Ousman, migrante originario del Gamba accolto alle Canarie Ousman, migrante originario del Gamba accolto alle Canarie

Ousman, dal Gambia a Gran Canaria: vivo per miracolo, oggi felice di vedere il Papa

Trentotto anni, proveniente da un villaggio africano, è arrivato a febbraio a Las Palmas a bordo di una patera, dopo otto giorni in mare, insieme ad altre 165 persone tra cui il figlio di 13 anni. La moglie e altri due figli piccoli sono rimasti nel Paese e ora sogna di portarli in Spagna: “Ma devo lavorare per poter dargli felicità e sicurezza”. Oggi nel porto di Arguineguín ha accolto Leone XIV: “Abbiamo bisogno di aiuto. Siamo tutti esseri umani, tutti uguali”

Salvatore Cernuzio – Inviato a Las Palmas de Gran Canaria

I’m free… Sono libero”. Era notte quando, nel febbraio scorso, dopo otto giorni in mare, 165 persone tutte su una patera di legno (un barcone di fortuna), tra cui un morto per il freddo, Ousman è arrivato sulle coste delle Canarie. “Era buio, c’erano luci e aerei nel cielo. Vedere le montagne è stato incredibile per me. In quel momento, dopo tutto quel tempo in barca, ho pensato solo: sono libero, posso finalmente mettere piede a terra”. Trentotto anni, ma sembra più adulto (“I know! Non ci crede mai nessuno, sono del 1988!”), originario del Gambia, treccine sul capo, bracciali colorati ai polsi, indossa un anello d’argento come collana: “Me l’ha regalato mia mamma, è un augurio di buona fortuna”, racconta il giovane in inglese ai media vaticani, dopo aver preso parte all’incontro di Papa Leone XIV sul porto di Arguineguín con i migranti e le realtà di accoglienza di Gran Canaria. “L’anello l’ho tenuto al collo per il viaggio”.

 

Viaggio terribile

Il viaggio, sì. Quella “roba terribile” di cinque mesi fa iniziata in Gambia, da dove è partito per mancanza di lavoro, e che non si sapeva come sarebbe andata a finire. “È stato un viaggio molto pericoloso, abbiamo sacrificato le nostre vite per essere qui, per poter cambiare e costruire un futuro migliore per noi stessi e le nostre famiglie. Non eravamo sicuri di arrivare”, spiega Ousman. Forse il sole, forse la pigmentazione naturale, ma gli occhi gli diventano umidi mentre parla. Soprattutto quando ricorda l’altro pezzo della famiglia rimasto in Gambia: i due figli Kadi, 8 anni, e Yusuf, 2 anni e mezzo, e la moglie Sally. Con lui, imbarcato lungo la “Rotta Atlantica”, c’è Lamin: “Il più grande, di 13 anni. Ora va a scuola e mi corregge lo spagnolo. Estoy estudiando…”.

“Ho deciso di venire solo con Lamin perché non sapevamo se saremmo arrivati o meno. Prima di andare sapevamo che sono partite migliaia di persone, ma che non tutti sono arrivati vivi qui. Allora ho deciso di andare solo noi due e lasciare gli altri tre indietro”, racconta Ousman, descrivendo drammi umani con una naturalezza che solo chi ha vissuto la disperazione può avere.

La sua storia

Da quattro mesi vive a Las Palmas, accolto in uno dei centri della Cruz Blanca, fondazione religiosa che svolge un lavoro encomiabile per i rifugiati dell’isola, inclusi minori, famiglie e donne vittime di tratta. Quando è sbarcato, Ousman, era arrivato però a Tenerife. Veniva dal villaggio di Farato, nella regione del Kombo Norte, dove – racconta – “è difficile trovare lavoro, soprattutto nel turismo”. Che è ciò che avrebbe voluto fare.

La sua è una famiglia povera, il papà morto quando era piccolo e la madre che non poteva permettersi di pagargli la scuola alberghiera. Ci è entrato lo stesso in quel mondo, subito dopo la scuola primaria: “Ho imparato lavorando nell’industria alberghiera. Non ho un diploma, quindi non potevo lavorare nei grandi hotel. Ho lavorato in spiaggia e nei bar, vivendo soprattutto di mance, giorno per giorno”. Troppo poco per sostenere una famiglia di cinque persone. Alla fine ha deciso di partire per uno dei cosiddetti viaggi della speranza, durante il quale ha visto pure morire una persona: “Abbiamo trovato il corpo all’arrivo, probabilmente per il freddo”.

Ousman, 38 anni, dal Gambia a Gran Canaria, insieme al figlio 13 enne
Ousman, 38 anni, dal Gambia a Gran Canaria, insieme al figlio 13 enne

L'arrivo alle Canarie e i piani per il futuro

Lo sbarco, dopo giorni di paura, precarietà e incertezza, è avvenuto a Tenerife. Vi ha trascorso due settimane. Poi si è spostato a Lanzarote, due mesi e mezzo lì e, infine, Gran Canaria. Tra pochi giorni, dopo la visita del Papa, un nuovo spostamento: Burgos. Insieme a Lamin, naturalmente. Sono entrambi dispiaciuti perché nei centri di Cruz Blanca stanno bene: “Mio figlio va a scuola e va pure molto bene, Va dalle 7 del mattino fino alle 2 del pomeriggio. Il personale è incredibile e ci tratta come una famiglia”. Solo che lui una vera famiglia ce l’ha e non in Spagna, e deve costruire le basi per poterla portare in Europa. “Fa parte del mio futuro, dei miei piani, portarli vicino a me. Mi farebbe molto piacere, ma credo che sarà un processo lungo, perché prima devo lavorare per poter vivere insieme a loro, per dargli felicità e sicurezza. Ma voglio che vengano”.

Ousman dice di saper fare un po’ di tutto: “Posso pitturare, anche guidare, ho lavorato negli hotel, perché in Gambia abbiamo 6 mesi di turismo e 6 di bassa stagione in cui chiudono e lasciano a casa i lavoratori. E bisogna lavorare per vivere, quindi devi fare altro. Posso fare questi tre lavori e spero che, se ne avrò la possibilità in Spagna, li farò sicuramente”.



La presenza del Papa

Il Papa oggi l’ha visto solo da lontano, in mezzo alla platea di oltre 2000 persone disposte davanti al palco bianco di Arguineguín. “Sono musulmano, ma sono molto contento… Non importa se sei musulmano o cristiano. In Gambia non c’è differenza, non c’è tribalismo, non c’è violenza, viviamo insieme. Sono molto felice che il Papa sia qui, so che anche il precedente Papa era favorevole ai migranti, aiutava i migranti, perché molti soffrono in Europa. Sono davvero emozionato di vedere il Papa”.

Non è riuscito a scambiare due parole con il Pontefice, ma sapeva cosa gli avrebbe voluto dire: “Avrei voluto parlare non solo per me ma per tutti i migranti nella mia stessa condizione, e dirgli di aiutarci perché siamo esseri umani, siamo tutti uguali. Siamo tutti uno, non importa se sei bianco o nero, il sangue è lo stesso, rosso. E aiutarci anche a dire che siamo qui non per distruggere la società, ma per crescere insieme e migliorare la nazione”.

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11 giugno 2026, 16:00