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Il Papa: Napoli non si arrenda al male, sia capitale di umanità e speranza

Nel capoluogo campano Leone XIV invita istituzioni, Chiesa e società civile a fare rete contro violenza, rassegnazione e criminalità. L’appello a costruire una pace “concreta”, che parta dal cuore dell’uomo, attraversi quartieri e periferie e si traduca in giustizia, accoglienza, educazione e cura delle fragilità

Lorena Leonardi – Inviata a Napoli

“Radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – istituzioni, Chiesa e società civile – per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza”.

Questo l’incoraggiamento di Leone XIV riecheggiato in una Piazza del Plebiscito più che mai gremita per l’incontro con la cittadinanza avvenuto questo pomeriggio, 8 maggio. A Napoli, una città in cui ogni angolo sembra essere già stato narrato, le strade non portano altrove ma riportano agli uomini. Sono 1500 i volontari coinvolti nell’evento, 30mila i posti a sedere allestiti in piazza, altri 20mila i fedeli stimati nelle vie circostanti, almeno 2mila i giovani riunitisi in questa giornata primaverile calda nonostante il sole abbia fatto capolino solo poco prima dell’arrivo del Papa.

LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV

Piazza del Plebiscito gremita per il Papa
Piazza del Plebiscito gremita per il Papa   (@Vatican Media)

Una festa per tutti

Dalla tarda mattinata sui maxi schermi si susseguono immagini che ripercorrono le precedenti visite dei Pontefici nel capoluogo campano. Una presenza, quella di Leone XIV, particolarmente significativa perché cade nel giorno del primo anniversario del suo Pontificato. Circa due chilometri ha percorso il Vescovo di Roma da quando, alle 16.10, si è allontanato dal Duomo – scrigno di fede e cuore pulsante di spiritualità, che non custodisce solo le reliquie dell’amato san Gennaro ma le domande di un intero popolo – dove ha incontrato il clero e i consacrati dell’arcidiocesi. Nel tragitto, un unico lungo chiassoso cordone di persone, famiglie con bambini di ogni età – le scuole sono chiuse per esigenze di viabilità e consentire a tutti di partecipare a questa grande festa itinerante –, striscioni con inviti a visitare parrocchie, cori entusiasti e sventolii di bandierine del Vaticano, gialle e bianche come la miriade di cappellini indossati dai fedeli.

Mare, religione, collettività

Piazza del Plebiscito è il terzo luogo partenopeo toccato dal Papa, che con le sue tappe ha tracciato un racconto simbolico di Napoli, dall’apertura sul mare della Rotonda Diaz – dove nel primo pomeriggio è atterrato alle 14.17 con l’elicottero decollato da Pompei con un’ora di anticipo per le condizioni meteo – passando dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, “casa” del santo patrono partenopeo –, fino a raggiungere il fulcro della dimensione collettiva della città.


Il saluto alla comunità dei Minimi

Canti festanti si levano quando, alle 16.30, il Papa arriva in piazza sull’auto scoperta e gira per tutti i reparti mentre la folla agita i cappellini invocando “Papa Leone”. Accoglie la gente di Napoli l’imponente colonnato le cui braccia si incontrano nella basilica di San Francesco di Paola. Lì davanti il vescovo di Roma scende dall’auto e riceve un mazzo di fiori bianchi, quindi saluta alcuni disabili e persone fragili seduti nelle prime file e entra nell’edificio sacro neoclassico per salutare la comunità dei padri Minimi, ordine fondato nel XV secolo da San Francesco di Paola, patrono della gente di mare. Il Pontefice prende poi posto sulla scalinata della basilica addobbata con fiori gialli e bianchi. Canti eseguiti dal coro di giovani della diocesi diretto dal maestro Carlo Morelli – tra cui la celebre “’O sole mio” – si alternano ai racconti e alle testimonianze offerte a Leone XIV. Filo conduttore, il cammino, in continuità con il versetto “Camminava con loro” (Lc, 24, 15), tema della visita pastorale tratto dal racconto dei discepoli di Emmaus – base del percorso sinodale avviato in diocesi – che pone il focus sulla vicinanza di Gesù risorto a chi avanza nella fatica e nel disorientamento. Cinque i passi simbolici da compiere, attraverso i quali si snodano i momenti che animano il pomeriggio del Vescovo di Roma tra la gente di Napoli: la missione, la prossimità, l’educazione, la vocazione e la corresponsabilità.

Il Papa saluta un bambino
Il Papa saluta un bambino   (@Vatican Media)

Le voci di Napoli

Al Papa racconta la bellezza “che convive col dolore” nei cortili e nelle strade cittadine Rebecca Rocco, giovane animatrice di progetti museali nel Rione Sanità, dove è nata e cresciuta. E dove, a un certo punto, ha iniziato a vedere possibilità anziché limiti, fino a ricucire con “il filo del destino” le parti di un cuore “diviso a metà”. Offre poi la propria testimonianza Fabio Varrella, che ricorda la sparatoria subita a sangue freddo due anni fa mentre faceva benzina. Nelle parole del giovane ingegnere napoletano, una storia di amore che salva – quello della moglie – di un perdono che dona pace e di un dolore che si tramuta in responsabilità – e cura affinché “nessuno sia perduto per sempre”. “Le voci di Napoli”, definisce Leone XIV le testimonianze appena ascoltate, “in cui riecheggia l’antica bellezza di questa città bagnata dal mare e baciata dal sole, e in cui trovano spazio, però, anche ferite, povertà e paure”.

Queste voci raccontano di una Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa come i due discepoli del Vangelo, che ha bisogno di quella prossimità offerta loro da Gesù; voci di un popolo che, ancora oggi, avverte la necessità di fermarsi per chiedersi: che cosa conta davvero?

I napoletani in festa per il Papa
I napoletani in festa per il Papa   (@Vatican Media)

Contro rassegnazione e indifferenza

Una domanda necessaria, in una città attraversata da “un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere sopraffatto dal male, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione”.

Che cosa è necessario e importante per riprendere il cammino nello slancio dell’impegno invece che nella stanchezza del disinteresse, nel coraggio del bene invece che nella paura del male, nella cura delle ferite invece che nell’indifferenza?

Il Papa definisce “drammatico paradosso” quello vissuto attualmente nel capoluogo campano, dove alla notevole crescita di turisti non corrisponde un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità. Permane un divario sociale “che non separa più il centro dalle periferie”, spiega, ma è marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali “annidate anche nel cuore del centro storico”.

La geografia della disuguaglianza

Ecco emergere una vera e propria “geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone”, è il triste elenco enunciato dal Pontefice.

Il giro tra i fedeli raccolti in Piazza del Plebiscito
Il giro tra i fedeli raccolti in Piazza del Plebiscito   (@Vatican Media)

I napoletani “eroi del sociale”

Di qui, un appello allo Stato, perché tolga spazio alla malavita organizzata dando “sicurezza e fiducia ai cittadini”, ai tanti napoletani che coltivano il desiderio di una città “riscattata dal male e guarita dalle sue ferite”. Autentici “eroi del sociale”, li chiama Leone XIV, donne e uomini che ogni giorno si prodigano con dedizione e fedeltà al proprio dovere, “senza apparire” – rimarca – affinché “la giustizia, la verità, la bellezza si facciano largo tra le strade, nelle istituzioni, nelle relazioni”.

Queste persone non devono restare isolate, e perché il loro impegno pervada il tessuto profondo della città, c’è bisogno di creare una connessione, di lavorare in rete, di fare comunità.


Fare rete per illuminare il buio

A fare da “collante” tra gli sforzi dei singoli, connettendo le energie, i talenti e le aspirazioni, ha provveduto la Chiesa locale promuovendo il Patto educativo con le istituzioni e tante realtà ecclesiali e del Terzo settore. L’auspicio, dunque, che “non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella!”

Non cartolina ma “cantiere aperto” di pace

Nel discorso – interrotto da molti applausi – tenuto dal Pontefice, il richiamo alla “vocazione naturale” di “ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo della città di Napoli, che “non deve restare una semplice ‘cartolina’ per i visitatori”, ma diventare “un cantiere aperto”, dove si costruisce una pace “concreta”. Tangibile perché “parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie” per allargarsi “fino ad abbracciare la città intera e il mondo”, spiega. E a Napoli la pace si costruisce promuovendo “una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia”. Nella prospettiva del legame tra pace, giustizia e carità si inquadrano esperienze come la Casa della Pace, che accoglie bambini e madri in difficoltà, e Casa Bartimeo, luogo di accompagnamento per giovani e adulti in situazioni di fragilità: “segni concreti di una pace che si fa ospitalità, cura e possibilità di riscatto”.

Il Papa pronuncia il suo discorso
Il Papa pronuncia il suo discorso   (@Vatican Media)

Diffondere dal basso la cultura della pace

Il Papa accenna ad alcune iniziative per la promozione del dialogo interculturale e interreligioso esortando a “dare voce, dal basso, a una cultura della pace, contrastando la logica dello scontro e della forza delle armi come presunta soluzione dei conflitti”.

In questo senso, Napoli continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco.

I giovani siano protagonisti del cambiamento

Mediante questo “sussulto”, la “dirompente energia del bene” e il “coraggio evangelico” si è “capaci di rinnovare ogni cosa”: un impegno che il successore di Pietro auspica sia “di tutti: assumetelo e portatelo avanti tutti insieme”, esorta, “specialmente con i giovani”, non meri destinatari ma “protagonisti del cambiamento”, “risorsa viva e sorprendente” in una realtà spesso segnata da sfiducia e mancanza di opportunità.

Si tratta non solo di coinvolgerli, ma di riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilità, perché possano contribuire in modo creativo alla costruzione del bene.

Il Papa menziona l’esperienza del Museo Diocesano Diffuso – dove ragazzi e ragazze si impegnano a raccontare il patrimonio culturale e spirituale con linguaggi nuovi – e fa riferimento ai volontari della carità e agli educatori negli oratori, “punti di riferimento credibili e testimoni di relazioni sane”. Situazioni non “marginali”, sottolinea, ma “segni concreti di una Chiesa giovane e di una città che può rigenerarsi”, segni da coltivare “con audacia, con la passione e l’entusiasmo che vi contraddistingue”, conclude il Papa rivolgendosi alla cittadinanza e ringraziandola per l’accoglienza.


L'atto di affidamento a Maria

A conclusione del suo discorso, dopo una pausa di silenzio il Papa compie un atto di affidamento alla Vergine Maria davanti alla statua dell’Immacolata Concezione fatta realizzare nella prima metà del XIX secolo dal venerabile don Placido Baccher e portata in piazza in occasione del secondo Centenario dell’Incoronazione. Alla Madonna il Pontefice affida Napoli coi suoi “sogni feriti” e la “speranza ostinata”. Un brusio si diffonde tra la folla quando Leone XIV cita “il grido di chi cerca dignità e il silenzio di chi ha paura”, le “mani oneste di chi saluta” e quelle stanche “di chi ha sbagliato”; si commuovono le madri pensando “ai giovani con la valigia in mano” e ai bambini “che giocano tra le crepe dei palazzi” senza smettere “di cercare il mare”. Dal Papa la supplica perché Napoli, città dai “mille colori”, trovi “il coraggio della scelta” e “la forza di rialzarsi a ogni caduta” e “non piegare la schiena davanti al male”, trasformandosi in “unica tavola dove nessuno è escluso”, “il caffè sa di fratellanza e il pane si divide ancora”.

Al termine dell’atto di affidamento, Papa Leone depone un mazzo di fiori bianchi ai piedi della statua della Vergine. Dopo circa due ore di dialogo con la cittadinanza, alle 18.30 conclude l’incontro impartendo la benedizione apostolica, quindi si congeda dalla piazza con un ultimo saluto alla folla sulle note di “Resta qui con noi” per dirigersi sull’auto scoperta verso la Rotonda Diaz: da qui riparte l’elicottero alla volta del Vaticano.

Il Papa in Piazza del Plebiscito a Napoli
Il Papa in Piazza del Plebiscito a Napoli   (@Vatican Media)

Il ritorno alla quotidianità

Mentre iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, pian piano l’ampio semiellisse si svuota, tornano a popolarsi i vicoli, dove anche il silenzio gesticola, tra fili di panni stesi e motorini appoggiati ai muri, nelle botteghe dalle saracinesche abbassate e nei murales sgargianti, nei mille volti di Maradona e nei nastri azzurri che di giorno si confondono con il cielo. Un cielo più luminoso domattina, per questa città a volte crocifissa ma sempre tesa al compimento del terzo giorno, specialmente adesso che Papa Leone ha indicato l’orizzonte a quanti vogliono, malgrado tutto, ostinatamente sperare.

Il video dell'incontro del Papa con la cittadinanza di Napoli

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08 maggio 2026, 18:20