Reina: le vocazioni fioriscono se si comunica solo Cristo, non sé stessi

Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, veglia di preghiera per le vocazioni presieduta, questa sera, 24 aprile, dal cardinale vicario per la diocesi di Roma e dal cardinale Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero. "La vocazione non è un obbligo, né una rinuncia sterile: è un'amicizia"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Fermarsi, ascoltare, affidarsi. Sono i tre verbi contenuti nel Messaggio per la 63.ma Giornata mondiale per le Vocazioni, che si celebra il 26 aprile, nella cosiddetta Domenica del Buon Pastore, rimessi al centro questa sera, 24 aprile, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, durante la veglia di preghiera dedicata al tema “La scoperta interiore del dono di Dio”, promossa dal Dicastero per il Clero, in collaborazione con la Diocesi di Roma, il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e l’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana. Sono i tre verbi che dicono quale è l'atteggiamento giusto per far sì che maturi ogni autentica vocazione, sottolinea il cardinale Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero, che presiede la serata intima, armoniosa, densa di calore spirituale. È la preghiera che apre alla relazione con Lui, spiega, e alla possibilità di accogliere il dono della vocazione che fa appassionare a fa spendere la vita nella consacrazione nel ministero ordinato, nella vita religiosa o secolare, nel matrimonio, nel laicato. 

Futuri sacerdoti e seminaristi
Futuri sacerdoti e seminaristi

Sapiente è l'intreccio di letture bibliche e di brani tratti dal Messaggio del Papa, di musiche (con l'animazione del Coro della Diocesi di Roma diretto dal Maestro Marco Frisina), di orazione silenziosa e spunti di meditazione, di testimonianze e di adorazione eucaristica, di invocazioni personali e comunitarie. Una processione di consacrati e laici depone all'altare le candele a olio, alla fine ciascuno sarà invitato a scrivere una intenzione di preghiera su un foglietto da affidare all'intercessione delle comunità monastiche presenti a Roma. Giovani, meno giovani, uomini e donne: il mosaico di una Chiesa composita e supplicante, desiderosa di rinnovare fedeltà e fratellanza. "Rendi le nostre comunità luoghi ardenti di fede e di carità", la preghiera del cardinale You.

Il cardinale Lazzaro You
Il cardinale Lazzaro You

La religiosa, il diacono: scrutare la Scrittura e conoscersi

"Il desiderio di Dio ridesta il nostro, motivandoci ad amare", dice suor Alice Callegari, Figlia della Chiesa, del Dicastero per la Cultura. Una religiosa alcantarina offre la sua ricerca di "essere una donna bella, adulta, coraggiosa, amata da Dio. Più scrutavo la Scrittura, più conoscevo me stessa", confessa. Un diacono della diocesi di Roma racconta la chiamata del Signore iniziata perlustrando i desideri profondi e le inquietudini del cuore: "Non è quasi mai un evento fragoroso, ma un cammino, capace di cogliere i segnali di Dio nel quotidiano". Gesù è un amico sincero che non delude e non tradisce, una persona cara che si incontra anche tutti i giorni, in una casa, la Chiesa. Ha conosciuto la sua attuale moglie nel gruppo parrocchiale dei giovani. "Adesso servo, dove servo". 

Nell'omelia del cardinale Reina, a commento del brano evangelico di Giovanni sulla vite e i tralci (cap. 15), vengono consegnate dunque le tre parole: fermarsi, ascoltare e affidarsi. Tre verbi semplici, ma "decisivi per ogni vocazione autentica", sottolinea il vicario per la diocesi di Roma, e particolarmente importanti in contesti sociali sempre più incalzati da ritmi vorticosi all'insegna dell'iperproduttività. Non è questo tipo di affanno che definisce i soggetti, ma il desiderio autentico che c'è dietro ogni chiamata. 

La testimonianza di una suora
La testimonianza di una suora

Fermarsi, per scoprire il desiderio di infinito

Se si avverte, intimamente, che Gesù dà senso, pienezza, orizzonte alla propria vita, allora vuol dire che il cammino verso la scelta vocazione poggia su basi solide, spiega il cardinale, evidenziando la verità fondamentale che il testo delle Scritture pone: la vocazione non nasce da uno sforzo personale, ma da una relazione. "Non sei tu a 'costruire' la tua strada da solo; sei chiamato a rimanere in Cristo, a lasciarti amare, a stare unito a Lui. È da questa unione che nasce tutto". Ciò che viene ribadito è dunque che la vocazione non è soltanto una scelta da prendere, un progetto da costruire, una risposta da dare. In realtà, prima ancora, è un legame da custodire. Con questa consapevolezza, si può affrontare con un'attitudine libera e liberante il percorso vocazionale proprio perché "la vocazione non è un obbligo, né una rinuncia sterile: è un'amicizia". Non si tratta, pertanto, di un domandare quale compito svolgere, ma di disporre uno "sguardo d'amore" a tutto ciò che si fa. Fermarsi, insomma, è "un grande atto di umiltà e di coraggio, e il modo giusto per iniziare ad avere contezza della nostra vocazione".

Ascoltare, per portare frutto oltre la mentalità dell'attivismo

In quest'ottica, anche ciò che bisogna eseguire assume un ridimensionamento, fa ancora intendere il cardinale Reina, poiché l'importante è mettersi in ascolto vero, profondo, fedele, qualcosa che spesso si trascura. "Accorgersi che Dio sta parlando alla mia vita, in modo unico e personale". La logica dell'attivismo a tutti i costi va superata, è il suggerimento dato in questa veglia. Portare frutto secondo il Vangelo, infatti, è qualcosa di diverso, che non si misura in numeri, consenso ricevuto, energia spesa. "Il frutto che dobbiamo portare - insiste Reina - non è la conseguenza della nostra efficienza, ma della nostra comunione fra di noi e con Dio". Non c'è via di mezzo, spiega il vicario generale: "O restiamo innestati in Cristo, o ci secchiamo da soli, anche se apparentemente facciamo tante cose". E qui sembrano riecheggiare le parole del Papa nel suo viaggio in Africa appena concluso.

La testimonianza del diacono permanente
La testimonianza del diacono permanente

Affidarsi, per superare orgoglio e narcisismo

È il Signore a potare ciò che è superfluo e non porta frutto. Spesso il superfluo, che è qualcosa di sviante, è proprio la dimensione dell'autocelebrazione, dell'autoreferenzialità. "Quando ci affidiamo così - conclude l'omelia -, il frutto che nasce è diverso: non è il frutto dell’apparenza, ma quello che dura nel tempo; non è il frutto dell’orgoglio, ma quello dell’amore gratuito; non è il frutto che si misura in statistiche o in like, ma quello che nutre davvero la Chiesa e il mondo e che genera futuro.È il frutto di una vocazione vissuta nella fedeltà quotidiana, nella preghiera perseverante, nella carità silenziosa". Ciò che viene indicata è una sorta di sana passività di fronte all'opera del vero vignaiolo che ha a cuore la propria vigna. Secondo quanto viene consegnato stasera, la sintesi è: "imparare a fermarci per non perderci, di ascoltare l’unica Parola di Verità per non ingannarci, di affidarci per non cedere a nessuna tentazione di autosufficienza".

Christian Sguazzino
Christian Sguazzino

Don Christian: la nostra casa sarà sempre il cuore di Cristo

Don Christian Sguazzino è tra coloro che domenica prossima sarà ordinato sacerdote per le mani di Papa Leone insieme ad altri sette in Vaticano. Prende la parola e parla anche a nome degli altri futuri preti. "Stiamo inseguendo un amico immaginario oppure no?", si chiede. Racconta per cenni come ha imparato ad affidarsi, a "perdere il controllo" per il Signore, abbandonando gli schemi rassicuranti che spesso portano a considerare la fede "un ansiolitico". Il tempo del Seminario, spiega, è stato importante perché il volto di Cristo ha scosso le false immagini che aveva di Lui. Il Seminario non è perfetto, riconosce, semplicemente perché nessuno lo è; "ma ti insegna a entrare in relazione con Colui che è capace di chiederti di metterti a lato perché è Lui che deve essere conosciuto". Solo così, si sarà in grado, con tutte le difficoltà, di considerare "la nostra casa sempre il cuore di Cristo, a prescindere dalla parrocchia dove verremo destinati".


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24 aprile 2026, 21:40