Due ruote e sette Chiese, il Giro di san Filippo

Un pellegrinaggio attraverso Roma vissuto, pedalata dopo pedalata, seguendo le orme di san Filippo Neri tra storia, preghiera e conversione

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

«Alla sera della vita l’amor solo conterà». Queste parole di Filippo Neri continuano a risuonare nella mente da quando ci siamo messi sui suoi passi. «State buoni, se potete» raccomandava il santo nel Cinquecento ai bambini dell’oratorio: una frase che rivela tenerezza, bonarietà e accoglienza nei confronti dell’esuberanza dei piccoli e, più in generale, dell’umano limite. Ci perdonerà quindi san Filippo per la modalità, non proprio ortodossa, con cui abbiamo scelto di metterci alla sua sequela: non ricalcandone i passi, ma seguendone le orme in sella a una bicicletta.

Un pellegrinaggio in bici

È così che, accompagnati da Danilo Leonardi, membro dell’Oratorio secolare di San Filippo Neri, abbiamo intrapreso il Giro delle Sette Chiese, un’antica pratica devozionale che affonda le radici nel Medioevo, ma che il “santo della gioia” rese famosa a partire dal XVI secolo.

Una tradizione viva

Lungo oltre 20 chilometri l’itinerario religioso, culturale e storico si snoda lungo le strade dell’Urbe collegando le quattro antiche Basiliche Maggiori con altre tre Basiliche Minori particolarmente significative per la cristianità. È un cammino di conversione dai peccati, la cui tradizione è oggi vivissima: moltitudini di fedeli lo percorrono ogni anno, dalla sera all’alba successiva, accompagnati dai Padri Oratoriani. Solo lo scorso maggio sono stati duemila gli iscritti all’iniziativa, promossa tra le altre attività, dall’associazione di promozione social Oratorium. La prossima edizione, che si svolgerà nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2026, ha già raggiunto il numero massimo di iscrizioni.

La fontana della Terrina in Piazza della Chiesa Nuova
La fontana della Terrina in Piazza della Chiesa Nuova

Siate allegri, non peccate!

Seguendo l'itinerario suggerito sul sito ufficiale settechiese.com, partiamo di buon mattino dal luogo simbolo di Filippo Neri a Roma: la Chiesa Nuova o Santa Maria in Vallicella, sede della Congregazione dell’Oratorio dal 1575 per volere di Papa Gregorio XIII. Qui si conservano i resti mortali del sacerdote che, ammonendoci sulla vanità di ogni cosa terrena, ancora oggi ci esorta: «Fratelli, state allegri, ridete pure, scherzate finché volete, ma non fate peccato!».

Ponte Sant'Angelo
Ponte Sant'Angelo

Gli angeli sul ponte

Nel segno della gioia muoviamo le prime pedalate in direzione San Pietro. Percorriamo Ponte Sant’Angelo. Tra i tanti turisti in cammino verso il Vaticano siamo accompagnati a destra e a sinistra dagli angeli berniniani con gli strumenti della Passione. Dall’antico Pons Aelius, fatto costruire dall’imperatore Adriano per collegare la riva sinistra del fiume al suo mausoleo, divenuto poi Castel Sant’Angelo.

Castel Sant'Angelo
Castel Sant'Angelo

Il numero «sette»

“Il Giro delle Sette Chiese”, spiega Danilo Leonardi, “è un pellegrinaggio il cui scopo è il pentimento per i peccati e l’indulgenza plenaria”. Le preghiere che si recitano lungo il cammino sono ancora quelle di Filippo Neri: meditazioni sulle sette effusioni di sangue di Nostro Signore, richieste di perdono dai sette vizi, invocazioni per l’ottenimento delle sette virtù.  

Piazza San Pietro
Piazza San Pietro

L’abbraccio del Colonnato

Attraverso Via della Conciliazione raggiungiamo San Pietro. Nel Cinquecento la Basilica era in piena ricostruzione: dal primitivo impianto costantiniano all’aspetto che tutti conosciamo, opera di grandi maestri come Maderno, Michelangelo e Bernini.

Il Colonnato del grande scultore barocco ci abbraccia mentre, guidati da San Filippo, meditiamo il viaggio di Nostro Signore dal cenacolo all’orto, e la prima effusione di sangue nella circoncisione. In questa prima tappa si chiede in dono la virtù dell’astinenza contro il vizio della gola, e il dono del santo timore di Dio.

La vista sul Tevere dala pista ciclabile
La vista sul Tevere dala pista ciclabile

Lungo il Tevere

Da luogo della sepoltura di Pietro a quello di Paolo. Il nostro cammino prosegue per 6 km nella quiete della pista ciclabile che corre lungo il Tevere. Alla dimensione della preghiera, che prevede la recita di tutti i misteri del Rosario, si unisce la contemplazione della natura, della storia e dell’arte.

Il Ponte Rotto
Il Ponte Rotto

I ponti, i muraglioni e il colle fatto di cocci

Passiamo sotto Ponte Sisto, il primo ponte dell’epoca moderna, fatto edificare da Sisto IV in occasione del Giubileo del 1475; costeggiamo gli alti muraglioni innalzati dopo la grande piena del fiume avvenuta il 28 dicembre 1870, appena due mesi dopo la Breccia di Porta Pia; nei pressi dell’Isola Tiberina scorgiamo ancora i resti dell’antico ponte palatino noto ai romani come Ponte Rotto. Giungiamo al monte Testaccio, un colle artificiale costituito dai cocci delle anfore, per lo più olearie, contenenti le merci traghettate lungo il corso d’acqua. 

L'esterno della Basilica di San Paolo fuori le Mura
L'esterno della Basilica di San Paolo fuori le Mura

Pellegrinaggi di sola andata

Legato ai pellegrinaggi medievali è anche l’espressione «Chi va a Roma perde la poltrona». Danilo Leonardi lo ricorda mentre siamo quasi arrivati all’altezza della via Ostiense: “I viaggi spirituali per la Città Eterna dalle diverse nazioni d’Europa erano lunghi e rischiosi. Non era scontato tornare a casa”. Ma questo rischio non scoraggiava il mettersi in cammino: le esigenze dello spirito erano tenute in maggiore considerazione rispetto a quelle del corpo.

La statua di San Paolo nella Basilica Ostiense
La statua di San Paolo nella Basilica Ostiense

Compatrono di Roma

Quando all’orizzonte vediamo stagliarsi strutture architettoniche più moderne, come il celebre Gasometro costruito nel 1927 e dismesso nel 1984, capiamo che la prossima meta è ormai vicina. Attraversando Ponte Marconi riconosciamo la facciata dorata della Basilica di San Paolo fuori le Mura, completamente ricostruita dopo il devastante incendio del 1823.

“Particolarmente devoto ai santi Pietro e Paolo”, ricorda Leonardi, “san Filippo è anch’egli compatrono di Roma”. Le sue parole ci conducono nell’ultimo tratto che ci separa dalla tomba dell’Apostolo delle Genti: «Si considererà: il viaggio di Nostro Signore Gesù Cristo dall’orto alla casa di Anna, e la seconda effusione di sangue nel sudore all’orto. Si domanderà: la virtù della pazienza contro il vizio dell’ira, e il dono della pietà».

La scultura commemorativa del luogo dell'ultimo incontro tra Pietro e Paolo
La scultura commemorativa del luogo dell'ultimo incontro tra Pietro e Paolo

L’ultimo abbraccio di Pietro e Paolo

Dopo una piccola sosta nella Basilica sotto lo sguardo di tutti i Papi della storia ritratti nei grandi clipei a mosaico, saliamo nuovamente in bici. Sull’Ostiense ci fermiamo nel luogo in cui secondo la tradizione i due apostoli, patroni di Roma, si incontrarono prima di essere martirizzati.

L'area delle Catacombe di San Callisto
L'area delle Catacombe di San Callisto

Ad catacumbas

Subito dopo ci dirigiamo verso un altro sito emblematico per le origini della fede cristiana a Roma: la zona un tempo detta «ad catacumbas», dove sorgono le Catacombe e la Basilica di San Sebastiano fuori le Mura. Attraversiamo il parco delle Catacombe di San Callisto, di competenza della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Un viale di cipressi ci conduce alla Chiesa del Domine Quo Vadis, dove Pietro comprese di dover andare incontro, come il suo Signore, alla morte di croce.

La stanchezza della notte

“Durante il pellegrinaggio a piedi”, ci spiega Leonardi, “questo luogo si attraversa in piena notte e la stanchezza inizia a farsi sentire”. Ma chi partecipa è preparato ad affrontarla. Anche la fatica è parte del percorso penitenziale che favorisce una maggiore conoscenza di sé stessi, dei propri limiti e del bisogno che ciascuno ha dell’aiuto del Signore.

Storie di conversione

“Di pellegrinaggi ne ho fatti tanti”, confida ancora. “Devo dire che avvengono cambiamenti importanti nella vita delle persone. Il percorso di conversione però non si verifica una volta per sempre, ma ci accompagna tutta la vita. È veramente un’esperienza che io mi sento di consigliare a tutti, credenti e non”.

La Basilica di San Sebastiano fuori le mura
La Basilica di San Sebastiano fuori le mura

Il cuore del pellegrinaggio

Tra le tre basiliche minori del Giro delle Sette Chiese, San Sebastiano fuori le Mura è il cuore del nostro pellegrinaggio. Al suo interno si conserva l’antico crocifisso ligneo di fine Quattrocento che secondo la tradizione avrebbe parlato a san Filippo durante una delle sue lunghe soste in preghiera. “Nel pellegrinaggio a piedi è notte fonda e qui si ascolta la catechesi più densa che ci introduce alla conversione”. Siamo nel luogo della memoria degli Apostoli. Qui in origine erano sepolti i corpi dei Santi Pietro e Paolo.  

Il crocifisso di San Filippo Neri nella Basilica di San Sebastiano
Il crocifisso di San Filippo Neri nella Basilica di San Sebastiano

La castità e la lussuria

“Per anni – prosegue Danilo – San Filippo Neri ha compiuto il Giro delle Sette Chiese da solo. In seguito lo ha proposto ai suoi amici e figli spirituali. Ecco cosa scrive in questa tappa: «Nel tratto tra la Basilica di San Paolo e la Basilica di San Sebastiano fuori le mura, si considererà: il viaggio di Nostro Signore Gesù Cristo da Anna a Caifa, e la terza effusione di Sangue nella flagellazione alla Colonna. Si domanderà: la virtù della castità contro il vizio della lussuria ed il dono della scienza». Per San Filippo la lussuria non era solo riferita ai peccati contro il sesto comandamento. Si esortava ad abbandonare tutto ciò che costituisce un piacere individualistico, fine a sé stesso”.

Il Palazzo del Vicariato e la facciata posteriore della Basilica Lateranense
Il Palazzo del Vicariato e la facciata posteriore della Basilica Lateranense

L’obelisco più alto di Roma

Su due ruote lasciamo la zona dell’Appia Antica per dirigerci, passando per Porta San Sebastiano e San Giovanni a Porta Latina, verso la Cattedrale di Roma. Il traffico cittadino è intenso quando da lontano intravediamo l’obelisco più alto di Roma. 32,18 metri, in granito rosso, proveniente dall’egizia Assuan: un tempo collocato a Circo Massimo, si staglia di fronte alla facciata del Palazzo del Vicariato di Roma, nella piazza oggi dedicata a San Giovanni Paolo II.

La Strada Felice

“Tutta quest’asse stradale – aggiunge Danilo Leonardi – fu progettato per collegare le basiliche patriarcali. Si chiamava Strada Felice in onore di Felice Peretti, Papa Sisto V, che aprì il grande viale che da Trinità dei Monti conduce fino a San Giovanni in Laterano. È costellato da tanti obelischi, ma questo è il più bello. Perché? Perché qui c'è la cattedra del Vescovo di Roma”.

Piazza San Giovanni in Laterano
Piazza San Giovanni in Laterano

Liberalità e Avarizia

Giriamo attorno al Palazzo Lateranense per giungere di fronte alla facciata principale della Basilica. È la quarta tappa. In questo tratto di strada, scrive san Filippo Neri «Si considererà: il viaggio di Nostro Signore Gesù Cristo, da Caifa a Pilato, e la quarta effusione di Sangue nella Coronazione di Spine. Si domanderà: la virtù della Liberalità contro il vizio dell’Avarizia e il dono del Consiglio».

Avanti, senza soste

“Arrivati a questo punto del pellegrinaggio a piedi, non bisogna fermarsi”, avverte Danilo. “Se ti siedi qui, ripartire è dura. Qualcuno non ce la fa e rinuncia”. Noi però, facilitati dalla bicicletta, ma ostacolati dal traffico stradale, ci rimettiamo subito in marcia. La prossima meta dista poche centinaia di metri.

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

Meditare la Passione di Nostro Signore

Santa Croce in Gerusalemme è una basilica fondata nel IV secolo e custodisce al suo interno le più importanti reliquie della Passione del Signore: dai chiodi, alle spine della corona e naturalmente un frammento ligneo della croce. Provengono dalla Terra Santa e furono condotte a Roma da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. Al cospetto di testimonianze tanto preziose, San Filippo invita a meditare sul «viaggio doloroso di Gesù Cristo da Pilato ad Erode, e sulla quinta effusione di sangue nella crocifissione delle mani»; ed esorta a domandare «Il fervore di spirito contro il vizio dell’Accidia ed il dono della Fortezza».

Comprendiamo sempre di più come il Giro delle Sette Chiese sia una metafora della vita. Ce lo conferma Danilo Leonardi: “A quest’ora della notte bisogna vincere l’accidia e per proseguire il cammino è indispensabile il dono della fortezza”.

La statua di Pio XII a San Lorenzo fuori le Mura
La statua di Pio XII a San Lorenzo fuori le Mura

L’abbraccio di Pio XII

Il grosso del cammino è fatto. Ci dirigiamo verso il penultimo step, cruciale per la nostra meditazione: la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura nei pressi del Cimitero Monumentale del Verano. Ci accoglie a braccia aperte la statua di Pio XII che dopo il bombardamento del 19 luglio 1943 fu il primo a correre in soccorso della popolazione stremata, tra le macerie della chiesa dedicata al martire Lorenzo, arso vivo in odio alla fede nel 258.

San Lorenzo fuori le mura
San Lorenzo fuori le mura

La morte e la carità fraterna

“Qui san Filippo ci invita alla grande sfida di guardare faccia a faccia il momento cruciale della vita di ciascuno di noi: la morte: «Si considererà: il viaggio doloroso di Gesù Cristo da Erode a Pilato, e la sesta effusione di Sangue nella Crocefissione dei piedi. Si domanderà: la virtù della Carità fraterna, contro il vizio dell’Invidia, ed il dono dell’Intelletto», cioè la capacità di leggere le cose della vita secondo il dono dello Spirito Santo”. In un’ottica di carità fraterna c’è chi compie questo pellegrinaggio per qualcun altro. Per chi, ad esempio, è impossibilitato a muoversi. O per chi magari non si conosce, ma si desidera affidare alla misericordia di Dio.

Il canto prima che sorga il sole

Mentre ci avviamo verso l’ultima chiesa del nostro giro è passato mezzogiorno. Pensiamo al pellegrinaggio a piedi, nel cuore della notte. Per chi lo compie, arrivati a questo punto sono circa le cinque del mattino. A quell’ora non è cosa comune trovarsi di fronte a una fiumana di persone che canta il Salve Regina: “La gente – conferma Danilo, ridendo - ci guarda e pensa ad una comitiva di matti!”

La Basilica di Santa Maria Maggiore
La Basilica di Santa Maria Maggiore

Umiltà e superbia

Per salire verso il Colle Esquilino ingraniamo una marcia bassa e ci prepariamo a concludere in bellezza, nel segno della Vergine Maria. Nel percorso verso Santa Maria Maggiore «Si considererà: Il viaggio doloroso di Gesù Cristo dalla casa di Pilato al monte Calvario, con la Croce sopra le sacratissime spalle, e la settima effusione di sangue nell’apertura del sacro Costato. Si domanderà: la virtù dell’Umiltà contro il vizio della superbia, ed il dono della Sapienza».

Le storie a mosaico

Siamo abbagliati dal fulgore dei mosaici della facciata: cento metri quadri di tessere sfavillanti. Tra le varie scene distinguiamo la rievocazione del miracolo della neve da cui scaturì sotto Papa Liberio la costruzione della più antica Basilica mariana d’Occidente.

Il sogno di Papa Liberio nei mosaici di Filippo Rusuti (ca. 1300) nella Loggia delle Benedizioni di Santa Maria Maggiore
Il sogno di Papa Liberio nei mosaici di Filippo Rusuti (ca. 1300) nella Loggia delle Benedizioni di Santa Maria Maggiore

Maria, luce del cammino

Il campanile è il più alto di Roma. Suona ogni sera alle 21. Rievoca la leggenda della “sperduta”, una pellegrina che, smarritasi nel cuore della notte, ritrovò la strada grazie ai rintocchi della campana. Insieme a lei, al termine del nostro giro in compagnia di san Filippo Neri, anche noi portiamo nel cuore la speranza certa che, in mezzo alle prove della vita, la Madonna ci fa sempre ritrovare la strada.

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30 dicembre 2025, 07:00