Il Papa: la carità non permette ritardi, non farsi contagiare da ideologie mondane

Leone XIV visita il Centro Cedia 24 Horas alla periferia di Madrid, una struttura di accoglienza e solidarietà che accoglienza persone fragili e senza fissa dimora. Tre testimonianze, due assistiti e una volontaria, accolgono il Pontefice che esorta a non disprezzare e ridicolizzare la carità e raccomanda i cristiani a non lasciarsi “contagiare da atteggiamenti segnati da ideologie mondane o orientamenti politici ed economici che portano a ingiuste generalizzazioni e a conclusioni fuorvianti”

Salvatore Cernuzio – Inviato a Madrid

“En cada sueño te busqué, y ninguno fue en balde… In ogni sogno ti ho cercato, e nessuno è stato invano”.

I versi di Incomparable della nota cantante di flamenco Niña Pastori, fanno da colonna sonora alla visita di Leone XIV nel Centro Cedia 24 Horas. Dopo il Palacio Real, il Papa nel pomeriggio del suo primo giorno di viaggio in Spagna si reca in una struttura più piccola, meno maestosa, ma altrettanto regale, dove la regalità è data dalla “immensa misericordia” che, 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno, si concretizza nell’opera di volontari, assistenti, sociali, psicologi e professionisti verso chi vive per strada, non ha documenti, un tetto né un letto, non ha vestiti, cuscini, e tante altre cose che a molti appaiono ‘normali’.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE IN SPAGNOLO DEL DISCORSO DI PAPA LEONE XIV

Non disprezzare la carità

È quella carità che “non permette ritardi” e che spesso viene disprezzata o ridicolizzata, talvolta anche dagli stessi cristiani, come dice Leone XIV nel suo discorso in spagnolo citando l’esortazione Dilexi te e ribadendo l’esortazione a non lasciarsi “contagiare da atteggiamenti segnati da ideologie mondane o orientamenti politici ed economici che portano a ingiuste generalizzazioni e a conclusioni fuorvianti”.

L'accoglienza da parte della gente

Al Cedia il Papa arriva in auto dopo le 18 passando per le strade del barrio di Lucero, distretto della Latina. Quartiere storicamente popolare, palazzi e palazzoni ben lontani dal barocco dell’architettura del centro città, con affitti più abbordabili e quindi ora abitato da studenti, giovani coppie e anche comunità latinoamericane. Lo si vede dalle bandiere che sventolano dalle finestre vicine: Messico, Venezuela, El Salvador e l’immancabile Perù. “El Papa es peruano, es peruano!”, grida un gruppo di donne per strada sventolando il cartello con la scritta Chiclayo presente. Perù con amor por el Papa. “Il Papa ha vissuto da noi, ha lavorato per noi”. Tanta gente è dispiegata lungo i marciapiedi bruciati dal sole a salutare il passaggio di Leone XIV. Che, arrivato a Lucero, saluta sorridendo a questo secondo appuntamento della trasferta spagnola, primo del programma pastorale.

Il Papa mentre pronuncia il suo discorso
Il Papa mentre pronuncia il suo discorso   (@Vatican Media)

"Chi è a Madrid, è di Madrid"

Ad accogliere il Papa c’è l’arcivescovo di Madrid, il cardinale José Cobo Cano, del quale Leone riprende una battuta nel suo discorso: “Chi è a Madrid, è di Madrid”.

Dunque anch’io sto in mezzo a voi come un madrileno: grazie, Madrid, per questo benvenuto, che mi fa sentire parte di una grande, meravigliosa famiglia in cui, come in tutte le famiglie, avvengono miracoli d’amore

Il cardinale e il direttore del Cedia accompagnano il Papa tra le stanze bianche e blu della struttura, abbellite per l’occasione da fiori e scritte sui muri. Uno degli assistiti spiega il funzionamento di questo polo di carità che, oltre a beni di prima necessità, fornisce assistenza sociale, aiuto per i documenti, supporto psicologico. Alcuni degli ospiti del Cedia attendono Leone XIV nella sala da pranzo e a loro il Papa dedica la scritta sul Libro degli ospiti. Si sposta poi nel cortile dell’adiacente parrocchia di Nostra Signora della Crocifissione, dove da ore sono sistemati i diversi ospiti, intrattenuti con musica e canti. Ci sono malati, persone con disabilità intellettiva o psichica, anziani; viene chiesto loro di scrivere un pensiero su un biglietto a forma di fiore. Alcuni lo esprimono pure al microfono, come Olga che rivela di avere due sogni: “Abbracciare il Papa ed essere santa”. Poi Jeróme che esclama: “Siamo una famiglia”.

Testimonianze commosse

Commosse e commoventi le testimonianze sul palco di Niurka, 33 anni, con in braccia i gemellini Ares e Atenea, venuta incinta da Cuba, e quella di Khadry, migrante dell’Africa occidentale. Con loro anche Alicia, in rappresentanza di tutti i volontari. Hanno applaudito anche loro all’arrivo del Papa, e hanno cantato insieme alla Pastori – già esibitasi per Giovanni Paolo II nel 2003 – questi versi che celebrano l’amore e la presenza dell’altro nella propria vita.

In ogni sogno ti ho cercato, e nessuno è stato invano

Il Papa insieme a Niurka e ai suoi due gemellini, Ares e Atenea
Il Papa insieme a Niurka e ai suoi due gemellini, Ares e Atenea   (@Vatican Media)

La gioia e il dolore di tutti

E proprio da quelle strofe si snoda la riflessione del discorso del Papa, tutto in spagnolo, in cui cita a più riprese Papa Francesco, l’esortazione Dilexi te e pure la preghiera di Giovanni Paolo II dinanzi alla Virgen de la Almudena. Strofe che “ben sintetizzano” le testimonianze ascoltate e il lavoro quotidiano al Cedia. “Grazie a un sogno”, infatti, e “a una piccola porta aperta”, Niurka ha dato ai figli “la vita, il suo amore di mamma, la grazia del Battesimo e la promessa di un futuro felice”. Grazie a un sogno e alla stessa porta, Khadri ha affrontato il tunnel buio della pandemia e un viaggio pieno di incognite, ma “con l’aiuto di chi gli ha teso una mano”, ha trovato un lavoro e soprattutto la voglia di “continuare il cammino” e “di essere a sua volta di sostegno ad altri”. E sempre grazie a un sogno e alla porta, ogni giorno Alicia e altri volontari del Progetto speranza aiutano tante donne a “iniziare una vita nuova”, ritrovando “dignità, autonomia, speranza e rispetto”.

Qui la gioia e il dolore di ciascuno sono la gioia e il dolore di tutti e, nell’ascolto reciproco, le sfide si affrontano insieme…

Finestre verso un panorama di mamme, bambini, migranti, volontari

Il Cedia, in questo senso, “cammina sulla strada del Vangelo”, rimarca Papa Leone XIV, ringraziando per i simboli ricevuti in dono: il nastro con i nomi dei bambini che “dice la gioia che ogni nascita porta nel mondo”; il permesso di soggiorno che “racconta una storia di fatica, ma soprattutto di impegno, onestà e accoglienza”; il sandalo che richiama la “terra santa” che “tutti siamo tenuti a rispettare in ogni umana esistenza.”

Questi simboli richiamano esperienze “dolorose, ma soprattutto luminose”: “Specchi” in cui si riflette la carità di Dio; “finestre” che aprono ad “un panorama immenso” abitato da un numero infinito di mamme, bambini, migranti e volontari. A tutti loro, il Papa rilancia il motto della visita: “Alzad la mirada”. Alzate lo sguardo verso “la carità” che “non permette ritardi”, che è come una mietitura: “Se non si miete quando il grano è maturo, il raccolto va perduto, e questa è la nostra responsabilità di fronte a chi ha bisogno”.

L'esercizio della carità

Su questa scia il Pontefice richiama la Dilexi te.

Il fatto che l’esercizio della carità risulti disprezzato o ridicolizzato, come se si trattasse della fissazione di alcuni e non del nucleo incandescente della missione ecclesiale, mi fa pensare che bisogna sempre nuovamente leggere il Vangelo, per non rischiare di sostituirlo con la mentalità mondana. Non è possibile dimenticare i poveri, se non vogliamo uscire dalla corrente viva della Chiesa che sgorga dal Vangelo e feconda ogni momento storico

Il Papa e Khadry
Il Papa e Khadry   (@Vatican Media)

Le parole di Papa Francesco

Un’altra citazione torna nel discorso di Leone XIV ed è il monito di Papa Francesco contro “il pericolo di un cuore piatto, freddo, accomodato nel quieto vivere, che si blinda nell’indifferenza e diventa impermeabile, che si indurisce”. “Un cuore vivo è caldo e pulsante, e dà vita. Un cuore gelido è immobile, non pompa più sangue, e comporta la morte della persona”, afferma il Papa. E del predecessore ancora ricorda la domanda: “Quando tu dai l’elemosina, guardi negli occhi il mendicante? Gli tocchi la mano per sentire la sua carne?”. Perché chi riceve più grazia dall’elemosina è proprio “colui che la dà”.

Coloro che amano veramente non si limitano a dare qualcosa: ascoltano, dialogano, cercano di capire la situazione e le sue cause attenti al bisogno materiale e anche a quello spirituale, alla promozione integrale della persona

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06 giugno 2026, 19:00