Colletta Pro Terra Santa, speranza concreta dove le armi non tacciono
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Una goccia nell’oceano”, si afferma talvolta – talora erroneamente – sminuendo la portata di un gesto apparentemente inutile. Tuttavia questo gesto risulta essenziale se quella vastità “a forza di perdere gocce, sta diventando un deserto”. Con questa metafora, in una sentita lettera che denuncia l’incessante fragore delle armi nonostante si sia “detto di avere raggiunto la pace” e i media ne parlino “molto meno di prima”, il cardinale prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, Claudio Gugerotti, ha inviato all’intera Chiesa cattolica un appello a contribuire alla tradizionale Collecta pro Terra Sancta, la raccolta di offerte destinate ai luoghi del “Redentore” che si tiene ogni anno il Venerdì Santo.
Non restare inerti "in questo mondo in fiamme"
“Sempre più ripetitive – riconosce il porporato nella missiva, cofirmata dall’arcivescovo segretario del Dicastero, Michel Jalakh – sono le parole” rivolte di anno in anno. Ancor più arduo è “pensare a tamponare e disinfettare” le ferite di un contesto in cui le persone continuano a morire, le terre a essere contese e i cristiani a emigrare per salvare le proprie vite. Si rende quindi necessario un cambio di mentalità, sensibilità e priorità che tocchi il quotidiano, per non lasciarsi disumanizzare. In questa direzione Gugerotti inquadra il sostegno economico ai Luoghi Santi: fare “vivere un giorno in più”, donare uno scorcio di speranza a chi deve ricominciare, ai fratelli e alle sorelle cristiane e alla Custodia di Terra Santa. “Si tratta di un gesto importante anche per noi”, aggiunge, “perché ci aiuta a pensare che senza un sacrificio restiamo inerti in questo mondo in fiamme e quindi complici di chi gli dà fuoco”.
Non esiste "giorno in cui si possa respirare sereni"
Come da volontà dei Pontefici, la raccolta si terrà il Venerdì Santo. Quanti abitano i luoghi “del Redentore” sono consapevoli che grazie a tale contributo – “e forse solo con esso”, nota tristemente il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali – potranno essere garantite la loro incolumità, le cure, la ripresa dell’istruzione per le nuove generazioni e la ricostruzione delle abitazioni. Per molti di loro, conclude Gugerotti, non esiste “giorno in cui si possa respirare sereni”; e se in chi li visita rimane la consapevolezza di poter tornare a casa, al sicuro, “essi rimangono con le loro paure”, con il terrore di essere "eliminati" a causa della loro fede.
Le opere della Custodia di Terra Santa
Alla lettera si accompagna un rapporto sommario sugli interventi realizzati dalla Custodia di Terra Santa, ad opera dell’Ordine dei Frati Minori, relativo agli anni 2024 e 2025. Tra i principali obiettivi della missione francescana, recita il documento, si annoverano il sostegno e lo sviluppo delle minoranze cristiane, specialmente nei casi di emergenza, così come la conservazione e la valorizzazione delle aree archeologiche, dei santuari e della liturgia nei luoghi di culto. Nel biennio in questione, le aree di intervento hanno interessato, attraverso opere rivolte ai pellegrini e alla comunità locale, Rodi, Giordania, Siria, Libano, Egitto e Italia. Le opere sono state finanziate, oltre che dalla Colletta, grazie alle raccolte fondi della Franciscan Foundation for the Holy Land (FFHL), dell’associazione Pro Terra Sancta (PTS) e di altri donatori privati e istituzionali.
Gli interventi con manodopera dalla Cisgiordania
Il rapporto sottolinea come, a più di due anni dall’inizio della guerra, le entrate economiche provenienti dalla stessa regione si siano ridotte, ridimensionando, rallentando e talvolta sospendendo molti progetti. In tale situazione di emergenza, si evidenzia la priorità concessa agli interventi che “incidono direttamente sulla vita delle persone più bisognose”. Quelli a favore dei pellegrini si sono concentrati in luoghi quali Betlemme, Gerusalemme e Nazareth, privilegiando l’impiego di manodopera proveniente dalla Cisgiordania “per dare lavoro ai cristiani di un territorio che non beneficia né di welfare né di ammortizzatori sociali e che in questi ultimi anni, tra la situazione di conflitto e i vari lockdown, sarebbero rimasti totalmente privi di risorse economiche”. Le opere destinate alla comunità locale hanno beneficiato giovani, parrocchie, anziani e persone bisognose, sostenendo l’istruzione e le attività parrocchiali della Terra Santa.
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