Leone XIV: il calcio ci insegna a passare la palla, non viviamo soli, ma insieme

Al suo quinto giorno di viaggio apostolico in Spagna, e alla vigilia dell’inizio dei Mondiali, il Papa incontra nella parrocchia Sant’Agostino di Barcellona le realtà caritative e di assistenza dell’arcidiocesi. Risponde alle domande di Renzo, un bambino di sei anni: “Teniamo il cuore aperto a tutti”. L’impegno del cardinale Omella Omella: “Difenderemo la dignità dei nostri fratelli più vulnerabili”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Renzo ha sei anni e nessuno sa cosa farà da grande. A quest’età ha diritto di ignorarlo anche lui. Una cosa però è certa: qualunque cosa intraprenderà - nel lavoro, nel tempo libero, nelle relazioni - non dimenticherà mai di fare "gioco di squadra”. E potrà raccontare, che ad impartirgli questo insegnamento di vita è stato il Papa in persona. Leone XIV, al suo quinto giorno di viaggio apostolico in Spagna, ha visitato oggi 10 giugno la chiesa di Sant’Agostino, detta la "cattedrale dei poveri", nel quartiere popolare di El Raval, nel cuore della Ciutat Vella, la città vecchia di Barcellona. Ha incontrato le realtà caritative e di assistenza della diocesi, ascoltanto le testimonianze di tre operatori. Ma prima di rivolgere loro il suo discorso di ringraziamento ed incoraggiamento, ha voluto rispondere alle domande che il piccolo Renzo - introdotto da un video e accompagnato dalla mamma - gli ha letto da una lettera che gli aveva scritto in precedenza, in lingua spagnola.

LEGGI LE PAROLE DEL PAPA IN SPAGNOLO NELL'INCONTRO CON LE REALTA' CARITATIVE DELL'ARCIDIOCESI DI BARCELLONA

Il Papa parla a braccio in spagnolo, un'idioma che conosce bene e con cui può improvvisare, ringraziando tutti per l'accoglienza: in questa comunità, in cui è già stato diversi anni fa, si sente a casa. 

La prima volta che sono venuto in questa chiesa non c’era questo arcivescovo qui al mio fianco Era il 1984, viaggiavo via terra da Roma a León e sono arrivato e ho detto: "Guardate, a Barcellona c’è una chiesa di Sant’Agostino, andiamo a visitarla". Era chiusa, oggi è aperta, e com’è bello trovare una chiesa con una comunità di agostiniani e con tante persone che vivono, che lodano Dio, che trovano comunità, accoglienza, integrazione in questa chiesa e in questa pastorale sociale. 

Il Papa ascolta le domande di Renzo, accompagnato dalla mamma.
Il Papa ascolta le domande di Renzo, accompagnato dalla mamma.   (@Vatican Media)

Nella vita e nel calcio conta l’altruismo

La prima domanda, come è prevedibile per un bambino della sua età, è sullo sport: “Ciao Papa Leone XIV, ti piace il calcio?”. Probabilmente Renzo si sarebbe accontentato di un semplice “sì” o “no”. O magari sperava che il Pontefice confessasse una sua preferenza “affettiva”, per questa o quella squadra. Invece gli sono arrivate parole che porterà nel cuore a lungo.

Il calcio ci aiuta anche a ricordare una cosa molto importante: la vita non è una corsa da affrontare in solitudine, è qualcosa che si gioca in squadra e che bisogna imparare a percorrere insieme. Uno potrebbe essere una stella, ma se non passa mai la palla, perché non permette agli altri di entrare in partita, probabilmente finirà per perdere. E quindi, pensando anche a noi e a come integrarci in una squadra, voglio anche riconoscere e congratularmi per tutto quello che state facendo qui.

"Coraggio, altruismo e fantasia". Delle tre qualità, che secondo il cantante italiano Francesco De Gregori - autore della canzone “La leva calcistica della classe ‘68” - non devono mancare ad un calciatore, al di là di tutti i calci di rigore che potrà mai sbagliare nella carriera (e nella vita), il Vescovo di Roma dà priorità alla seconda, l’altruismo, la generosità, la condivisione di un obiettivo comune. Il Papa ammette di giocare a tennis e di “apprezzare anche il calcio”.

Tutti sanno che adesso gioco a tennis, prima giocavo a calcio, ma anche a football americano, un po’ più violento. Però anche con i seminaristi, quando ero a Trujillo, giocavo a calcio, in difesa, se volete saperlo, Non ero un gran goleador, ma quando ero al primo anno a Roma ho vissuto la mia prima esperienza dei Mondiali, nel 1982, che si sono svolti qui in Spagna. Poi, in Perù con i seminaristi, continuavo a giocare molto.

Domani inizia il mondiale di calcio, proprio nel suo paese natale, negli Stati Uniti. La risposta alla letterina di Renzo è però soprattutto un’occasione per ribadire che nella vita, come nello sport, “essere battitori liberi” - per rimanere nel campo delle metafore sportive - è sbagliato, e che l’attività fisica ha un enorme valore educativo e sanitario.

Un po' di sport fa bene a tutti; bisogna cercare, per così dire, di mantenersi in salute e di stare bene nel corpo, nella mente e nell'anima. Ebbene, questo ha sempre fatto parte della mia vita. 

Curare l’amicizia con Dio

La seconda domanda del bambino – “Da piccolo volevi essere Papa? – è ancora più personale. Il Papa confessa a Renzo di non averci mai pensato: "Non volevo diventare Papa, né da giovane né da anziano, ma quando il Signore chiama, bisogna dire sì". Eppure racconta di aver sentito, già “da piccolo”, “il desiderio di dedicare la mia vita a Dio”. Leone XIV rassicura il bimbo che Dio ha un progetto anche per lui: “Ogni bambino è un sogno di Dio. Anche tu lo sei”. Quello che conta, spiega dunque il Pontefice, non è la funzione che si svolge, ma la cura e la maturazione di una relazione.

Più importante che chiedersi se uno sarà sacerdote, medico, maestro, padre di famiglia o altro, è essenziale chiedersi se vogliamo essere amici di Gesù. Perché l’amicizia con Gesù ci dà gioia, ci rende liberi e ci aiuta a vedere, passo dopo passo, la vocazione e il cammino che Dio ha pensato per ciascuno.

Il Papa nella "cattedrale dei poveri", la chiesa di sant'Agostino a Barcellona.
Il Papa nella "cattedrale dei poveri", la chiesa di sant'Agostino a Barcellona.   (@Vatican Media)

Dio è vicino a coloro a cui capitano “cose brutte”

Renzo dovrà forse attendere qualche anno per comprendere la risposta del Papa alla sua terza domanda sul “perché ad alcune persone capitano cose buone e ad altre no”. Il Pontefice ammette che “non è facile trovare risposta”. Racconta di Gesù, che pur essendo buono – viveva “beneficando e sanando” tutti coloro che incontrava – è morto crocifisso, come un criminale. Leone XIV ribadisce però che questa non fu la fine della sua storia, perché “resuscitò il terzo giorno” e la sua vita diventò un esempio e una testimonianza per tutti gli uomini.

Anche se c’è sofferenza, Egli [Dio] non abbandona mai alcuno dei suoi figli, perché ci ha preparato una gioia eterna dove non ci saranno più sofferenze né dolore. Abbiamo fiducia, dunque: Gesù è con noi, ci aiuta e ci accompagna, e ci dà forza per affrontare i momenti difficili che possiamo incontrare nella vita.

L'ingresso di Leone XIV nella chiesa di sant'Agostino, nel quartiere popolare El Ravel di Barcellona.
L'ingresso di Leone XIV nella chiesa di sant'Agostino, nel quartiere popolare El Ravel di Barcellona.   (@Vatican Media)

Avere il cuore aperto per nonni ed anziani

Renzo dimostra un animo sensibile e di essere un attento osservatore delle cose che gli accadono intorno, quando pensa alle persone anziane che spesso vivono in solitudine e chiede al Papa: “Perché ci sono tanti nonni soli?”. Leone XIV gli risponde che i nonni sono “molto importanti nella vita delle famiglie” e per questo “non dovrebbero mai rimanere soli”. Si sono presi cura di noi, quando eravamo bambini e per questo dobbiamo prenderci cura di loro e accompagnarli nel periodo più delicato della vita. La nostra premura, argomenta ancora il Vescovo di Roma, deve andare anche oltre i rapporti di parentela e dobbiamo dimostrare amore per tutte le persone anziane e fragili.

Non permettiamo che la solitudine e l’abbandono diventino normali nella vita degli anziani. Ciò è qualcosa di molto triste. Teniamo il nostro cuore aperto a tutti loro. E anche se non sono i nostri nonni, non permettiamo che si sentano soli né indifesi.

Giunto davanti al sagrato della chiesa di Sant'Agostino a Barcellona, appena sceso dall'auto, il Papa ha salutato alcuni disabili su sedia a rotelle.
Giunto davanti al sagrato della chiesa di Sant'Agostino a Barcellona, appena sceso dall'auto, il Papa ha salutato alcuni disabili su sedia a rotelle.   (@Vatican Media)

Non permettere all’odio di prendere possesso del cuore

Renzo ha tutta la vita davanti, ma pensa già a tutte quelle volte in cui commetterà un errore o subirà un torto da parte di qualcuno. Con l’ultima domanda approfitta della saggezza del Pontefice per informarsi preventivamente su quante volte dovrà dire o ascoltare la parola “scusa”, prima di vedere un’amicizia naufragare. “Bisogna perdonare sempre?”, chiede nella sua lettera. Il Successore di Pietro risponde che, come narra il Vangelo di Matteo, fu proprio il primo Papa a porre a Gesù questa domanda, e la risposta del Maestro non fu facile da accettare: “Bisogna perdonare sempre”. Leone XIV aggiunge però che va compreso in pieno il significato della parola “perdonare”.

Non significa dimenticare per forza, come se nulla fosse accaduto. Perdonare significa non lasciare che l’odio diventi padrone del nostro cuore. Gesù ci chiede di perdonare perché è l’unico modo per sperimentare la pace di Dio e guarire le ferite spirituali.

Amare senza interesse in tempi che discreditano la dignità dell’uomo

Quando Leone XIV si rivolge alla realtà caritative e di assistenza dell’arcidiocesi di Barcellona, con un discorso di ringraziamento e di incoraggiamento, elabora le risposte già date a Renzo, le approfondisce per un uditorio più adulto, cita sant’Agostino, la sua lettera enciclica Magnifica humanitas e il Vecchio Testamento, ma il contenuto coincide. Il cristiano, spiega, è chiamato “ad incontrare tutti”. Deve essere “gentile, amabile, compassionevole” e amare senza interesse. Lo stesso compito spetta alle organizzazioni cristiane.

Ogni comunità ecclesiale diocesana, mossa dalla carità e istruita dallo Spirito Santo, è chiamata ad avvicinarsi, secondo le proprie possibilità e capacità, con discrezione, delicatezza e perseveranza alle ferite e ai bisogni dei più piccoli e vulnerabili per alleviare le loro sofferenze e porre rimedio alla loro povertà.

La comunità delle Missionarie della Carità di Madre Tersa di Calcutta che vive a ridosso della chiesa.
La comunità delle Missionarie della Carità di Madre Tersa di Calcutta che vive a ridosso della chiesa.   (@Vatican Media)

Il Papa confessa che è una vera gioia intrattenersi “questa sera con tutti voi”, donne e uomini che hanno risposto affermativamente alla chiamata alla carità, soprattutto in tempi “nei quali sembra essersi perso il senso della sacra dignità della persona umana”. Ma la dignità di un essere umano, aggiunge citando il paragrafo 50 della Magnifica humanitas, non dipende “dalle capacità che possiede, dalle ricchezze che accumula”, ma da un dono che precede ed eccede la sua vita, l’amore di Dio, che vuole che ogni uomo entri in relazione con lui e con gli altri.

Un’espressione singolare di questo desiderio divino si realizza nelle realtà caritative e di assistenza diocesane di cui voi fate parte e che portate avanti con impegno e dedizione, con la consapevolezza che la persona umana sta al centro dell’azione della Chiesa.

Il cardinale Juan José Omella Omella, arcivescovo di Barcellona, con Leone XIV.
Il cardinale Juan José Omella Omella, arcivescovo di Barcellona, con Leone XIV.   (@Vatican Media)

Essere testimoni di speranza per chi vive la precarietà

Il Pontefice, al termine del suo discorso, incoraggia le associazioni e le organizzazioni caritative di Barcellona, affinché continuino ad amare “questi apostolati”, mostrino al mondo “la bellezza della vita cristiana”, e siano “testimoni credibili della speranza” nel sevizio ai fratelli e alle sorelle che vivono una vita precaria, segnata da “privazione” e "fragilità”.

Le parole del Pontefice diventano impegno nel saluto dell’arcivescovo metropolita di Barcellona, cardinale Juan José Omella Omella. “Conti su di noi – promette il porporato - per continuare a mostrare e difendere la dignità di ogni persona umana e il volto di Gesù Cristo presente in ognuno dei nostri fratelli più vulnerabili”.

Guarda il video dell'incontro del Papa con le realtà caritative dell'arcidiocesi di Barcellona

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10 giugno 2026, 17:30