La Via Crucis nei villaggi del sud del Libano La Via Crucis nei villaggi del sud del Libano

Il Papa ai cristiani al sud del Libano: "Sono vicino a tutti voi, non perdete il coraggio"

Leone XIV invia un messaggio di consolazione e incoraggiamento in occasione della Pasqua alla popolazione di Debel, villaggio nella zona meridionale del Paese, dove domenica scorsa dovevano arrivare tre camion con 40 tonnellate di beni di prima necessità. Il nunzio Borgia, a bordo dei tir, è stato bloccato per motivi di sicurezza e, tramite le tv, ha diffuso le parole del Pontefice. Anche oggi l’arcivescovo non è riuscito a portare gli aiuti a "gente che necessita di tutto"

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Compassione e vicinanza, affetto, consolazione e un chiaro invito: “Non perdete coraggio!”. Le parole di Papa Leone XIV sono risuonate a Debel, tra gli abitanti di questo villaggio al sud del Libano prevalentemente cristiano che non hanno abbandonato le loro case e che ora si trovano sotto i raid e le bombe di Israele ed Hezbollah. Senza la possibilità di spostarsi, con acqua e cibo che scarseggiano e medicine difficili da reperire.

Il nunzio Borgia tra le comunità sciite al sud del Libano
Il nunzio Borgia tra le comunità sciite al sud del Libano

Il nunzio bloccato dai combattimenti

Il nunzio apostolico in Libano, l’arcivescovo Paolo Borgia, doveva recarsi la domenica di Pasqua nella cittadina isolata dal resto del Paese, proseguendo le missioni avviate nell’ultimo mese durante le quali ha girato a bordo di tir carichi di aiuti umanitari, arrivando pure fino alla blue line con Israele. Tre camion con 40 tonnellate di beni di prima necessità erano sulla strada verso Debel, quando i combattimenti hanno bloccato la missione organizzata dalla stessa Nunziatura, insieme al contingente francese dell’Unifil, Caritas-Libano e L'Œuvre d'Orient, nonché una delegazione di Bkerké, le quali in una nota hanno ribadito che la cancellazione del convoglio umanitario, anche per motivi di sicurezza, costituisce “una violazione del diritto internazionale umanitario”.

Monsignor Borgia si è dovuto fermare quindi alla base Unifil di Deir Kifa. Da lì, attraverso i media libanesi che seguivano i tir, ha letto in tv le parole di Leone XIV ai cristiani di Debel. Nel messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il Papa - che ha visitato il Libano nel dicembre 2025 - esprime “vicinanza” e “affetto paterno” a tutti i cristiani che hanno celebrato la Pasqua in “circostanze drammatiche”. Un messaggio “di consolazione e di compassione” quello che Leone XIV vuole far arrivare a questa popolazione come pure “a tutti i cristiani del Libano meridionale e a tutte le persone che soffrono le conseguenze della guerra”.

La vittoria sul male

“Oggi celebriamo la risurrezione del Signore”, scrive il Papa in riferimento alla Pasqua. “Possa voi, in mezzo ai sentimenti di dolore, angoscia e lutto, provare oggi nei vostri cuori una gioia più profonda: Gesù ha trionfato gloriosamente sulla morte. È una gioia che viene dal cielo e che nulla può strapparvi”.

“Nella vostra sventura, nell’ingiustizia che subite, nel senso di abbandono che provate, siete vicinissimi a Gesù. Siete vicini a Lui anche in questo giorno di Pasqua in cui ha vinto le forze del male, e che risuona per voi come una promessa di futuro. Non perdete quindi coraggio!”

Leone esorta ad andare avanti: con le preghiere, con gli aiuti, con la speranza: “Nessuna delle vostre preghiere, nessun vostro gesto di solidarietà, nessun sospiro di stanchezza che esprimete va perduto”, assicura. E affida tutti alla patrona del Paese dei Cedri, Nostra Signora del Libano, che “custodisce tutto nel suo cuore e lo porta a suo Figlio”.

La necessità di portare aiuti

Con commozione i cristiani del sud del Libano hanno accolto questo incoraggiamento del Papa, del quale il nunzio Borgia ha sempre ribadito la sua attenzione e vicinanza durante i tanti suoi viaggi nella zona meridionale del Paese tra quartieri (anche quelli sciiti), parrocchie, ospedali, centri rifugiati: Rmeish, Ain Ebel, Tiro, Sidone, Marjayoun, Clea e la stessa Debel, visitata il 16 marzo scorso. Questa mattina il rappresentante pontificio ha tentato nuovamente a recarsi nel villaggio per far arrivare i camion di aiuti, ma “sono iniziati i tiri incrociati e a pochi chilometri ci siamo dovuti fermare”, racconta ai media vaticani che lo raggiungono al telefono mentre si trova ancora in macchina: “Siamo rimasti bloccati circa un’ora e mezza, ora stiamo tornando indietro”. La preoccupazione dell’arcivescovo Borgia è che a questa gente, cristiana e non solo, non arrivino i beni di prima necessità: “Lì nessuno si può spostare, hanno bisogno di tutto”. Nonostante questo hanno vissuto tutti i riti della Settimana Santa, a cominciare dalla Domenica delle Palme con una processione accompagnata dall’eco delle bombe fino alla Via Crucis, e hanno celebrato la Pasqua di Risurrezione “con un tono dimesso ma con profonda fede e la speranza di una vita nuova”, racconta il nunzio.

La missione del nunzio nei villaggi nella zona meridionale del Paese
La missione del nunzio nei villaggi nella zona meridionale del Paese

"Profondo rammarico" del patriarca Raï

Sulla cancellazione del convoglio umanitario previsto per Pasqua a Debel è intervenuto pure il patriarca di Antiochia dei Maroniti, il cardinale Béchara Boutros Raï, che in una nota ha espresso il suo “profondo rammarico” per quello che rappresenta “un affronto per gli abitanti inermi del Libano meridionale, intrappolati nel fuoco incrociato della guerra tra Hezbollah e Israele”. A questi stessi cristiani, secondo Raï, arriva ora un ulteriore “messaggio doloroso”.

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07 aprile 2026, 17:30