Il rappresentante della Santa Sede ha sottolineato che “affinché l’umanità possa avanzare verso una pace autentica e duratura”, è fondamentale che la Conferenza sul Disarmo “giunga a accordi concreti e duraturi di disarmo per il bene comune di tutti i popoli”.

L'importanza della verifica per il controllo degli armamenti

Le proposte concrete della Santa Sede riguardano l’avvio di “discussioni sulla verifica al fine di informare eventuali futuri negoziati sul disarmo e sul controllo degli armamenti, incluso il disarmo nucleare”. Questo lavoro sulla verifica “rappresenta un’importante misura di rafforzamento della fiducia” ed è fondamentale “per garantire l’efficacia dei trattati”. Inoltre, alla luce dell’aumento delle spese militari, è fondamentale “considerare l’opportunità di riprendere discussioni formali sulle limitazioni degli armamenti e sul disarmo generale e completo, sotto sistemi di controllo e sicurezza”.

Non basta la deterrenza, vanno ridotti ed eliminati gli arsenali

Monsignor Pacho ha anche ricordato che la Santa Sede rimane “profondamente preoccupata” per la minaccia esistenziale rappresentata dalle armi nucleari e dalla loro proliferazione. “Il concetto di potenza militare come deterrenza – ha sottolineato - in particolare la deterrenza nucleare, si fonda sull’idea irrazionale che le relazioni tra le nazioni debbano basarsi sulla paura e sulla minaccia della forza piuttosto che sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia”. Se non si accompagna questo percorso sulla deterrenza con maggiori sforzi diplomatici, l’umanità rischia di essere spinta “sull’orlo della devastazione e della distruzione”. Per questo, in vista della prossima Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari (TNP), la Santa Sede “invita gli Stati dotati di armi nucleari a impegnarsi in negoziati in buona fede per ridurre e, in ultima analisi, eliminare i propri arsenali”.

No alla militarizzazione dello spazio

Denunciano poi la “la militarizzazione dello spazio extra-atmosferico” che porterà purtroppo alla sua armamentizzazione, la Santa Sede ritiene essenziale che “l’esplorazione e l’uso dello spazio extra-atmosferico siano preservati esclusivamente per fini pacifici”. Chiede inoltre che venga istituita immediatamente “una moratoria sullo sviluppo e sull’impiego di sistemi d’arma autonomi letali”. Perché quando le armi autonome “diventano” i combattenti, scompare la peculiare capacità umana di giudizio morale e di decisione etica. Per questo “è fondamentale mantenere il controllo e il giudizio umano nell’uso della forza”.

Diritti umani, non c'è più un linguaggio condiviso

Sempre oggi monsignor Daniel Pacho è intervenuto a Ginevra al Segmento di Alto Livello della 61ª Sessione Ordinaria del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, lamentando che “il progetto dei diritti umani sta attualmente attraversando una crisi di credibilità”, e che i principi fondamentali del sistema, quali la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, i Patti e i Trattati sui Diritti Umani, “non sono più considerati un ‘linguaggio condiviso’ e un ‘programma comune’, ma sono piuttosto oggetto di reinterpretazione o di adesione selettiva”.

Dialogo radicato nella dignità inalienabile della persona umana

Una problematica aggravata “dalla proliferazione dei cosiddetti ‘nuovi diritti’, con il paradosso, denunciato da Papa Leone XIV, che “il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino il diritto alla vita vengono limitati in nome di altri cosiddetti nuovi diritti”. Per questo, ha concluso monsignor Pacho, e per preservare i progressi degli ultimi otto decenni, “faticosamente conseguiti dalla fondazione delle Nazioni Unite”, è necessario “tornare all’unica via capace di generare pace: un dialogo saldamente radicato nella dignità inalienabile della persona umana, dono di Dio”.

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25 febbraio 2026, 17:29