Il Papa alla Messa a Gran Canaria: preghiamo per chi ha perso la vita in mare
Salvatore Cernuzio – Inviato a Las Palmas di Gran Canaria
Il pensiero è ancora a quanti “hanno perso la vita in mare”, quei “fratelli e sorelle” diretti alle Canarie ma inghiottiti dalle acque dell’Atlantico. Quindi ancora lacrime, come questa mattina nel toccante momento al porto di Arguineguín, ma lacrime in un contesto di gioia quale solo oltre 50 mila fedeli tutti riuniti in uno Stadio possono restituire. Leone XIV conclude la sua prima giornata a Gran Canaria con una Messa nello Stadio cittadino. Uno stadio ‘giovane’, inaugurato nel 2003, nel quartiere di Siete Palmas, dove si disputano le partite casalinghe dell’UD Las Palmas.
Una grande accoglienza
Gli spalti con le sedie gialle e blu sono occupati ore prima dell’arrivo del Papa da persone venute anche da città vicine. Sono presenti pure le piccole comunità locali, si vedono bandiere cinesi o i cartelloni con i fedeli filippini che danno il “bienvenido” nella loro lingua. I volontari distribuiscono acqua e un fazzolettone stile boy-scout con il volto del Pontefice e la scritta Visita de su Santitad Papa León XIV a Gran Canaria. La si legge pure su bandiere e striscioni. È la prima volta che un Papa presiede una Messa in quest’isola cerniera tra due continenti e va celebrata a dovere. Qualcuno dalle tribune scherza pure sulla coincidenza di un Papa allo stadio nel giorno dell’inizio dei Mondiali. Ma Leone XIV - arrivato prima delle 18.30, accolto da un’ovazione durante il giro in papamobile con il sottofondo dell’inno del viaggio Alza la mirada - richiama subito all’essenza del momento: l’Eucarestia, invito alla fratellanza che si esprime nell’amore al prossimo.
Il bene compiuto ogni giorno
Questo della fratellanza è il filo conduttore della riflessione del Papa che, a conclusione di “una giornata ricca di incontri e di condivisione”, vuole anzitutto ringraziare i canarios per il bene compiuto.
Voglio prima di tutto rendere grazie al Signore per il tanto bene che qui si compie ogni giorno, affidandogli l’impegno di tutti e al tempo stesso le sofferenze di cui questa terra è testimone
È frutto, questo bene, della carità di Dio che, sottolinea Leone, “non è fondata sul calcolo, né sul solo sentimento, né riducibile a semplice filantropia, ma pervasiva di tutto il nostro essere”, che coinvolge tutta la persona. È un volto di Dio “sempre innamorato” quello che il Papa propone ai fedeli di Gran Canaria, è un Dio “totalmente e costantemente desideroso del nostro bene e della nostra piena felicità”. Questo volto ci spinge a imparare “un modo nuovo di esistere e di rapportarci, un metro diverso per valutare le scelte, uno stile rinnovato e rigenerante di fare comunione”, afferma Leone XIV. Cita in proposito Papa Francesco che, parlando della carità di Cristo, diceva che “la migliore risposta all’amore del suo Cuore è l’amore per i fratelli”. Specialmente i fratelli “bisognosi, indifesi, incapaci di rendere il cambio”.
Proprio come avviene su quest’isola, nell’accoglienza, nella condivisione, nel dono disinteressato
Abbracciare maternamente chi soffre”
“La gratuità del Cuore di Cristo, però, non si ferma a questo. Va oltre, impegnandosi ad aiutare ciascuno non solo a sopravvivere, ma anche a ritrovare fiducia e a riprendere il cammino, per crescere e fiorire pienamente nella sua unicità, per il bene di tutti”, aggiunge il Pontefice, richiamando la Caritas in Veritate di Benedetto XVI. In queste espressioni, afferma, c’è “l’invito ad abbracciare maternamente chi soffre”, ma al tempo stesso “a preparare e spingere chi è stato ferito a rialzarsi e a rimettersi in marcia, per una vita libera e degna”.
Effettivamente, la nostra carità non dev’essere mero assistenzialismo, ma è volta a integrare le persone, per la loro piena realizzazione – spirituale, intellettuale e fisica – e il loro inserimento degno e costruttivo nella comunità
Portatori di pace e una nuova umanità
Non di rado, però, annota il Papa, “il benessere rende ciechi, al punto che pensiamo che la nostra felicità possa realizzarsi soltanto se riusciamo a fare a meno degli altri”. Gesù insegna, invece, che “per gustare la gioia vera della vita, che è nell’amore, è necessario scendere dai piedistalli della supponenza che divide, per incontrarsi nell’umiltà che affratella”. “Dov’è carità, c’è pace, e dove c’è umiltà, c’è carità”, diceva Sant’Agostino. “Dove c’è autentica umiltà c’è amore, e dove c’è amore c’è pace”, aggiunge il Successore di Pietro. E conclude l’omelia con un invito:
Guardiamoci perciò a vicenda, non solo in questa giornata, ma sempre, con rispetto e fiducia, e rinnoviamo, in questa consapevolezza, l’impegno a compiere in noi, nella carità, ciò che manca ai patimenti di Cristo, per il bene della Chiesa. Accesi dalla carità del suo Cuore, facciamoci portatori della sua misericordia e della sua pace, perché nel mondo cessino le guerre e cresca attorno a noi una nuova umanità, riconciliata nell’amore
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