Koovakad: l'empatia, il coraggio e la resilienza delle donne costruiscono la pace
Antonella Palermo - Città del Vaticano
"È un tempo carico di angoscia e disumanizzazione che scuote ciascuno e scuote le nostre società, con domande inquietanti come quella del profeta Gioele «Dov’è il loro Dio?»". Così esordisce il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso, nella conferenza "Donne, leadership e dialogo: ponti tra saperi, culture e società" organizzata al Senato della Repubblica italiana, questo pomeriggio, 6 marzo, dall'Ambasciata di Albania presso la Santa Sede. Un intervento, quello del porporato, che prende le mosse dall'omelia del Papa all'inizio della Quaresima, richiama la coincidenza quest'anno della Quaresima e del Ramadan, ed è incentrato sul coraggio delle donne nell'assumere le sfide per la costruzione della pace. Tra i partecipanti all'incontro, Klodiana Spahiu, vicepresidente del Parlamento della Repubblica d'Albania, con un gruppo di 15 deputate albanesi, Marinela Prifti, viceministra del Turismo, della Cultura e dello Sport della Repubblica d'Albania, i sindaci dei due Comuni Arbereshe San Giorgio Albanese e Vaccarizzo Albanese. Altri contributi dalla Presidenza italiana del Consiglio dei Ministri, dall'Università Urbaniana, dalla Luiss, dall'Istituto nazionale di Astrofisica, dall'ospedale Gemelli, di Roma.
Il disarmo della pace contro la sete primitiva del potere
È tempo di rialzarci e ricostruire. È l'impresa impegnativa oggi urgente, afferma il cardinale, che richiede una effettiva inversione di marcia. Siamo di fronte, osserva, all'uso sempre più sofisticato della tecnologia applicata agli armamenti e questo asseconda "in modo primitivo la sete, che ciascuno di noi si porta in qualche modo dentro, di potere, di ricchezza, di supremazia". Il disarmo della pace, scandisce, richiede invece un preventivo disarmo del cuore, della mente e della vita, di "assumere anche il punto di vista dell’altro, il bisogno e il dolore dell’altro, anche se nemico". Poi occorre la capacità di perdono e di percorsi di riconciliazione dentro le società, "una intelligenza non artificiale, ma relazionale, collettiva, sociale". E, ancora, "una leadership a lungo preparata, con doti umane e competenze professionali e sociali potenziate, con un modo di pensare e di agire rinnovati".
Donne che chiedono di essere coinvolte nei negoziati
I saperi vanno integrati, sostiene il prefetto, e offre un ventaglio di esempi di donne che nella storia hanno testimoniato l'audacia nel tessere la pace. Da Santa Caterina da Siena a Eleanor Roosvelt che nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani pose le basi per la pace internazionale. Cita poi il Nobel Walgari Muta Maathai, prima donna africana a vincere il prestigioso riconoscimento. L'attenzione di Koovakad va inoltre alle 50 mila donne arabe e israeliane di Women Wage Peace (WWP) che, in Israele, da oltre dieci anni - congiuntamente alla organizzazione della Cisgiordania Women of the Sun - lavorano per costruire fiducia oltre le divisioni e chiedono, "con una sola voce, negoziati diplomatici condotti anche da donne". Il cardinale evidenzia come esista un universo femminile - menziona le leader di “A Land for All” - che attrae entrambi i popoli, israeliano e palestinese. Infine, ricorda l'opera promossa sul piano culturale e spirituale, delle seguaci del pensiero di Etty Hillesum, la mistica ebrea morta ad Auschwitz, che, anche nei campi di concentramento, scelse continuare a credere nell’umanità.
Empatia e resilienza per ricucire ferite, costruire giustizia
Il porporato indiano parla della "naturale empatia" verso bisogni e sofferenze che le donne riescono a manifestare facendosi carico di situazioni intricate. Esalta l'attitudine femminile di "superare pregiudizi e particolarismi coinvolgendo in progetti comuni non solo gli alleati, ma anche gli avversari, con una particolare chiarezza e determinazione riguardo alla giustizia, alla cura dell’ambiente e al bene comune". Non dimentica la resilienza delle donne in fasi critiche utile a ricucire "spaccature sociali, ferite dei popoli, povertà materiali e culturali, ansie e paure della propria gente e trarre da tutto questo, un di più di lucidità, saggezza e speranza". Nell'interazione costante tra uomini e donne, conclude il prefetto, si potrà promuovere il rispetto e si potrà generare giustizia, pace e armonia.
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