Vaticano: l’IA non riduca il turismo a esperienza virtuale
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
Quando il viaggio si piega alla "fuga dalla realtà" offerta dalla tecnologia, si perde più di una semplice esperienza: l'ottimizzazione soffoca il senso di stupore, "vera forma di conoscenza"; la spettacolarizzazione volta al consumo annacqua "l'incontro culturale e personale". Subordinare il turismo all'intelligenza artificiale alimenta inoltre domande relative all'esclusione digitale, rischiando di marginalizzare ulteriormente comunità che hanno nelle visite una "fonte essenziale di sostentamento", e alla raccolta massiva di dati sui comportamenti dei viaggiatori, che può diventare "strumento di controllo incompatibile con la libertà e la dignità della persona". Sono questi alcuni dei punti toccati dall'arcivescovo pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, Rino Fisichella, in un messaggio pubblicato oggi, 11 giugno, per la 47.ma Giornata Mondiale del Turismo, che ricorrerà il prossimo 27 settembre.
L'IA non è neutrale
Il senso e il valore "di questa straordinaria forma di incontro tra i popoli" non fuggono, come svariati altri ambiti, ai rischi e alle potenzialità dell'intelligenza artificiale. Come afferma Papa Leone XIV nella sua recente enciclica Magnifica humanitas: "non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa". L'IA, tuttavia, può diventare alleata preziosa del turismo sostenibile e accessibile, prosegue Fisichella, a condizione "che rimanga strumento al servizio della persona e non si trasformi in un sistema di controllo, di discriminazione o esclusione".
Opportunità per persone con disabilità
Tra i vantaggi individuati dall'arcivescovo nell'applicazione dell'IA al settore turistico: l'accessibilità alle informazioni, la personalizzazione dell'esperienza, l'ottimizzazione dei percorsi, la riduzione dell'impatto ambientale. Grazie alle nuove tecnologie, le persone con disabilità possono accedere a luoghi ed esperienze un tempo loro precluse. Le comunità locali di Paesi in via di sviluppo possono valorizzare il proprio patrimonio attraverso le piattaforme digitali, promuovendolo come mai prima. Inoltre, si può monitorare e ridurre l'impatto ambientale dei flussi turistici, contribuendo alla cura del creato.
Lo sguardo insostituibile
Ma la tecnologia non può "sostituire lo sguardo che si posa per la prima volta su un paesaggio mai visto, la stretta di mano tra sconosciuti, la commozione davanti a un'opera d'arte o a un luogo sacro". In sostanza, "le piattaforme digitali e i sistemi di intelligenza artificiale devono essere progettati e utilizzati in modo da favorire l'incontro autentico tra le persone e i popoli, e non ridurlo a una mera esperienza virtuale o a un consumo di immagini".
I rischi di un turismo dettato dall'algoritmo
Dai vantaggi ai rischi: Fisichella denuncia "la mancanza di rilievo umanistico quando il turista viene considerato come un semplice oggetto, il viaggio come un prodotto da ottimizzare e l'incontro culturale come uno spettacolo da consumare". Così, scrive l'arcivescovo, si appiattisce "la più preziosa delle scoperte". Si escludono, inoltre, quanti non hanno accesso alle tecnologie, e si mette a rischio la privacy dei viaggiatori. Il turismo, in conclusione, può essere una "scuola di fraternità" solo quando vissuto con autenticità, come esperienza "che allarga il cuore e la mente, che educa alla ricchezza della diversità e alla solidarietà".
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui