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Il cardinale Parolin, segretario di Stato, introduce la presentazione della enciclica di Leone XIV "Magnifica humanitas" Il cardinale Parolin, segretario di Stato, introduce la presentazione della enciclica di Leone XIV "Magnifica humanitas"

I cardinali Parolin, Fernández, Czerny: vigilare su nuove forme di disumanizzazione

I tre cardinali presentano in Vaticano la prima enciclica di Leone XIV. Il segretario di Stato: “Come un prisma, nella transizione digitale si rifrangono questioni come dignità, lavoro, libertà, pace, giustizia”. Il prefetto dello Sviluppo umano integrale: “L’IA può contribuire sostenere la cura del Creato e lo sviluppo dei popoli ma anche lasciare indietro chi è ai margini”. Il prefetto della Dottrina della Fede: nell’umanità una terribile capacità di male, ma il Papa la chiama magnifica

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

È un’umanità “ferita” quella che abita l’epoca attuale. Ferita al punto di “assassinare migliaia di bambini e di innocenti in guerre contrarie persino al diritto internazionale”, al punto di “ridurre tante persone in schiavitù” e di raggiungere “livelli di indifferenza, cinismo e crudeltà che non smettono di stupirci”. Malgrado tutto, Papa Leone la chiama “magnifica” questa umanità. Ed è per questo che nella sua prima enciclica - Magnifica humanitas, appunto - chiede di custodirla, valorizzarla, di “vigilare sulle nuove forme di disumanizzazione” e restare “fedeli” alla sua grandezza, in un tempo in cui una rivoluzione quale è l’Intelligenza artificiale rischia di mettere tutto a repentaglio. Sono tre cardinali a illustrare oggi, 25 maggio, in Aula del Sinodo intenzioni, dettagli, sfumature, riferimenti teologali e sociali della prima enciclica di Leone XIV. Non un documento sull’IA ma un documento che analizza ciò che l’IA comporta per l’uomo e per il mondo “in un tempo segnato da trasformazioni rapide, profonde e cariche di responsabilità”, come ha sottolineato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, tra i relatori della presentazione insieme ai cardinali Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, e Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Con loro anche docenti universitari ed esperti del settore e pure lo stesso Papa Leone XIV che ha chiuso la mattinata con un discorso in cui spiega genesi e missione del documento magisteriale.

La Chiesa chiamata a discernere sulle sfide della storia

Parolin ha moderato i diversi interventi in Aula, introducendo l’evento con un’ampia riflessione sulla «transizione digitale», nella quale «come in un prisma» si rifrangono molte questioni che attraversano la vita contemporanea: «La dignità della persona, il lavoro, la libertà, la qualità dei legami sociali, la pace, la giustizia, la responsabilità verso la casa comune». Il segretario di Stato ha posto Magnifica humanitas nel solco vivo della Dottrina sociale della Chiesa: 135 anni fa era la Rerum novarum di Leone XIII a «riconoscere nelle trasformazioni industriali del suo tempo una questione profondamente umana e sociale». Oggi, dinanzi alla potenza delle tecnologie digitali, «la Chiesa è nuovamente chiamata a discernere le res novae della storia» e offrire «un contributo al bene dell’intera famiglia umana». E farlo attraverso il dialogo. Questo è il principale aspetto di novità, secondo Parolin: all’epoca di Leone XIII «alla Chiesa non era sempre possibile entrare direttamente in dialogo con i principali soggetti politici, economici e industriali che orientavano la trasformazione sociale»; oggi «questo confronto è già avviato», e coinvolge «istituzioni, governi, università, imprese, centri di ricerca». La Chiesa vi partecipa «con fiducia e libertà», nella convinzione che «l’ascolto degli interlocutori» renda più concreto il suo servizio e più incisivo il suo contributo alla custodia dell’umano. In questa prospettiva va letta la presenza in Aula di voci provenienti dal mondo dell’IA: è il segno della volontà della Chiesa di condividere «il patrimonio sapienziale» sulla «comprensione della persona umana, della sua dignità, della sua libertà e della sua vocazione relazionale a immagine di Dio».

Il cardinale Parolin alla presentazione della enciclica "Magnifica humanitas"
Il cardinale Parolin alla presentazione della enciclica "Magnifica humanitas"   (@Vatican Media)

Fedeli alla grandezza dell’umano


Il cardinale Parolin ha citato in tal senso le parole di Romano Guardini: «La crescita del potere umano esige una corrispondente maturità nel governarlo». «Oggi, però — ha ammonito — la velocità con cui questa potenza si accumula rischia di superare la capacità della coscienza individuale — e persino delle istituzioni — di orientarla». Questa «asimmetria tra potere tecnico e saggezza morale» è forse la sfida più profonda che Magnifica humanitas consegna. Il criterio proposto è esigente: «Nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, custodire la dignità umana significa vigilare sulle nuove forme di disumanizzazione e restare fedeli alla grandezza dell’umano». Perché «la tecnica — ha affermato il segretario di Stato — non può ricevere la propria misura dalla sola efficacia o dalla rapidità dei suoi risultati; chiede di essere ricondotta alla verità della persona, così come Gesù ce la rivela, alla giustizia della vita comune e al bene di tutti i popoli della terra».

Ingegno, coscienza, cura

Su tre parole si è snodato, invece, l’intervento del cardinale Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale: “Ingegno, coscienza e cura”. “Ingegno” perché l’IA “è uno dei grandi traguardi dell'ingegno umano” e tutta l’umanità può essere “orgogliosa” di ciò che tanti uomini e donne della scienza sono stati in grado di realizzare. Ha espresso, infatti, “gratitudine” il cardinale per l’Intelligenza artificiale, ma ha invitato anche al “discernimento” a fronte di cambiamenti e trasformazioni che procedono a “passi da gigante”, a volte nello spazio di pochi mesi o settimane. L’IA “è un cantiere”, ha osservato Czerny: “Può contribuire a una coesistenza più giusta, sostenere la cura della nostra casa comune e servire lo sviluppo dei popoli”, ma anche “può concentrare il potere, esacerbare le disuguaglianze e lasciare indietro coloro che si trovano già ai margini”. La direzione “dipende dalle nostre scelte” e dalla capacità di “gestire l’innovazione”. Ed è qui che subentra il secondo punto: “Coscienza”, secondo l’accezione del Concilio Vaticano II della “parte più intima della persona in cui l'essere umano viene toccato dalla voce di Dio, riconosce ciò che è bene, ascolta la chiamata della verità”. “Cura”, la terza parola, si riferisce invece alla cura della Casa comune sulla quale l’IA ha un impatto talvolta violento. In questa prospettiva, Magnifica humanitas “si pone in profonda continuità con Laudato si’ e Laudate Deum”, testi in cui “Papa Francesco ha insegnato che quando il potere tecnico è separato da una sapienza capace di salvaguardare le relazioni, esso può trasformarsi in dominio sull'umanità e sul creato”. Tale consapevolezza assume una nuova urgenza, quella dell’educazione: “Educare nell’era dell’Intelligenza Artificiale significa formare persone capaci di impiegare strumenti potenti mantenendo la propria libertà interiore; di accedere a vaste quantità di informazioni conservando il giudizio critico; e di vivere in contesti digitali senza perdere la gioia dell'ascolto reale, dell'incontro e delle relazioni interpersonali”.

 Il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, presenta l'enciclica
Il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, presenta l'enciclica   (@Vatican Media)

La capacità di male e le scintille di bene

Da parte sua, Fernández ha legato Magnifica humanitas all’attualità di un’umanità segnata da guerre “che non si possono giustificare in nessun modo”, da nuove forme di schiavitù, da cinismo e crudeltà. Con questa stessa umanità - ha sottolineato Fernández - il Papa si pone in dialogo, invitando a contemplarla nella sua “terribile capacità di male” ma, al contempo, nella “scintilla” di bene e bellezza di cui è capace. Per questo nelle pagine dell’enciclica sono numerosi i riferimenti all’arte - dalla Nona di Beethoven al Guernica di Picasso o al film Schindler’s List – o ad istituzioni come Croce Rossa e ONU oppure a movimenti “preziosi” come quello per i diritti civili negli Usa, con “la bella testimonianza di Martin Luther King”, e la fine dell’apartheid con la scelta di Nelson Mandela del “perdono” e della “fratellanza”. Tra gli esempi di bene menzionati dal Papa e richiamati da Fernández anche quelli di Madre Teresa di Calcutta, Dorothy Day, Marie Curie, Elisabeth Elliot, Benazir Bhutto o di “martiri della fraternità e della giustizia” come Kolbe, Romero, Angelelli, Van Thuan, senza dimenticare i “martiri del quotidiano: genitori, infermieri, medici, volontari”. Un intreccio affascinante di “bontà, lotta, bellezza” che, ha detto il prefetto della Dottrina della Fede, ci fa capire che “l’umanità - magnifica e ferita - non deve essere sostituita né superata”. Proprio mentre “forme di postumanesimo propongono la sostituzione dell’umanità” o il “transumanesimo” invita, addirittura, a pensare che la vita sarà un “paradiso” solo grazie a “sofisticati dispositivi che risolveranno i problemi e aumenteranno le capacità”. Le risorse tecnologiche, ha annotato Fernández, “danno all’individuo una gioia iniziale” ma “poco tempo dopo torna il vuoto”. Dietro l’idea di progresso si colloca infatti quella che il cardinale definisce “una falsa mistica” che è proprio “l’opposto” di quella “nuova vita” che “si vive nella fede, la speranza e la carità”. Nella “cosmovisione ipertecnologica”, invece, “la fede è sostituita da una fiducia totale nelle capacità tecnologiche; la speranza si trasmuta in una speranza superficiale di un nuovo prodotto che ci tolga la noia; l’amore è dimenticato perché si preferisce un attaccamento alle cose”, mentre gli altri “spariscono dall’orizzonte”.

Il "limite" che rende fecondi

Di fronte a simili proposte, l’enciclica parla “del valore e della fecondità” dell’esperienza del “limite”. E il limite, ha evidenziato il cardinale Fernández, “non è sempre un difetto da correggere”. Proprio nel nostro essere limitati “trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità o al fallimento”. Tornano in quest’ottica le parole di Papa Francesco: “Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero”. Francesco di Assisi ne è esempio perché ciò che ha fatto in vita è “molto di più di quello che possono produrre in noi gli algoritmi e la tecnica”.

Il cardinale Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, presenta l'enciclica di Leone XIV
Il cardinale Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, presenta l'enciclica di Leone XIV   (@Vatican Media)

Usare strumenti potenti senza esserne dominati

A conclusione, una nuova chiosa di Parolin: Magnifica humanitas invita “a guardare la tecnica con fiducia e discernimento” ma anche “vigilanza” perché non venga mai meno la “grandezza dell’uomo” e non si smarrisca “la libertà” di “utilizzare strumenti potenti senza esserne dominati, di restare umani in un ambiente sempre più plasmato da logiche automatizzate”.

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25 maggio 2026, 12:50