Nella "cattedrale dei poveri" di Barcellona le voci di chi è al fianco dei bisognosi
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
C'è una comunità intera di carità e assistenza diocesana che questa sera, 10 giugno, si racconta al Vescovo di Roma nella chiesa di Sant'Agustí di Barcellona, conosciuta anche come la "cattedrale dei poveri", per il suo profondo legame sociale con il quartiere Raval, una delle zone più problematiche della città catalana per via di questioni legate a povertà, immigrazione ed esclusione sociale, in cui è situata. All'incontro con il Papa vengono presentate tre testimonianze e un video, mentre a un bambino viene lasciata la possibilità di porre delle domande.
Il senso di impotenza nell’aiutare
La prima testimonianza è quella di Cristina, segretaria generale della Caritas diocesana, che spiega come l'azione della comunità si ispiri alle parole di Gesù: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Vengono descritte tutte "quelle strutture che generano povertà ed esclusioni" a fronte delle quali un impegno concreto nel 2025 ha visto oltre 63mila persone sostenute mediante i vari programmi in atto, sotto l'egida del motto: "Accogliamo, Difendiamo e Amiamo". Le piaghe sono molteplici: "famiglie intere che vivono in stanze in subaffitto, la solitudine degli anziani o il lavoro precario, tra tante altre situazioni", talvolta così esacerbate dal restituire un senso di impotenza, "e ci domandiamo se viviamo con sufficiente intensità il comandamento dell'amore che il Signore ci ha lasciato, per costruire una società più giusta e rendere più visibile il suo Regno".
Non voltare le spalle
Dello stesso tenore la preoccupazione di Xavier, direttore di Obinso, un ente di integrazione sociale per l'assistenza alle persone con dipendenze o in situazione di esclusione sociale: "Come sostenere la speranza quando il dolore sembra più grande delle nostre forze?". Le persone che si rivolgono al centro, racconta, sono spesso anch'esse stanche e disorientate, impaurite al punto da non sentire più la loro stessa voce. Aiutarle significa esserci nel tempo, affinché "il rumore interiore possa attenuarsi e possa emergere una voce fragile ma vera". Emerge anche in questo ambito la consapevolezza dei propri limiti, ma anche del potenziale della più piccola azione di bene, riassunta nell'intuizione del fondatore di Obinso, padre Pere Cornelles: "Non si tratta tanto di risolvere le vite delle persone quanto di non voltare loro le spalle".
Il dramma della tratta
La terza testimonianza è portata al Papa da Encarna, religiosa adoratrice, la cui attività s'incentra sulle donne che hanno vissuto il dramma della tratta di esseri umani, anche questa guidata da parole di Gesù: "Sono venuto perché abbiate la vita". Per la suora significa andare oltre l'indignazione per il dolore provato da chi si rivolge a lei, e curare le ferite che questa forma di schiavitù ha lasciato nelle loro vite. Si tratta di donne che fuggono da situazioni di violenze, guerre, povertà, e che cercando una vita migliore. Donne che si sono ritrovate vittime di un gioco ancora più pesante, con violenza su violenza: "Spostamenti forzati e lo sradicamento familiare e culturale che deriva dal vivere in un altro Paese". Denunciare, ridare dignità, è un lavoro che richiede costanza ma anche, sottolinea la religiosa, un cambio di strutture, sguardi e mentalità. "Vorrei concludere rendendo omaggio a ogni donna forte e coraggiosa, sopravvissuta a molti naufraghi, che nuota contro ogni avversità per superare ostacoli - conclude -. Donne capaci di celebrare la vita, mostrandoci che il male non ha l'ultima parola."
La lettera di Renzo
Infine, la lettera di Renzo, anticipata dalla proiezione del cortometraggio "Abre la Carta", che ha per protagonista proprio la famiglia del piccolo. Renzo, sei anni, proveniente da un quartiere popolare di Barcellona, nella sua missiva, scritta con due amici, lascia emergere la sua preoccupazione per la mancanza di risorse dei suoi familiari e il timore di perdere la propria casa. Ma da spazio pure alla curiosità sulla passione calcistica del Pontefice e agli interrogativi sulle "cose brutte" che accadono, "di chi è la colpa?". E ancora, perché nessuno aiuta chi vive per strada, o nessuno tiene compagnia ai nonni lasciati soli? Perché il mondo si divide tra ricchi e poveri? E poi l'ultima questione, posta, forse, con la scaltrezza di chi ha qualche piccola malefatta da redimere.
Ciao Papa Leone XIV, Sono Renzo, ho 6 anni. Vorrei farti alcune domande: Ti piace il calcio? Da piccolo volevi essere Papa? Perché la mia mamma e il mio papà sono preoccupati? Perché il mio papà ha tanti lavori? Perché ad alcune persone capitano cose brutte e ad altre no? Di chi è la colpa? Perché ci sono tante persone che vivono per strada? Nessuno le vede? Nessuno le aiuta? Come possiamo aiutare se il mondo è così grande? Dio vuole che ci siano poveri e ricchi? Perché ci sono tanti nonni soli, se sono così importanti? E un'ultima domanda... Bisogna perdonare sempre? Un forte abbraccio, Renzo.
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