Attacchi russi a infrastrutture in Ucraina Attacchi russi a infrastrutture in Ucraina

Ucraina, il nunzio: attacchi pesanti, sembra che non si voglia finire la guerra

L’arcivescovo Kulbokas descrive i danni provocati dai raid russi tra il 13 e il 14 maggio: “Tantissimi bombardamenti. Alcuni diplomatici sottolineavano che se proseguono con tale intensità è segno della volontà di continuare la guerra”. Il presule preoccupato dal fatto che siano attaccati anche agenti umanitari: “Sono colpiti intenzionalmente, così che la popolazione non riceva aiuti”

Svitlana Dukhovych - Città del Vaticano

È uno scenario drammatico quello che descrive il nunzio in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, dopo quello che è stato definito l’attacco più massiccio lanciato dalla Russia da inizio guerra, con un bilancio tragico di almeno 24 morti e 48 feriti soltanto nella capitale, tra cui bambini. “Le ultime ore sono state di nuovo molto pesanti per tutto il Paese. Tra il 13 maggio e il 14 maggio ci sono stati tantissimi bombardamenti”, racconta il presule ai media vaticani che lo hanno raggiunto ieri sera al telefono. “Le autorità ucraine hanno contato oltre 1500 droni di lunga distanza che sono arrivati fino alle città occidentali, Ivano-Frankivsk, Uzhhorod e altre, poi durante la notte è stata la volta di Kyiv, con i droni e anche una sessantina di missili, in gran parte balistici”, spiega Kulbokas.

Ascolta la testimonianza del nunzio in Ucraina, Visvaldas Kulbokas

Preoccupanti gli attacchi ai veicoli umanitari

Forte “la preoccupazione” del nunzio per il fatto che sia stato attaccato pure un veicolo delle Nazioni Unite, appartenente all’Ufficio di coordinamento degli aiuti umanitari colpito a Kherson mentre distribuiva aiuti umanitari.  “Si tratta di veicoli chiaramente contrassegnati che si muovono soltanto dopo aver informato in anticipo sia le autorità ucraine che quelle russe”, sottolinea. “È evidente che si tratta di attacchi intenzionali e non è la prima volta, quindi ciò è molto preoccupante quando gli agenti umanitari con chiari contrassegni vengono colpiti in modo intenzionale, così che la popolazione non riceva gli aiuti”.

Quartieri colpiti

L’arcivescovo racconta pure che “nella Nunziatura sono caduti alcuni frammenti di missili” senza recare tuttavia danni significativi alle persone e alle strutture: “Ma i missili arrivano con i piccoli frammenti e di questi frammenti alcuni li abbiamo trovati anche stamattina”.

Il nunzio mantiene attiva pure la sua rete di contatti e ieri ha parlato con padre Rafail Stefurak, OSBM,  parroco di San Basilio Magno, la chiesa presso il monastero dei Padri Basiliani a Kyiv - distante circa un chilometro e mezzo dalla Nunziatura - già da mesi sottoposta a lavori di riparazione. “Hanno recentemente riparato il tetto della chiesa e hanno trovato 57 buchi fatti da frammenti di droni e missili negli ultimi mesi e bisognava riparare il tetto perché già cadeva pesantemente acqua”, spiega Kulbolkas.

Pregare per la pace

Decisamente peggiore è la situazione nei quartieri sulla riva sinistra del fiume Dnipro, dove un edificio a più piani è stato colpito e si è verificato il crollo delle strutture. Al momento della registrazione dell'intervista con il nunzio, i morti erano 16, mentre la mattina del 15 maggio, al termine delle operazioni di ricerca, si contavano già 24 vittime e decine di feriti. “Quando abbiamo discusso di questa situazione con alcuni diplomatici e loro sottolineavano l’impressione che se i bombardamenti proseguono con una tale intensità, non è un buon segno. Piuttosto significa la volontà di continuare la guerra”, afferma il nunzio apostolico.

“Certamente da parte nostra – conclude - non rimane che pregare per la pace”.

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15 maggio 2026, 12:45