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Leone XIV: accettare le vie di Dio anche quando non corrispondono alle nostre attese

All’Angelus da Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, il Papa mette in guardia dalla tentazione di pensare che il Signore sbagli o si disinteressi del suo popolo. Nella confusione di circostanze fuori dalle proprie aspettative, incoraggia a seguire l’esempio di Pietro: non interrompere il dialogo, ma mettersi in docile ascolto. “La grandezza del Primo degli Apostoli”, afferma il Pontefice, “si manifesta anche in questo”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

“Sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”. Una professione di fede a metà, incompleta, quella che idealmente – dopo la prima, “bellissima” – pronuncia Pietro a Gesù, manifestando il suo dissenso dopo che il Signore svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua. Un’affermazione in cui è facile cadere di primo impulso, specialmente quando le vie di Dio appaiono incomprensibili, diverse da quelle prefigurate. L’invito è a non interrompere il dialogo, ma a mettersi docilmente in ascolto, manifestando con fiducia anche la propria difficoltà di comprensione. In questo sta la “grandezza del Primo degli Apostoli” secondo il suo successore, Papa Leone XIV, che questa mattina, 30 agosto, pronuncia la catechesi dell’Angelus da Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, dove ieri ha presieduto la Messa e partecipato alla processione della Madonna del Lago.

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Un Messia diverso dalle aspettative

È ancora di fermento l'atmosfera nel cuore del piccolo comune laziale, che i pellegrini riempiono agitando bandiere e ventagli. La riflessione che il Pontefice offre loro si focalizza sulla rivelazione di Gesù, che annuncia ai discepoli il suo destino di sofferenza a Gerusalemme che lo condurrà alla morte e alla resurrezione. Affermazioni ben lontane dalle attese di un Messia “trionfatore e potente”, che nelle idee dei discepoli avrebbe dovuto “sconfiggere e calpestare” i nemici. Già i gesti e le parole del Signore avevano creato scalpore, ma quest’ultimo messaggio “va davvero oltre ogni previsione”, portando Pietro a esclamare: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”.

Il Papa tra i fedeli
Il Papa tra i fedeli   (@Vatican Media)

Opporsi alla tentazione di un Dio disinteressato

Un’inversione repentina rispetto al precedente riconoscimento di Gesù come “il figlio del Dio vivente”. Sorpreso e deluso dalle parole del Signore, Pietro sembra ritrattare le sue parole in un’ideale professione che il Pontefice così riformula:

“Sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”.

Un moto di zelo, animato da “amore sincero”, ma che porta a una riflessione profonda:

Anche per noi, infatti, non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi.


Mettersi in ascolto senza giudicare

Di fronte a questa incertezza, e pur nella sua impulsività, il Primo degli Apostoli insegna due cose importanti, secondo il Papa. La prima, è il non avere interrotto il dialogo con Dio. Pratica che Leone XIV invita a perseguire anche manifestando la propria difficoltà nel comprendere ciò che il Signore chiede.

La seconda, è di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese. E la grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo. 

Una fede umile e sincera

Alle parole dure di Pietro, Gesù replica con un’affermazione altrettanto forte: “Va’ dietro a me, Satana!”, spiegando poi che per calcare le sue orme è necessario rinnegare sé stessi, imbracciando la propria croce. E Pietro lo farà, accettando la sfida e rimanendo fedele al Cristo riconosciuto come Redentore, fino al martirio.

Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilità, nell’accettare ciò che ci chiede al di là delle nostre attese.

Una vista di Piazza della Libertà
Una vista di Piazza della Libertà   (@Vatican Media)

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30 agosto 2026, 12:07

L’Angelus è una preghiera recitata in ricordo del Mistero perenne dell’Incarnazione tre volte al giorno: alle 6 della mattina, a mezzogiorno e alla sera verso le 18, momento nel quale viene suonata la campana dell’Angelus. Il nome Angelus deriva dal primo versetto della preghiera – Angelus Domini nuntiavit Mariae – che consiste nella lettura breve di tre semplici testi che vertono sull’Incarnazione di Gesù Cristo e la recita di tre Ave Maria. Questa preghiera è recitata dal Papa a Piazza San Pietro a mezzogiorno la domenica e nelle Solennità. Prima della recita dell’Angelus, il Pontefice tiene anche un breve discorso prendendo spunto dalle Letture del giorno. Seguono i saluti ai pellegrini.
Dalla Pasqua fino a Pentecoste, al posto dell’Angelus viene recitato il Regina Coeli, che è una preghiera in ricordo della Risurrezione di Gesù Cristo, al termine della quale viene recitato il Gloria per tre volte.

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