Lanciotti è beato, Braz de Aviz: testimone esemplare nella lotta a povertà e ingiustizie
Antonella Palermo - Città del Vaticano
Testimone esemplare della vita cristiana per tutta la Chiesa e l'umanità. Così il cardinale João Braz de Aviz, prefetto emerito del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, in rappresentanza di Papa Leone XIV, ha definito don Nazareno Lanciotti, missionario italiano assassinato “in odio alla fede", nell' omelia della Messa di beatificazione presieduta oggi 13 giugno, presso la parrocchia Nossa Senhora do Pilar nella città di Jauru, nello Stato del Mato Grosso, in Brasile. Don Lanciotti, sacerdote romano dell'Operazione Mato Grosso, venne aggredito l’11 febbraio 2001 da due uomini incappucciati, per ritorsione alla sua lotta contro traffico di droga e prostituzione, e morì per le ferite il 22 febbraio. La celebrazione ha avuto luogo nel luogo dove ha operato per trent'anni, fino al suo martirio riconosciuto l'anno scorso, durante il pontificato di Papa Francesco.
Il progresso tecnologico, fonte di nuove schiavitù
Lanciotti lasciò l'Italia per amore del Vangelo, è stato ricordato, partendo per una terra lontana, animato da un forte desiderio di "dedicarsi al servizio dei più poveri e alla dolorosa e difficile lotta contro le varie forme di ingiustizia e oppressione". Si battè contro lo sfruttamento dei minori, la prostituzione infantile e la lotta contro i narcotrafficanti al confine tra Brasile e Bolivia. In quest'opera evangelica dimostrò forza e grazia, nutrendosi della fedeltà all'Eucarestia e a Maria, madre di Gesù. "Per noi oggi è "un eloquente stimolo a ravvivare i valori del Vangelo - ha sottolineato il cardinale -, che fanno rinascere i valori umani in questo momento della storia umana, in cui la cultura dominante tende a sminuirli completamente". Questo spesso avviene, osserva il porporato, in nome del progresso tecnologico, indubbiamente necessario, ma che tende a creare "nuove forme di schiavitù e un mare di sofferenza per la maggior parte dell'umanità".
Reimparare ad ascoltare, a costruire la giustizia
Il prefetto Braz de Aviz ha ricordato l'invito di Papa Leone a lavorare per l'unità della Chiesa, per la profonda comunione di tutte le differenze, con gioia, per la costruzione della pace. Proprio in questa direzione si è inserita, ha sostenuto ancora, la testimonianza del Beato Nazareno il quale rimise al centro l'aspetto divino come motore della profonda vitalità umana. L'attenzione all'aiuto dei più poveri e abbandonati ha contraddistinto la sua missione. Ed è poi tornato, sempre nell'omelia, a considerare che oggi l'uso del denaro viene in gran parte destinato a realizzare armi sempre più sofisticate, sempre più costose. "Crediamo nella via del dialogo, che inizia in famiglia, nella via dell'ascolto, nella via del profondo rispetto per l'altro, abbandonando l'individualismo, reimparando ad ascoltare, a costruire la giustizia, a mettere i beni dell'umanità al servizio di tutti", ha rimarcato il cardinale.
Abbandonare l'individualismo
Infine, indica quattro pilastri fondamentali della Chiesa che sono da riscoprire. Innanzitutto, la Parola di Dio e la comunione fraterna, "abbandonando il nostro individualismo, abbandonando la nostra solitudine". Poi, l'opzione per i più poveri, "che dovrebbero essere i primi ad essere oggetto della nostra attenzione e della nostra testimonianza". Infine l'amore per l'Eucaristia, sempre affidàti a Maria.
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