Leone XIV ai piedi della Vergine di Montserrat: l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace
Antonella Palermo - Inviata a Montserrat
Rintoccano le campane a mezzogiorno e l'eco si espande nella valle accerchiata dalle montagne che formano una sorta di castello di sabbia pietrificato. Nella seconda giornata della tappa catalana del suo viaggio apostolico, Leone giunge in uno dei luoghi di spiritualità più iconici della Spagna. Arroccato a oltre 700 metri di altitudine, il santuario di Montserrat e l'annesso monastero custodiscono una devozione antica, storie di sacrificio, speranza, martirio. Avanza la papamobile lungo i tornanti, lo acclamano i fedeli dentro e fuori lo spazio sacro. Le voci celestiali del canto infantile della più antica Escolanía d’Europa, un migliaio oggi presenti, accolgono il Successore di Pietro avvolgendo la preghiera di una solennità e dolcezza incantevole. Il grazie del Pontefice è innanzitutto per loro.
Una Chiesa che vuole essere accogliente e missionaria
Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, trovò qui le condizioni per consegnare le sue armi da cavaliere e cominciare la sua missione al servizio di Dio. Leone lo ricorda, sottolineando come Gesù ci mostri la via della misericordia, della riconciliazione, della verità e della mitezza. Monsignor Xabier Gómez OP, vescovo di Sant Feliu de Llobregat dà al Papa il benvenuto in questa chiesa locale che, dice, desidera essere accogliente e missionaria e risvegliare in ognuno il desiderio di Dio. La presenza di Papa Leone ne suggella la fine del millenario. È un luogo che, come ricorda il padre Abate, Manel Gasch i Hurios, aiuta l’uomo a ritrovare sé stesso e "contribuisce a costruire un mondo di pace". E proprio l'anelito di pace è quello di cui il Papa si fa portavoce anche qui, in mezzo a queste montagne dalle guglie arrotondate dove si sono riunite oggi famiglie con bambini molto piccoli, anziani, persone in carrozzina. Salire fin qui è stata per tanti un'azione ascetica e oggi, più che mai, si conforma all'invito del motto del viaggio: alzare lo sguardo.
"Rivestiamoci unicamente delle armi di Dio"
Qui lo sguardo è attratto dalla magnificenza della natura e dal chiostro gotico, dalla liturgia e dall'armonia. E il monito del Papa è a concorrere ciascuno nella creazione di un'armonia nell'universo, minata di continuo dallo stridore delle armi che dilaniano popoli interi.
Allo stesso tempo, smaschera la violenza che può nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressività che divide. Tale violenza nascosta può spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite, le nostre paure o la sofferenza causata dalle ingiustizie. Alziamo lo sguardo a Maria e supplichiamola di aiutarci a rivestirci unicamente delle armi di Dio.
Deporre le corazze che induriscono il cuore
Come ha fatto ieri sera alla veglia con i giovani nello stadio di Barcellona, anche oggi il Papa riprende, nelle parole pronunciate dopo il Rosario, l'esortazione ad abbandonare le maschere con cui ci rivestiamo ogni giorno. Il suo messaggio continua ad essere quello di mostrarsi ciascuno senza filtri o sovrastrutture, nella propria autenticità, base essenziale su cui fondare relazioni di fiducia reciproca e bene comune.
Deponiamo oggi ai suoi piedi le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore.
"La comunione sia più forte di ogni divisione"
L'immagine della Vergine di Montserrat, dipinta d'oro, dal volto scuro, rappresenta la Madonna in trono con il Bambino Gesù sulle ginocchia e, nella mano destra, la sfera del mondo. Segno della "forza disarmata e disarmante dell’amore", della cura che ripone sull'umanità. È la moreneta a cui Leone è molto affezionato, come dice nel saluto finale dopo la preghiera, poiché gli ricorda gli anni trascorsi in Perù, a Trujillo, come rettore della parrocchia dedicata proprio a Santa Maria de Montserrat. "La Moreneta sempre m’ha acompanyat. Gràcies, Catalunya, per la vostra fe", dice in catalano. A questo nucleo d'amore il Papa invita a guardare, alimentando il desiderio di riversare lo stesso amore sulla creazione ferita, delusa, disincatata.
Ella ci invita a riconoscerci fratelli e sorelle, così che nessuno sia escluso e la comunione sia più forte di ogni divisione.
L'odio lasci il posto alla speranza e alla pace
L'invocazione conclusiva del Vescovo di Roma è una catechesi su come affrontare il quotidiano incarnando nei vari ambienti e carismi la fede in Cristo.
Chiediamo a Maria, Regina della pace, di insegnarci a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie. E che impariamo a custodire e a coltivare l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane, affinché l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace.
Il saluto dal balcone: la fede dà vita e speranza
Le ultime parole di Leone XIV a Montserrat sono dal balcone del santuario della Moreneta, rivolte alle 7 mila e più persone raccolte nel piazzale, da dove hanno seguito attraverso i maxischermi il Rosario recitato con il Papa e il suo discorso al termine della preghiera
Il Pontefice ringrazia tutti i presenti per la “bellissima manifestazione di fede”...
La gioia, l’entusiasmo, il profondo senso di fede che stiamo vivendo in questi giorni: prima a Madrid, in questi giorni a Barcellona, in Catalogna, poi alle Canarie. Tutta la Spagna piena di fede, di amore, piena di questo desiderio di lodare Dio, di rendere grazie a Dio e di essere uniti. Grazie alla Catalogna per aver accolto tante persone provenienti da altri paesi, perché insegna come integrare tutti in un'unica famiglia.
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