Leone XIV ai giovani: troppe voci illudono e comprano, cercate la verità che resta
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Se i giovani si trovassero di fronte alla domanda: 'Vuoi andare a vedere Bad Bunny o il Papa?', penso che molti andrebbero a vedere Bad Bunny. Ma penso che ci saranno anche diversi a vedere il Papa. E anche questo la dice lunga”. Sono tante, “mille”, le voci che sgomitano per catturare una sempre maggiore porzione di attenzione delle nuove generazioni. Questa mattina, 6 giugno, rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo che da Roma lo ha condotto a Madrid, il Pontefice ha riconosciuto la forza di fenomeni come quello del celebre cantante portoricano, il cui concerto nella capitale spagnola coincide con la veglia di preghiera organizzata in Plaza de Lima al crepuscolo del prima giorno del viaggio apostolico in Spagna. Qui le voci sono 600 mila, e al “frastuono” contemporaneo, che troppo spesso illude i desideri, compra “senza nutrire” e grida “per tornaconto”, il Vescovo di Roma offre il silenzio: quello che libera dal tempo che passa e rimane. Un’idea che si fa vita, volto concreto e non apparenza, capace di trovare senso in ciò che già esiste, senza attendere possedimenti, piaceri o potere.
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I santi che hanno guidato Leone
Sembra quasi paradossale, invocare il silenzio, quando le urla dei giovani entusiasti sovrastano una delle vie più trafficate della città, a pochi passi dall’amplificatore di rumore che è lo stadio Santiago Bernabéu, casa del Real Madrid. Eppure una volta terminato il vivace arrivo in papamobile, l’atmosfera si fa raccolta quando il Pontefice parla ai giovani dei suoi modelli di riferimento. Se la risposta “sant’Agostino” sarebbe apparsa scontata, Leone XIV indica invece altre tre figure che lo hanno accompagnato nel suo cammino di fede. San Giovanni Crisostomo, detto “bocca d’oro” per la sua eloquenza, sacerdote e vescovo.
E colgo l'occasione per dire a tutti voi: non abbiate mai paura di pensare a una vocazione alla vita sacerdotale, alla vita religiosa o ad altri servizi nella Chiesa!
San Giovanni colpì il giovane Robert Francis Prevost per le sue “catechesi" capaci di coniugare "l'amore per la verità e la rettitudine della sua vita”. Poi Tommaso da Villanova, discepolo del santo vescovo di Ippona e riformatore della Chiesa in Spagna, la cui ardente carità, rivela il Pontefice, “mi ha incoraggiato nei momenti di prova”. Infine san Turibio de Mogrovejo, esempio di “dedizione al popolo”, instancabile evangelizzatore e voce contro i “soprusi coloniali e la corruzione” nella sua missione in Perù.
Difficoltà e speranza nella missione
Il riferimento al Paese dell’America Latina è immediato: proprio lì il Papa, allora missionario e vescovo, ha trascorso diversi anni della sua vita. Rispondendo alla domanda di Maria José Secada, ventunenne peruviana arrivata in Spagna ad appena tre anni, ricorda in particolare la testimonianza di fede di un popolo “segnato da molte difficoltà, ma pieno di speranza”.
È stato proprio l’incontro con le ferite e le gioie del popolo a farmi crescere nel cammino di sequela di Gesù. Mentre lo annunciavo, anch’io venivo trasformato dal Vangelo, trasformato dalla vita e dalla fede di questi popoli, spesso materialmente molto poveri, ma ricchi di fede, e vivendo questa esperienza, questa fede nella Parola del Signore, ho visto come la Parola di Dio possa trasformare il conflitto in pace, possa essere fonte di riconciliazione, di pace e di giustizia.
Liberi dal frastuono
“Le vogliamo bene!” è l’esclamazione spontanea di Myriam Más – della parrocchia di Santa Teresa di Gesù a Tres Cantos, 23 chilometri da Madrid – che pone il tema del riconoscimento della voce di Dio tra le molte altre. Arriva qui il riferimento al silenzio, quando "molte volte andiamo in giro con le cuffie, con la musica, con le distrazioni" e si fa fatica a "discernere la voce di Dio".
Quando cerchiamo il silenzio, decidiamo che cosa non ascoltare e da quali rumori non essere distratti. Liberandoci dal frastuono di mille voci, riconosciamo che alcune illudono i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre parlano per tornaconto. Nel silenzio capiamo che le ideologie passano, mentre la verità resta.
“Dio conosce bene la nostra voce”
"Cercare sempre la verità", ripete Leone, in mezzo a "molte cose sui social" che inganno e "raccontano bugie".
Cercate sempre la Verità. Dio è la Verità, e se qualcosa vi allontana da Dio, non è vero. Non dimenticatelo.
Una certezza a cui affianca l’idea che il Signore "conosce bene" la voce di ciascuno, la ascolta e risponde nella preghiera: una voce liberata dal bisogno di apparire o di giustificarsi davanti agli altri.
L’adorazione eucaristica, che stasera condividiamo, è proprio il luogo giusto per fare silenzio, liberare il cuore e dire noi stessi dinanzi al Signore, dialogando con Lui, eloquente nel suo amore fatto cibo per tutta l’umanità.
La santità di vita, non un’idea
Dal riconoscimento delle voci alla testimonianza della fede, il Pontefice richiama anche chi ha responsabilità educative: “Nessuno di noi è nato maestro, tutti siamo discepoli del Signore”. La testimonianza passa prima di tutto dalla coerenza.
È importante rendersi conto che nessuno è solo quando crede in Gesù. Guardate quanti siete qui! E così, anche in comunità, nei gruppi giovanili, in famiglia, possiamo tutti imparare a cogliere la bellezza della nostra fede. Infatti, condividendo il vostro cammino spirituale, la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà costantemente.
Un "fuoco", quello dell'amore divino, che il Pontefice esorta a non smettere di cercare, specialmente nelle cadute, per poi essere capaci di tendere la mano.
È lì che la fede in Gesù Cristo si fa viva, ed è lì che Gesù ci aiuterà a sostenerci a vicenda lungo il cammino.
Abitare la società da giovani cristiani
Le influenze del presente non vanno escluse a priori. Fernando, giovane promesso sposo, chiede infatti come vivere da credenti impegnati nella società contemporanea, al pari dei fedeli nei secoli di storia della Chiesa. Prima di rispondere il Papa fa le congratulazioni al giovane, e precisa un concetto.
Se prima ho detto "non abbiate paura di pensare a una vocazione", anche il matrimonio è una vocazione. Non abbiate paura del matrimonio e di mettere su famiglia!
Riguardo la questione posta da Fernando, invece, il Papa ribatte citando la Lettera a Diogneto, per descrivere il modo di essere discepoli: “Come l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani”
I discepoli di Gesù sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa. In Cristo siamo liberi! E Cristo ci ha liberato con il suo amore. Grazie a quest’amore, restiamo sempre liberi davanti a ogni forzatura e inganno. Siamo liberi dalle mode, perché discepoli della verità; siamo aperti al futuro, perché sappiamo che non ci attende la morte.
Entusiasmo motivato dalla fede
In tale prospettiva, Leone XIV incoraggia i giovani a dare “direzione nuova” alla società che abitano, diventando protagonisti del suo cambiamento, cominciando dagli ambienti del quotidiano.
Vedendo voi, cari giovani, pieni di questo entusiasmo contagioso motivato dalla fede, penso con speranza alla capacità che avete di testimoniare Cristo nel mondo, inclusa la realtà digitale, per comunicare i valori e la bellezza del Vangelo.
Oltre indifferenza e qualunquismo
Trasformare la società, prosegue il Vescovo di Roma, significa abitarla con saggezza, splendendo “nella gioia come nella prova”, dando sapore alla realtà.
Come una persona che trae il gusto della vita da dentro di sé, senza aspettare che glielo diano la ricchezza, il piacere o il potere.
Una libertà che sgorga dalla fede. Che quando manca, toglie sapore all’esistenza.
Davanti al vuoto dell’indifferenza e del qualunquismo, davanti alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi scintilla di un’umanità nuova.
La missione affidata dal Papa
Infine, a María Azargui 21 della JOC (Gioventù Operaia Cristiana), che gli chiede di affidare loro una missione, il Papa esorta i giovani a essere semplicemente, ma non facilmente, “umani”. A offrire “volti affidabili” e non “apparenze”, a cercare la giustizia come si cerca il pane quando se ne ha fame, e a desiderare una vita onesta, “facendo volentieri agli altri ciò che vorrebbero fosse fatto a loro.”
Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide con noi la storia, in ogni tempo. Coltivando quest’impegno, guardate agli Apostoli, ai primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Sul loro esempio, siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita, che si compie nella carità. È questa, carissimi giovani, la virtù che più di tutte cambia la storia. Voi potete cambiare la storia! Fatelo con l'amore
Il saluto del cardinale arcivescovo Cobo Cano
A precedere il discorso del vescovo di Roma è il saluto di benvenuto del cardinale arcivescovo metropolita di Madrid, José Cobo Cano. Il porporato spiega che agli abitanti della capitale spagnola piace vantarsi “di avere dei colori del cielo speciali”, specialmente al tramonto. Ed è in alto, come ricorda il motto del viaggio apostolico, che Cobo Cano invita a guardare, “per non rimanere chiusi nell’immediato né nella disperazione” e ascoltare la voce di Dio che chiede a ogni giovane: “Per chi è la tua vita?” Domanda a cui per tanti giovani è difficile trovare risposta: pieni di entusiasmi e vitalità, ma anche sofferenti, toccati dalla precarietà, dalla solitudine, dai drammi di migrazioni forzate e suicidi. “Per questo abbiamo bisogno della sua parola”, afferma il porporato. Perché “la storia di ciascuno” deve essere ancora scritta, “e Dio non ha smesso di contare su nessuno. Oggi la scriviamo insieme al Santo Padre”.
L'adorazione eucaristica
Dopo le parole di Cobo Cabo si tiene una rappresentazione scenica intitolata Godspell diretta dall'attore Antonio Banderas. L’opera si concentra su un gruppo di giovani che, in un contesto urbano contemporaneo, incontrano un personaggio che rappresenta Gesù e intraprendono un percorso segnato da vari insegnamenti e parabole tratti dal Vangelo di Matteo. Dopo il suo discorso, il Pontefice firma il retro della “Croce dei Giovani”.
Si ritira poi brevemente in sagrestia prima di tornare nuovamente sull’altare per l’adorazione eucaristica.
Ed è negli istanti di raccoglimento, nei "volti affidabili" da cui sgorga anche qualche lacrima, che il silenzio chiesto dal Papa prende vita. E inizia a parlare. Già nelle luci del suggestivo spettacolo pirotecnico che chiude la veglia.
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