Il Papa: tacciano le armi in Ucraina, sollievo per la tregua in Libano ma serve la pace
Antonella Palermo - Città del Vaticano
L'anelito alla pace che sgorga dall'Africa si estende, grazie alle parole di Leone XIV pronunciate al termine della Messa a Kimbala di fronte a circa 100 mila persone, al cuore dell'Europa insanguinato dal conflitto in Ucraina e in tutto Medio Oriente, dove il Papa si augura che cessino in maniera definitiva tutte le ostilità. Il suo pensiero è in particolare alla situazione in Libano.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA PREGHIERA DEL PAPA AL REGINA CAELI
Abbracciare il grido di chi soffre
Alla preghiera del Regina Caeli, il Papa affida le crisi del mondo alla "Madre e compagna di cammino, la gioia della Resurrezione". Per ogni pezzo di umanità dolente a causa dei conflitti, a Lei si rivolge la supplica del Pontefice, lei, Madre di Gesù, Madre del Cuore, affinché "aiuti a sentire sempre viva e forte, vicino a noi, la presenza del suo Figlio risorto". Le musiche esultanti del popolo angolano sembrerebbero stridere con l'ora buia nei terreni di scontro, di macerie, di civili vittime di guerre.
Con questo canto gioioso non intendiamo cancellare né soffocare il grido di chi soffre, ma piuttosto abbracciarlo e unirlo alla nostra voce, in una nuova armonia, affinché, anche nel dolore, rimanga viva la luce della fede e, con essa, la speranza in un mondo migliore.
Vicinanza al popolo ucraino, tacciano le armi
Il pensiero del Pontefice va all'Ucraina, dove un ragazzo di 16 anni è rimasto ucciso e quattro adulti, tre donne e un uomo, sono rimasti feriti in seguito a un attacco con droni russi sulla città di Chernihiv, avvenuto nelle prime ore di oggi, 19 aprile.
Deploro profondamente la recente intensificazione degli attacchi contro l’Ucraina, che continuano a colpire anche la popolazione civile. Esprimo la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono e assicuro le mie preghiere a tutto il popolo ucraino. Ribadisco l’appello affinché le armi tacciano e si segua la via del dialogo.
Cessino in modo permanente le ostilità in Medio Oriente
Poi l'apprensione del Successore di Pietro corre nel Paese dei Cedri, visitato nel suo precedente viaggio apostolico e citato poco prima dall'arcivescovo di Luanda nei suoi ringraziamenti a fine celebrazione. Al sud del Libano, bersagliato dagli attacchi israeliani, è rimasto vittima di un assalto di Hezbollah un soldato francese Unifil. La situazione resta altamente critica e al cordoglio del segretario Onu si è unito a quello del Capo di Stato italiano per una missione che resta fondamentale per la stabilità dell'area. Eppure, in questo cessate-il-fuoco sempre più fragile, nelle parole del Pontefice emerge la volontà di credere che possa reggere.
D’altra parte, la tregua annunciata in Libano è motivo di speranza, rappresentando un segno di sollievo per il popolo libanese e per il Levante. Incoraggio coloro che si sono impegnati nella ricerca di una soluzione diplomatica a proseguire i dialoghi di pace, affinché la fine delle ostilità in tutto il Medio Oriente diventi permanente.
Infine, il Papa ribadisce l'impegno e l'esortazione a tutti di sforzarsi "oggi e ogni giorno" per far crescere intorno i frutti della Pasqua, che sono "l’amore, la vera giustizia e la pace, al di là di ogni ostacolo e difficoltà".
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