La beatificazione di Jan Bula e Václav Drbola, sacerdoti, a Brno, nella Repubblica Ceca La beatificazione di Jan Bula e Václav Drbola, sacerdoti, a Brno, nella Repubblica Ceca

Jan Bula e Václav Drbola beati, Czerny: testimoni coraggiosi del Vangelo e della libertà

Nel pomeriggio di oggi a Brno la beatificazione dei due primi sacerdoti cechi martiri del comunismo. Il prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale: non erano attivisti politici, ma pastori desiderosi di predicare il Vangelo e servire il loro popolo

Francesco Ricupero – Città del Vaticano

“Non erano né rivoluzionari né attivisti politici”, ma “erano pastori che desideravano servire il loro popolo, celebrare i sacramenti, predicare il Vangelo e liberare le persone”, mentre il regime “esigeva non solo obbedienza esteriore, ma anche la distruzione spirituale della persona interiore”. È quanto ha affermato oggi, sabato 6 giugno, il cardinale gesuita Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui), nell’omelia per la beatificazione di Jan Bula e Václav Drbola, svoltasi in Repubblica Ceca, a Brno. Originari di tale diocesi, i due sacerdoti — primi presbiteri cechi martiri del comunismo — furono imprigionati e uccisi tra il 1951 e il 1952, a causa della persecuzione compiuta nei confronti della Chiesa cattolica dal regime insediatosi nel Paese nel dal 1948, nel secondo dopoguerra.

Non vollero diventare strumenti di ideologia e repressione

“La loro colpa, agli occhi del regime – ha spiegato il porporato, presiedendo il rito in rappresentanza del Papa - non consisteva nella violenza, ma nel fatto di essersi rifiutati di tradire la propria coscienza sacerdotale. Non volevano diventare strumenti dell’ideologia e della repressione. Non erano disposti a ripetere parole che venivano costretti a dire, né a tacere laddove il silenzio equivaleva a una menzogna”, ma soprattutto “si rifiutavano di separare la fede dalla vita, Dio dal servizio concreto agli altri”.

Una testimonianza ancora attuale e rilevante

Il cardinale Czerny si è soffermato sull’attuale situazione nella quale si trova la società. “Oggi, normalmente non viviamo sotto la minaccia di prigione, tortura o morte. Ma viviamo sotto forme di oppressione diverse e più sottili: la pressione a conformarsi, la pressione a “essere ragionevoli”, a “conformarsi”, a “non complicare le cose”. La società contemporanea non punisce con la violenza diretta, ma con il ridicolo, l’emarginazione e il silenzio. Ed è proprio per questo che la loro testimonianza è così profondamente rilevante oggi”.

Il cardinale Michael Czerny durante la celebrazione
Il cardinale Michael Czerny durante la celebrazione

La grandezza della fedeltà costante al Vangelo

Poi, facendo riferimento al Libro della Sapienza il porporato ha esortato a rivolgere lo sguardo profondo e consolante sulla sofferenza e sul senso della morte. “Sembrava che le loro vite si fossero concluse con un fallimento. Sembrava che il regime totalitario avesse trionfato. Ma la prospettiva di Dio è diversa: la fedeltà non è mai una perdita, nemmeno quando porta la croce”. Questi sacerdoti - ha proseguito - non furono spezzati, furono “messi alla prova come l’oro nella fornace”. Il loro martirio “non fu istantaneo. Non fu un singolo momento eroico, ma un lungo processo di sottomissione, interrogatori, esaurimento psicologico e isolamento. Ed è proprio qui – ha sottolineato - che risiede la loro grandezza: rimasero fedeli, non per un istante, ma nel tempo”.

La vita come dono di sé, non come autorealizzazione

Per il cardinale prefetto, il Vangelo del chicco di grano “è fondamentale per comprendere le loro vite. Non cercarono la morte come atto eroico, ma accettarono la vita come un dono da elargire pienamente. In un’epoca in cui si parla tanto di ‘autorealizzazione’, ci ricordano che la vita si compie veramente quando viene donata con tutto il cuore, non quando viene preservata a tutti i costi”. L’odierna beatificazione, ha aggiunto, “è un’offerta di perdono e di speranza”. Dimostra che anche nei momenti bui una persona può rimanere libera; che la coscienza non è un lusso, ma il fondamento della dignità umana e la salvaguardia dei diritti umani inalienabili; e che la Chiesa non è convincente quando è accomodante e poco esigente, ma quando è fedele a Cristo”.

Il coraggio dell’onestà

Infine, il cardinale prefetto ha esortato a seguire i nuovi beati che “invitano a non svendere la verità per comodità o per evitare il conflitto; non barattare la fede con l’approvazione altrui; non scegliere il silenzio quando si dovrebbe testimoniare; non sacrificare la coscienza per la comodità, la carriera o il conformismo”. “Possano i beati Jan Bula e Václav Drbola – ha concluso - aiutare la Chiesa e tutta la società civile della nostra terra a riscoprire il coraggio della fede, dell’onestà e della libertà”. 

Un momento della celebrazione
Un momento della celebrazione

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06 giugno 2026, 15:42