Tutela Minori e Ending Clergy Abuse, primo dialogo a Roma su proposta del Papa
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Nasce su proposta dello stesso Papa Leone XIV il dialogo che – per la prima volta in presenza – si è svolto a Roma ieri e oggi, 15 e 16 giugno, tra la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e Ending Clergy Abuse. Un primo incontro tra il team istituito nel 2014 da Papa Francesco e l’associazione internazionale per i diritti umani di cui Leone XIV aveva ricevuto i membri nell’ottobre scorso, per avviare una collaborazione e stabilire passi concreti e congiunti. Tra questi: garantire maggiore attenzione all’esperienza vissuta dalle vittime e dai sopravvissuti nella ricerca della verità, della giustizia e della riparazione; assicurare l’impegno per la protezione delle persone in situazioni di vulnerabilità all’interno della Chiesa cattolica; rafforzare i meccanismi di sostegno verso chi ha subito abusi.
I lavori
Il “Dialogo di Roma sulla Tutela” - un “dialogo strutturato”, come viene definito in un comunicato - si è svolto a Palazzo Maffei, sede di Tutela Minorum, e ha visto riunirsi membri e rappresentanti dell’organismo pontificio e della rete fondata nel 2018 e attiva soprattutto negli Stati Uniti, oltre a sostenitori delle vittime/sopravvissuti “in uno spirito di ascolto, responsabilità e collaborazione”. Ad aprire i lavori il presidente della Commissione, monsignor Thibault Verny, il quale ha riaffermato “il dovere della Chiesa di ascoltare le vittime e i sopravvissuti”, sottolineando che, “per essere credibile, tale ascolto deve essere un esercizio attivo con risultati concreti”.
Da parte sua, la presidente di ECA, Gemma Hickey – anche lei vittima di abusi a Newfoundland and Labrador (Canada) e tra i membri del consiglio direttivo ricevuti dal Papa - ha auspicato “uno spirito di curiosità, gentilezza e speranza”, evidenziando “la responsabilità condivisa” di proteggere dagli abusi all’interno della Chiesa i minori e le persone vulnerabili.
Diritti, giustizia, responsabilità
Tutte le discussioni di questi due giorni si sono concentrate sui diritti delle vittime, sulla responsabilità istituzionale, sulla giustizia e sui principi di tutela obbligatori basati sull’esperienza diretta. I partecipanti hanno rafforzato la consapevolezza che le testimonianze delle vittime/sopravvissuti possono contribuire a migliorare le policy, le prassi, i rapporti, rafforzando al contempo “una cultura di trasparenza e responsabilità in tutte le strutture della Chiesa”.
I nuovi Statuti
La Commissione Tutela Minori ha presentato a ECA i suoi Statuti aggiornati, pubblicati il 13 giugno e approvati dal Papa ad experimentum per tre anni. Ha inoltre delineato un quadro di salvaguardia rafforzato e illustrato la metodologia del Rapporto annuale per la collaborazione con le vittime nella valutazione delle pratiche di safeguarding nelle Chiese locali. ECA ha invece riferito della sua attività di advocacy in quattordici Paesi e cinque continenti e presentato una precisa proposta: l’adozione di “un Diritto canonico universale di tolleranza zero sugli abusi da parte del clero, modellato sulle norme già approvate dal Vaticano negli Stati Uniti”.
Tale proposta, riferisce un comunicato congiunto, “pone l’accento su standard chiari, responsabilità e rimozione permanente dal ministero del personale ecclesiastico qualora un abuso sia stato ammesso o accertato a seguito di un’apposita procedura conforme al Diritto canonico”.
Estendere la tutela oltre i minori
Ancora nel campo delle proposte, tra le più rilevanti quella – promossa da entrambe le parti – di “estendere” la tutela oltre i minori, includendo persone in situazioni di vulnerabilità, tra cui religiose, sacerdoti, seminaristi e membri di movimenti laicali. Tra le principali “sfide” discusse, infine, le barriere culturali, l'attuazione disomogenea e la scarsità di risorse nelle diverse regioni.
Passi concreti
A conclusione delle due giornate, sono stati individuati e indicati dei passi concreti da compiere per proseguire in questa mutua collaborazione: promuovere il dialogo su raccomandazioni universali di tolleranza zero nei confronti degli abusi; condividere proposte dettagliate sul Diritto canonico e rafforzare gli sforzi di sensibilizzazione a livello globale; ampliare il coinvolgimento con le comunità di vittime/sopravvissuti, in particolare nelle regioni sottorappresentate; ostituire meccanismi di collaborazione e comunicazione permanenti; affrontare le sfide culturali e strutturali. La cooperazione sarà “continua”, assicurano i partecipanti al “Dialogo di Roma sulla Tutela”, attraverso approcci incentrati sulle vittime/sopravvissuti e azioni concrete per costruire “una Chiesa più sicura” in tutto il mondo.
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