Vent'anni di HD Forum: tra trasformazione digitale e AI
Michele Raviart - Città del Vaticano
Dalla televisione allo streaming, dalla radio ai podcast, dalla carta al pixel. In vent’anni il mondo della comunicazione è cambiato radicalmente, così come la gestione di queste trasformazioni, tanto per i produttori di contenuti che per quelli di tecnologie, in un contesto dove la prossima sfida è quella dell’intelligenza artificiale. Questi i temi del convegno “Vent’anni di innovazione e convergenza dei media digitali”, ospitato dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede e che celebra l’anniversario dell’associazione HD Forum Italia. Nato nel 2006 per uniformare gli standard di trasmissione in alta definizione in Italia, il Forum associa oggi 24 realtà tecniche ed editoriali appartenenti a tutta la filiera dei media.
Ruffini: la qualità tecnica della comunicazione è un aspetto culturale ed etico
“Viviamo un cambiamento di epoca che sfida l’intelligenza umana”, ha sottolineato Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, istituzione che ha collaborato con HD Forum dal 2016, un anno dopo l’inizio della riforma dei media vaticani voluta da Papa Francesco. “La qualità della comunicazione non è un aspetto tecnico, ma culturale ed etico. Ogni innovazione tecnica deve svolgersi entro un contesto di senso”, ha ribadito Ruffini. “Vent’anni non sono un periodo di tempo, sono un’epoca”, ha ribadito monsignor Lucio Adrian Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione. Gli aspetti tecnici della trasmissione delle immagini, ha ricordato Ruiz, non sono aspetti secondari. Luce e risoluzione, per citare alcuni esempi, sono parte integrante di come si racconta la realtà del Papa e della Chiesa e sono un ponte che permette di partecipare anche a chi non è presente. “Quando il Papa arriva in un luogo di speranza non distribuiamo un contenuto, apriamo una finestra sul cuore. Si tratta di raccontare la Chiesa avvicinandosi senza violare, illuminando senza deformare”, spiega ancora. Per la Chiesa, inoltre, l’innovazione non è mai fine a se stessa, non è un bisogno di novità, ma è un modo per rendere più efficace, vicina e vera la comunicazione del mistero di Dio. In questo senso, all’indomani dell’Enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, la guida dell’Intelligenza artificiale deve restare umana. L’uomo deve avere sempre la responsabilità di ogni processo.
Cisternino: il rischio dell'IA è l'omologazione
“Lo stato dell’arte dell’Intelligenza artificiale è dirompente”, spiega il professor Antonio Cisternino dell’università di Pisa e consultore del Dicastero per la Comunicazione. “Come negli anni '50 abbiamo capito in che modo funzionano le cose, ma siamo solo all’inizio”, aggiunge, sottolineando che le intelligenze generative sono diventate sempre più veloci, performanti e in grado di capire al meglio l’intenzione dei prompt inseriti dall’uomo. Il rischio, sottolinea, è, però, l’omologazione. Non solo gli stili delle immagini e delle infografiche tendono a ripetersi, ma il risultato non è mai neutro per via di vari bias cognitivi. In futuro, sottolinea ancora Cisternino, sempre più persone saranno in grado di generare contenuti, in modo sempre più facile e pervasivo, come dimostra il recente generatore di immagini integrato in YouTube.
Harrison: l'umanità oggi comunica con i video
Questa incorporazione è particolarmente significativa perché YouTube sta progressivamente sostituendo la televisione come principale generatore di contenuti video, tanto da essere ora considerato un broadcaster e non un social network, spiega Mark Harrison, che ha guidato la transizione digitale della BBC. La fascia di popolazione dai 18 ai 24 anni guarda quasi tre ore di video su YouTube al giorno e questo testimonia come la “dieta mediatica” mondiale stia cambiando. In generale, sottolinea Harrison, aumenta la presenza sui social media di tutte le fasce di età, compresi gli over 70, crolla la visione dei tg come fonte di notizie sostituite dai social. “L’umanità oggi comunica con i video”, afferma Harrison citando il dato di due miliardi di video caricati sui social Meta ogni giorno.
Viganò: la memoria è una scelta
“Non siamo mai stati così capaci di registrare dati”, sottolinea invece monsignor Dario Edoardo Viganò, vicecancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze, ma questa mole di informazioni non corrisponde a una maggiore comprensione della realtà. “Custodiamo tutto, ma ricordiamo poco. La memoria non è archivio, la memoria è selezione e relazione”. In questo senso, mettere ordine e dare senso alle informazioni è il risultato di una scelta, che per sua natura è un atto etico e per questo non può essere demandata all’algoritmo. Per questo i media non possono disancorare la memoria e il racconto del passato dalle fonti, che devono essere sempre verificabili e non “fake”.
Gli altri relatori
Tra i partecipanti al convegno anche Giuseppe Di Franco, Ceo di Lutech, che ha sottolineato come l’IA renda possibile un’ampia diffusione di conoscenza per la popolazione, Massimiliano Facchini, responsabile sanità e PA per Accenture in Italia e Grecia, che ha evidenziato come l’Ia non debba aumentare il digital divide tra chi sa come utilizzare queste tecnologie e no, e Antonio Amati, vice CEO di Almaviva, secondo cui la tecnologia non è neutra e la parte più sensibile e vulnerabile è quella dello sfruttamento dei dati personali. Dello stesso avviso Roberto Cecatto, ad di Rai Way, secondo cui l’Intelligenza artificiale non può essere una tecnologia gratuita e bisogna quindi sempre guardare a chi controlla la piattaforma.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui