Madrid, l’esercito silenzioso dei volontari: servire è stato un dono
Francesco Ricupero – Città del Vaticano
Le voci della festa dei volontari per la visita di Leone XIV a Madrid, dei 17 mila in maglietta bianca e arancio che riempiono di entusiasmo il padiglione 3 della fiera Ifema della capitale spagnola, confluiscono idealmente nelle parole del loro pastore, il cardinale José Cobo Cano. “La Chiesa vive quando serve, quando si dona e quando lo fa unita, guardando insieme verso lo stesso orizzonte missionario – spiega l’arcivescovo metropolita di Madrid nel suo saluto finale al Papa - Perciò, oggi, vogliamo presentare le meraviglie che il Signore compie quando doniamo gratuitamente e quando serviamo gli altri in segreto, alzando lo sguardo”. Sono la sintesi dell’ultima tappa dei giorni che il Papa ha dedicato a Madrid, l’incontro con i volontari all’interno del polo fieristico e congressuale Ifema di Madrid, la mattina di oggi, 9 giugno.
Cobo Cano: messo al centro le persone, specie le più fragili
Rivolgendosi ai presenti, provenienti da ogni angolo della Spagna, il porporato sottolinea: “Come Maria a Nazaret, siete venuti qui a rappresentare i molti che hanno lavorato nel silenzio, senza cercare riconoscimenti, ma rendendo possibile il miracolo dell’incontro, dell’accoglienza e della comunione, e mettendo al centro le persone concrete, specialmente le più fragili e dimenticate”. Quello dei volontari, prosegue l’arcivescovo metropolita, è “un amore nascosto”, ma che rappresenta “il volto più bello della Chiesa”, fatto di “mani che servono con gioia”. In un mondo “stanco di divisioni e di rumore”, ha concluso, è bello ricordare che “il Vangelo continua ad avere la forza di toccare il cuore delle nostre città e di aprire cammini di fraternità”. Concluso l'iontervento, chiede a Leone XIV di benedire le prime pietre di 18 nuove chiese che prossimamente verranno realizzate nell'arcidiocesi di Madrid.
Mercedes: mesi vissuti come dono che mi faceva la Chiesa
Intrise di gratitudine e di profonda commozione le testimonianze di due volontari, dopo la visione del video “L’esercito silenzioso”, dedicato al loro servizio. “Tutti questi mesi di servizio nella preparazione della visita del Papa – spiega Mercedes Rodriguez Loeb - li ho vissuti come un dono che mi faceva la Chiesa. Quella Chiesa che è mia Madre e che ora si affidava a sua figlia per preparare l’incontro di tutti i suoi figli con il Vicario di Cristo”. “Non l’ho vissuto come un ‘fare qualcosa’ – prosegue - ma era sempre la Chiesa a essere il centro. Quella Chiesa che mi ha sostenuta nei momenti peggiori e che ha gioito nei migliori”. Mercedes, infine, si dice grata perché in ogni momento si è sentita “accompagnata da Dio, sia direttamente, sia attraverso le persone che mi ha messo accanto”.
Nuño: dire di essere volontari è già evangelizzare
Di gratitudine parla anche Nuño Adam Castrillo, padre di 8 figli, che insieme alla moglie cerca “di vivere il donarsi agli altri, imparando ogni giorno”. “Essere cristiani è seguire Cristo – spiega -. Perciò, quando ho assunto la responsabilità di sviluppare la piattaforma dei volontari, l’ho vissuta come molto più di un progetto tecnico. Cercavamo 10 mila persone e se ne sono iscritte più di 17 mila”, piene di entusiasmo. “Dire ‘Sono un volontario’ e soprattutto dirlo ad alta voce, senza nasconderlo, in un’epoca che molto spesso spinge nella direzione opposta –prosegue – è già di per sé evangelizzare”. Adam Castrillo conclude quindi ricordando che i ciascuno dei presenti all’incontro con il Pontefice ha offerto “il suo tempo migliore e il suo talento” al servizio della visita papale. E il meglio di sé, quando viene donato, “non si consuma, ma cresce”.
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