Il sogno di Olga, giovane disabile: "Abbracciare il Papa". E a Madrid ce l'ha fatta
Salvatore Cernuzio - Inviato a Madrid
Ce l’ha fatta Olga Elvira. Ce l’ha fatta a realizzare quel desiderio che esprime da anni: “Abbracciare il Papa”. Insieme a questo, anche un altro auspicio: “Cosa vuoi fare da grande?” “La santa”. Per quello si vedrà, ma intanto oggi pomeriggio, 6 giugno, alla fine della visita di Leone XIV nel Centro Cedia 24 Horas, polo di carità e accoglienza di Madrid, la giovane 23enne, disabile intellettiva, fisico minuto, occhi di un blu oceano, durante il saluto ha consegnato una lettera al Papa e subito dopo gli ha buttato le braccia al collo, venendo ricambiata con affetto dal Pontefice. Insieme a suora Elisette, la religiosa delle guanelliane che gestiscono la Casa Santa Teresa, ha poi saltellato ed esultato come una bambina. Perché è un po’ questa la condizione a cui la costringe la sua malattia, una perenne infanzia, ma sono anche la sua purezza e ingenuità a renderla tale. E pure la fede, quella che non si sa come Olga ha maturato venendo da una famiglia russa non credente, con una mamma vittima dell’alcol che l’ha abbandonata in orfanotrofio da piccolissima, circa 16 mesi, a causa proprio della sua disabilità. L’ha adottata una coppia di Madrid, Gema e Julián, partiti per la Russia per conoscerla dopo che la bimba era stata già rifiutata da tre famiglie.
La famiglia che l'ha accolta
Non era un “caso” facile quello di Olga. Se n’era accorta pure Gema quando l’ha tenuta in braccio per la prima volta e ha visto che riusciva a malapena a tenere la testa alta. Nessuno credeva che sarebbe mai stata in grado di parlare o camminare e la direttrice dell'orfanotrofio non aveva detto tutta la verità sulla sua diagnosi. Gema e Julián, d’altronde, erano l’ultima speranza per questa bambina cresciuta con limitazioni fisiche infinite quanto è infinita la profondità del suo cuore.
Quell'incontro saltato con Francesco
Radiosa e coraggiosa, pronta ad affrontare il mondo, così l’hanno cresciuta i genitori che da anni ricevono il sostegno delle suore guanelliane in questo centro di Plaza Castilla (vicina al Bernabeu) che, oltre a Olga, ospita altri 35 disabili intellettivi. E proprio alle suore, oltre che alla mamma ed al papà, Olga ripete da anni questo desiderio: “Voglio abbracciare il Papa”. Una giornalista, molto amata da Papa Francesco, ha raccolto il suo desiderio: Eva Fernández, corrispondente di Radio Cope. Ha scritto a Jorge Mario Bergoglio, raccontandogli della storia di questa ragazza e chiedendo come era possibile organizzare un baciamano all’udienza generale. Francesco ha chiamato Eva – lo racconta lei stessa ai media vaticani - il giorno stesso: “Voglio vedere Olga e i suoi genitori. Quando è possibile?”.
L’incontro era stato fissato per febbraio 2025, proprio nei giorni in cui Jorge Mario Bergoglio è stato ricoverato al Policlinico Gemelli per quello che è stato l’ultimo ricovero prima della morte. A maggio è stato eletto Papa Leone XIV, ma Olga non ha abbandonato il suo desiderio: “Voglio incontrare il Papa”. E, sì, pure “ser santa… essere santa”.
La visita di Leone
L’occasione si è presentata con l’annuncio del viaggio papale in Spagna. La ragazza insieme a suor Elisette è stata invitata al Centro Cedia, nella platea del cortile insieme ad altri malati, anziani, assistenti e assistiti. Quando, in attesa del Pontefice, gli animatori hanno chiesto ad alcuni dei presenti di scrivere un proprio pensiero su un biglietto a forma di fiore oppure di dirlo al microfono, Olga si è alzata e ha ripetuto: “Quiero abrazar al Papa”.
Ce l’ha fatta alla fine dell’appuntamento, quando Leone, sceso dal palco e passando nel corridoio centrale in mezzo alle due ali di folla, è stato richiamato all’attenzione da questa ragazzina magrolina con la maglietta rosa che agitava le braccia in segno di “vieni qua”. Si è avvicinato, lei gli ha dato una busta bianca e, mentre lui le teneva la mano, l’ha stretto in un forte abbraccio. Una delle scene certamente più emozionanti di questi primi istanti del quarto viaggio apostolico di Leone XIV.
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