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Papa Leone XIV a Tenerife Papa Leone XIV a Tenerife

Tenerife, il vescovo: spero che le parole del Papa tocchino anche chi lucra sui vulnerabili

Bilancio della visita di Leone sull'isola. "Non capisco l'atteggiamento di alcuni politici che mostrano di non avere pietà verso le persone che soffrono. Occorre continuare a parlare, a dare voce ai migranti, e occorre una risposta planetaria ispirata a criteri di umanità. La parola 'remigrazione' non voglio sentirla perché è segno che l’umanità ha fallito. Il viaggio in Spagna mi ha sbalordito: c’è stata una risposta eccezionale"

Antonella Palermo - Inviata a Tenerife

Monsignor Eloy Santiago, vescovo di di San Cristóbal de La Laguna, a Tenerife, mostra il grande quadro appeso all'entrata della casa episcopale che ritrae Papa Leone e che proprio dal Pontefice è stato benedetto quando è stato ospite qui. Ai piedi del Papa sono raffigurati i tanti migranti che approdano sull'isola e che invocano aiuto. Il presule commenta ai media vaticani la visita del Successore di Pietro sull'isola e, più in generale, il viaggio apostolico in Spagna.

Il quadro con l'immagine di Leone XIV
Il quadro con l'immagine di Leone XIV

Eccellenza, che bilancio sente di poter fare sulla visita del Papa, per la prima volta in questo lembo di terra nell’Atlantico?

Il bilancio è molto positivo: lo si è visto ovunque, nella gioia della gente. È stato veramente un momento di grazia e di benedizione per noi come popolo ma anche per l’intera società delle Canarie. Un momento vissuto in profondità anche dai non cattolici. Un evento che è andato oltre l’appartenenza alla nostra fede, perché il Papa è visto come un referente internazionale che è a favore della pace e della dignità umana, come del resto ci ha già mostrato nella sua prima enciclica. Erano in tanti che volevano vederlo e ascoltarlo.

L’appello alla conversione dei trafficanti è stato particolarmente forte. Come hanno risuonato in lei quelle parole di Leone XIV? Pensa che faranno breccia?

Io voglio sperare di sì. Sono state parole fortissime e il modo in cui le ha dette ha fatto scattare subito l’associazione a quell’appello che fece Giovanni Paolo II in Sicilia ai mafiosi. Spero che arrivi al cuore di queste persone che sono capaci di approfittare della vulnerabilità delle persone per trarre vantaggio. Che si fermi il loro fare del male. Quante vite vengono perdute a causa di questi interessi economici che lucrano sulla sofferenza altrui... Quante persone trattate come oggetti e non come persone! È stato uno dei momenti più intensi che mi ha profondamente commosso.

L’incontro a Las Raíces ha offerto la possibilità di puntare i riflettori su una realtà forse poco raccontata. Quale sarà il destino di questo luogo, secondo lei?

Io mi auguro che sarà destinato a scomparire, che non ce ne sarà più bisogno. Quando le nazioni saranno aperte all’accoglienza ufficiale e regolare dei migranti, non ci sarà più bisogno di queste strutture così grandi e in un certo senso anche inumane per la quantità di persone che vi abitano. Oggi ce ne sono circa 600 ma ci sono stati periodi in cui ce ne sono state anche quattromila. Non è il posto idoneo per loro. Purtroppo queste nostre isole sono diventate come una gabbia per loro. Non è normale. Penso che se uno guarda i loro volti, il cuore umano non può fare differenze, e tutti i discorsi ideologici non possono che cadere.

La casa espiscopale
La casa espiscopale

C’è una scena che l’ha particolarmente colpita?

Sicuramente la vicinanza del Papa ai bambini migranti. Quella bimba a Las Raíces… non aveva fretta, il Papa, dava importanza a ciascuno… I suoi sono stati gesti bellissimi.

Due gruppi di migranti, somali, sudanesi e liberiani e gambiani, sono stati soccorsi la notte scorsa dalle navi di due ong fino allo a Lampedusa. Come guarda a questi viaggi della speranza, al soccorso delle ong che tanto viene criminalizzato da alcuni leader politici?

È difficile accettare questo atteggiamento di politici che mostrano di non avere sentimenti di pietà verso le persone che soffrono. Non li capisco, per nulla. Occorre continuare a parlare, a dare voce ai migranti, per far vedere che è un problema mondiale. E occorre una risposta altrettanto planetaria ispirata a criteri di umanità.

La tappa del Papa alle Canarie si lega a quella che ci sarà a Lampedusa. Come commenta la scelta di Leone XIV di recarsi sull’isola il 4 luglio prossimo?

Penso che la data e il luogo scelto parlano da sé. È evidente il messaggio che il Papa vuole dare. Sulla rotta atlantica anche mille persone all’anno muoiono, purtroppo. Sarà molto significativa la visita a Lampedusa poiché il Mediterraneo è un mare dove ugualmente ne muoiono troppe nell’intento di arrivare alle coste europee. Sarà un’occasione per ricordare ciò che fece già Papa Francesco. Io spero che si rinnoverà un appello importante per poter proseguire sulla strada della fratellanza universale e dell’amicizia; siamo un’unica famiglia umana e bisogna accoglierci l’un l’altro.


Quindi la parola “remigrazione” come suona alle sue orecchie?

Non voglio sentirla perché è segno che l’umanità ha fallito. Non si può parlare in questi termini. La vita umana, dall’inizio del mondo, è sempre stata in movimento. Il diritto a emigrare in sicurezza deve essere garantito. Sono spesso migrazioni forzate: bisogna fare di tutto perché le persone non si vedano obbligate a fuggire, ma una volta partite non possono tornare indietro. Devono poter vivere degnamente.

Più in generale, quale è il suo bilancio sul viaggio apostolico di Leone in Spagna?

Sono rimasto sbalordito. C’è stata una risposta eccezionale. Il Papa penso che sia riuscito a conquistare il cuore degli spagnoli. Mi ha detto come lui sia stato particolarmente colpito dall’entusiasmo. Spero che sia una spinta per andare avanti nella evangelizzazione, in una Chiesa serva dei più poveri e viva.

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16 giugno 2026, 09:10